IL PROCESSO

Appalto Asl L’Aquila e assicurazione post sisma: Mileti e D’Alesio rischiano 4 anni

Processo alle fasi finali. Pm:«Mediass vinse appalto con offerta fuori mercato»

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TRIBUNALE DI PESCARA

PESCARA. Quattro anni di reclusione a testa per l'ex assessore regionale Italo Mileti e per l'ex amministratore della Fira Claudio D'Alesio, e tre anni di reclusione per l'ex funzionario regionale Enzo Mancinelli. Sono le richieste formulate dal pm Gennaro Varone, davanti al tribunale collegiale di Pescara, nell'ambito del processo sull' operazione di affidamento del brokeraggio delle Asl abruzzesi, per fatti che risalgono al 2009, frutto della prima inchiesta sugli appalti post-ricostruzione a L'Aquila.

 Mileti e D'Alesio sono accusati di millantato credito, Mancinelli é imputato per corruzione.

Nel corso dell'udienza di oggi si è tenuto l'esame dell' imputato Italo Mileti. Subito dopo c'è stata la requisitoria del pm Varone, seguita dall'arringa dell'avvocato Pietro Maria Di Giovanni, legale di parte civile per conto della società Ati Marsh Spa, il quale ha presentato una richiesta di risarcimento danni, nei confronti di Mancinelli, pari a 260 mila euro.

Sono iniziate anche le arringhe delle difese, con gli avvocati Massimo Galasso e Luca Francano che hanno chiesto l'assoluzione «perché il fatto non sussiste» per il loro assistito D'Alesio.

Il presidente del tribunale collegiale Rossana Villani ha aggiornato l'udienza al 28 giugno: in quell'occasione parleranno i legali di Mileti e Mancinelli e sarà emessa la sentenza.

Secondo l'accusa, Mancinelli avrebbe avuto un ruolo centrale nell'operazione per l'affidamento del brokeraggio delle Asl abruzzesi: si sarebbe attivato affinché l'appalto fosse aggiudicato alla Mediass Spa, che aveva presentato ricorso contro l'aggiudicazione provvisoria all'Ati Marsh Spa, vincitrice della gara.

D'Alesio e Mileti, come contropartita per l'aggiudicazione dell'appalto, avrebbero fatto assumere la figlia di Mancinelli, per un anno, nello studio dell'avvocato Giuseppe Cichella a Roma. Inoltre, in base alla ricostruzione del pm, D'Alesio e Mileti si sarebbero adoperati, presso esponenti della pubblica amministrazione, affinché andasse in porto l'affare legato all'acquisto di un terreno da 7 mila quadrati, mediante l'impiego di una parte dei 47 milioni di euro ricevuti dalla Asl a titolo di risarcimento assicurativo per i danni del terremoto.

Su quel terreno la Asl avrebbe dovuto trasferire i nuovi uffici amministrativi, dopo che i vecchi erano stati distrutti dal sisma. L'attività di pressione era mirata a favorire il proprietario del terreno in cambio di una percentuale sulla compravendita e sarebbe stata condotta anche profilando soluzioni al di fuori delle regole.

L’ATTIVITA’ DI LOBBY ED IL RUOLO DELLA MEDIASS

 «Nel 2009 la Asl aquilana riceve circa 47 milioni di euro, come risarcimento assicurativo dei danni causati dal sisma e subito si scatenano una serie di appetiti, tra i quali quelli di D'Alesio, pronto a perorare l' acquisto di un immobile, in cambio di un profitto pari ad un terzo di 4 milioni di euro».

 È iniziata così la requisitoria del pm Gennaro Varone, oggi pomeriggio nel tribunale di Pescara, nell'ambito del processo sull'operazione di affidamento del brokeraggio delle Asl abruzzesi, per fatti che risalgono al 2009.

 Il procedimento è frutto della prima inchiesta sugli appalti post-ricostruzione a L'Aquila e vede imputati l'ex assessore regionale, Italo Mileti, e l'ex amministratore della Fira, Claudio D'Alesio, accusati di millantato credito e l'ex funzionario regionale, Enzo Mancinelli, accusato di corruzione.

«Le intercettazioni e le testimonianze dimostrano che D'Alesio si pone come intermediario nei confronti dell'ex assessore alla Sanità, Venturoni, e che Mileti ha organizzato l'incontro tra i due - ha proseguito Varone - inoltre abbiamo anche rinvenuto una scrittura privata relativa all'accordo, che testimonia come fosse in essere una chiara influenza lobbistica».

 Il pm ha aggiunto, riferendosi a un'intercettazione che vede protagonisti D'Alesio e Mileti a colloquio con Mancinelli, che «due persone discutevano di fatti della pubblica amministrazione come fossero di evidenza privata».

 Varone ha poi ricostruito la vicenda riguardante l'appalto per il brokeraggio delle Asl abruzzesi, richiamando la sentenza della corte d'Appello relativa ad un altro filone della stessa vicenda: «La Corte ha assolto gli imputati, ma ha riconosciuto come non ci sia dubbio alcuno in merito all'esistenza di un collegamento tra l'appalto e il posto di lavoro promesso alla figlia di Mancinelli, affinché venisse favorita la Mediass nell'aggiudicazione dell'appalto», a scapito della Marsh.

Dopo Varone è stata la volta di Pietro Maria Di Giovanni, legale di parte civile per conto della società Ati Marsh Spa, il quale ha presentato una richiesta di risarcimento danni, nei confronti di Mancinelli, pari a 260 mila euro.

«L'offerta della Mediass prevedeva delle provvigioni del 10% sul fatturato della Asl, pari a 30 milioni di euro, mentre nel resto d'Italia le stesse provvigioni erano intorno al 3% - ha rimarcato Di Giovanni - questo non significa solo che l'offerta era fuori mercato, ma vuol dire che c'era dell'altro».

 Quindi l'affondo contro Mancinelli: «È evidente che il suo comportamento non rispecchia i principi di fedeltà, onestà e lealtà, non fosse altro perché voleva affidare un servizio ad un'azienda a condizioni chiaramente svantaggiose per l'amministrazione pubblica».

MILETI: «SONO ONESTO»

«Ho indossato per la prima volta la divisa quando avevo 8 anni, poiché sono orfano di guerra e ho frequentato il collegio militare. A 19 anni sono diventato ufficiale e ho compiuto un giuramento individuale, dichiarando fedeltà alla Repubblica e alle sue leggi. A quel giuramento, in tutta la mia vita, non sono mai venuto meno».

 È uno dei passaggi della dichiarazione spontanea resa, nel tribunale di Pescara, da Italo Mileti, ex assessore regionale in quota Forza Italia, ex ufficiale della Aereonautica, mediatore e procacciatore di affari, al termine dell'esame al quale è stato sottoposto nell'ambito del processo sull' operazione di affidamento del brokeraggio delle Asl abruzzesi.

«Quando sono stato assessore a Pescara avrei potuto cumulare i miei stipendi e invece mi sono messo in aspettativa - ha proseguito Mileti - mi reputo una persona onesta, il 23 novembre del 2009 sono finito su tutte le cronache nazionali e sette anni dopo non ho ancora capito in che modo e nei confronti di chi avrei commesso il reato di millantato credito».

 Prima di rendere tale dichiarazione, Mileti aveva risposto alle domande degli avvocati della difesa e della parte civile, fornendo la propria versione dei fatti.

Mileti, accusato di millantato credito e per il quale il pm Varone ha chiesto una condanna a 4 anni di reclusione, è accusato di essersi fatto promettere denaro e utilità economiche dal proprietario del terreno, l'imprenditore Alido Venturi, in cambio dell'interessamento affinché si concretizzasse l'affare, promettendo di influire sulla redazione del bando di gara.

«Sapevo che non era possibile acquisire quel terreno tramite una trattativa privata, come era stato inizialmente ventilato, dissi da subito che era necessaria una gara e mi limitai a chiedere al funzionario regionale Mancinelli dei consigli sulle modalità di partecipazione - ha affermato l'ex assessore regionale - quando, come emerso dalle intercettazioni, ho parlato di 'fare incontrare due montagne', alludevo semplicemente al fatto di fare incontrare un'offerta, quella del proprietario del terreno che sorge vicino all'ospedale dell' Aquila, con una richiesta, quella della Regione, che voleva delocalizzare gli uffici amministrativi della Asl per avvicinarli all'ospedale».