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Atenei Italia addio: calano le matricole, cervelli in fuga

Report Studicentro: «incentivare con borse studio e finanziamenti»

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Atenei Italia addio: calano le  matricole, cervelli in fuga

 

ROMA. Giovani, istruiti e pronti ad affrontare ogni sfida: sono i nuovi italiani con la valigia, i "cervelli in fuga". Solo l'anno scorso il 12,9% dei dottori di ricerca si è trasferito all'estero, mentre negli ultimi dieci anni le università nostrane hanno perso il loro appeal, registrando un calo delle immatricolazioni di circa il 20%. E a incidere non è solo l'invecchiamento della popolazione, ma anche, ad esempio, la mancanza di borse di studio e di investimenti pubblici adeguati. Sono alcuni dati elaborati e diffusi dall'organizzazione studentesca StudiCentro nel report 2016 sulla fuga dei giovani e degli studenti dall'Italia.

 

LA FUGA DAGLI ATENEI - Dal 2008, anno dell'inizio della crisi economica, il numero delle matricole negli atenei italiani è in costante diminuzione. Dal 2003-2004 al 2014-15 i nuovi iscritti si sono ridotti di oltre 60 mila unità, portando il numero totale a meno di 260 mila (-20,4%). Il calo di iscrizioni, osserva Studicentro, ha portato all'aumento delle tasse di iscrizione, "corrette all'insù di circa il 3-5%" annui ("la peggior risposta") e al "far cassa" con le quote di iscrizione ai test d'ingresso "che arrivano fino a 150 euro". Ad allontanare gli studenti dalle nostre università concorrono "i deludenti risultati nei ranking mondiali" e "la mancanza di investimenti pubblici (8,6% in Italia contro il 12,9% dei paesi Ocse e l'11,5% dei paesi Eu)".

 

SI FUGGE SOPRATTUTTO DAL SUD - Nel 2014 la metà delle matricole in meno che non si iscrivevano all'università rispetto al 2003, provenivano dal sud. Il Meridione ha anche il record di abbandono degli studi dopo il primo anno (17,5% contro il 12,6% del nord e il 15,1% del centro). Questa tendenza è determinata anche da "un riparto del Fondo di Finanziamento Ordinario che favorisce gli atenei meglio gestiti (spesso quelli da Roma in su)" e "dalla difficoltà degli atenei meridionali di creare raccordi con il sistema imprenditoriale locale, sicuramente meno ricco di quello del settentrione".

 

GIOVANI CERVELLI IN FUGA - Solo nel 2014 i concittadini che hanno spostato la residenza all'estero sono stati poco meno di 19 mila e, secondo i dati dell'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Milano e Brianza, la crescita in due anni dei trasferimenti per gli italiani under 40 è stata del 34,3% (oltre 11mila trasferimenti in più rispetto al 2012). I picchi si registrano a Roma (863 trasferimenti in più rispetto al 2012), Palermo (829), Napoli (757) e Milano (451). Per quanto riguarda invece l'emigrazione tout court, è stata calcolata dalla Fondazione Migrantes in 101.297 italiani nel 2014 (+7,6% rispetto al 2012). E tra questi ci sono soprattutto i "cervelli". L'anno scorso 2 mila medici hanno deciso di lasciare l'Italia per andare a operare all'estero. Inoltre interi dipartimenti sono obbligati a orientare i propri studenti oltre le Alpi: ne sono un esempio gli ingegneri nucleari "che in Italia hanno minuscoli spazi per operare". E il nostro Paese, osserva StudiCentro, non è in grado di attrarre altrettanti cervelli dagli Stati stranieri.

 

IL RITORNO A ITACA - Per permettere agli italiani nel mondo di far rientro in patria, occorre puntare - suggerisce StudiCentro - sul diritto allo studio e fare in modo che gli atenei si aprano al mondo delle imprese e del tessuto produttivo locale, rendendo l'università italiana meno nozionistica e più pratica. L'università, inoltre, può essere anche strumento di integrazione: "il percorso accademico di almeno 5 anni in Italia può diventare un nuovo strumento in base al quale concedere la cittadinanza". Bene infine i bonus per il "rientro dei cervelli", "ma oltre a creare le condizioni di vantaggio fiscale - conclude l'organizzazione - occorre prima realizzare un paese attrattivo che decida di investire il suo destino nei giovani".