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Pensioni d’oro Abruzzo, ecco i 31 consiglieri che aspettano

La lista ufficiale che la Regione non vuole pubblicare

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CONSIGLIO REGIONALE

ABRUZZO. Non solo 153 pensionati d’oro che ogni anno ricevono circa 4,5 milioni di euro: in  attesa di poter beneficiare del tanto agognato vitalizio ci sono anche altri 31 big della politica regionale che in passato sono stati seduti in Consiglio regionale.

Loro secondo la legge regionale, pur avendo maturato gli anni di servizio (almeno 5), devono aspettare di aver compiuto 65 anni  di età. Per ogni anno di mandato oltre il quinto anno, l'età richiesta per aver diritto all'assegno vitalizio viene diminuita di un anno, con il limite all'età di sessanta anni.

Come stanno oggi le cose l'assegno vitalizio, tanto nella forma diretta quanto nella forma di reversibilità, è cumulabile, senza detrazione alcuna, con ogni altro eventuale trattamento di quiescenza, almeno fino a quando -e se- andrà in porto la modifica dei 5 stelle che vorrebbero eliminare almeno la cumulabilità. I grillini hanno calcolato che l’Ente in questo modo riuscirebbe a risparmiare almeno 500 mila euro l’anno.

Ma chi sono i 31 big in attesa del vitalizio? Il sito della Regione Abruzzo non aiuta a scoprirlo, come nel caso dei 153 pensionati d’oro di cui abbiamo parlato ieri. Ma PrimaDaNoi.it è in grado di fornire la lista completa che dovrebbe invece essere fornita dall’ente pubblico.

Tra questi ci sono decani del Consiglio regionale come l’ex vicepresidente della giunta Chiodi Alfredo Castiglione (14 anni all’Emiciclo), Giorgio De Matteis (14 anni), l’ex presidente del Consiglio regionale e oggi coordinatore di Forza Italia, Nazario Pagano (14 anni).

In attesa anche l’attuale presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, che prima di questa esperienza era stato seduto in Consiglio regionale dal 2000 al 2003.

E poi c’è Antonio Norante 10 anni in Consiglio, dal 1995 al 2005.

Negli anni scorsi proprio Norante, eletto per due legislature di seguito nel listino bloccato, prima con il centrosinistra guidato da Antonio Falconio e poi con il centrodestra di Giovanni Pace, aveva chiesto che il vitalizio gli venisse riconosciuto all’età di 55 anni, nonostante una legge regionale (la 40 del 2010), nel frattempo, avesse fissato a 60 anni il minimo dell'età per ottenere la pensione cumulabile, aumentando di cinque anni il limite precedente.

Norante, che ha compiuto 55 anni a luglio del 2011, dieci mesi dopo l'approvazione della legge “taglia-costi” che gli ha di fatto bloccato la pensione, ha ritenuto che la norma non potesse modificare un diritto acquisito, perciò si è rivolto alla giustizia amministrativa per l'annullamento del provvedimento.

Ma non è andata come sperato.  A breve, comunque, dopo una lunga attesa, sarà ricompensato.

Dovrà aspettare un bel po’ ancora, invece la senatrice del Pd ed ex presidente della provincia aquilana Stefania Pezzopane (10 anni in Consiglio regionale) che rischia di dover rinunciare al cumulo di indennità nel caso in cui passasse la linea dei 5 Stelle.

Ed in attesa ci sono ancora l’ex vice presidente della giunta Del Turco Giovanni D’Amico (9 anni), l’esponente dell’Idv ed ex parlamentare Augusto Di Stanislao (8 anni), ma anche Maurizio Teodoro (7 anni).

Aspettano anche una lunga serie di ex consiglieri che hanno prestato il loro servizio per 5 anni:  l’ex esponente dell’Udeur Liberato Aceto, il direttore responsabile di LaQTv, ex consigliere comunale e regionale di Forza Italia Luca Bergamotto e anche Maurizio Acerbo, esponente di Rifondazione, deputato e unico nemico dei vitalizi in Consiglio regionale.

Si continua con Antonella Bosco, presidente della Commissione Sanità all’epoca di Del Turco, l’ex consigliere del Pd Camillo Cesarone , l’ex consigliere di Forza Italia Ricardo Chiavaroli, e anche l’attuale assessore della giunta D’Alfonso, Donato Di Matteo.

Ci sono anche Giuseppe Di Luca, l’ex presidente della Sangritana Pasquale Di Nardo, l’attuale presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio, Bruno Di Paolo, Luciano Terra, l’ex assessore di Chiodi Paolo Gatti (oggi ancora in Consiglio), Antonio Macera, Carlo Masci, Lucrezio Paolini, l’ex senatore, ex sindaco di Celano e oggi deputato Filippo Piccone.

I CUMULI

Come detto la legge oggi vigente permette di percepire il doppio e anche triplo vitalizio: ipoteticamente, un politico che abbia svolto un mandato in Consiglio regionale, un mandato nel Parlamento Italiano e un mandato nel Parlamento Europeo avrebbe diritto a riscuotere 3 corposi vitalizi a fronte di pochi anni di versamento di contributi.

Ma su questo punto è al lavoro il Movimento 5 Stelle che segnala la disparità tra politici e cittadino comune.

E’ proprio di qualche giorno fa l’audizione da parte della Conferenza dei Capigruppo di una delegazione di ultra cinquantenni che vive nel limbo degli esodati: senza reddito, troppo giovani per andare in pensione e troppo vecchi per trovare un nuovo lavoro.

Alcuni beneficiari del doppio vitalizio sono attualmente presenti in Consiglio Regionale o in Parlamento, e al compimento del sessantesimo anno di età potranno usufruire di questo beneficio. «Chiediamo a questi consiglieri di approvare la nostra legge e, qualora ci fossero lungaggini nella discussione/approvazione, di rinunciare immediatamente dando un segnale di equità ai cittadini abruzzesi», commenta Sara Marcozzi.
Ma ancora, la legge attualmente vigente sul vitalizio permette anche la reversibilità dello stesso in favore del coniuge. «Questo nel preciso momento storico», sottolinea Marcozzi, «in cui il Governo Renzi paventa di “razionalizzare” (traduzione: tagliare) non solo le pensioni di reversibilità, ma anche le integrazioni al minimo, gli assegni sociali, la maggiorazione sociale del minimo e gli assegni per il nucleo familiare. L’equità sociale – conclude Marcozzi – va garantita e ritrovata anche attraverso l’approvazione di questo tipo di provvedimenti. Non è più tollerabile assistere alla distinzione tra cittadini di serie A e cittadini di serie B».

CHI RINUNCIA

E se c’è chi aspetta c’è anche chi al vitalizio ci ha rinunciato come il deputato Fabrizio Di Stefano, tra i primi promotori dell’abolizione.

 «Nel 2001», ricorda Di Stefano, «ho presentato una legge a tal proposito che li cancellava. La legge purtroppo quando approdò in aula, per evitare di approvarla, fu rimandata in commissione e lì resto. Quando poi con il Presidente Chiodi questa iniziativa fu ripresa e divenne legge, il sottoscritto coerentemente rinunciò immediatamente a questo privilegio».

Anche Mauro Febbo, che ha ricoperto il ruolo di consigliere e assessore regionale nella passata legislazione, ha votato a favore dell'abrogazione (da questa legislazione) e ricorda oggi che non lo percepirà «perché coerentemente vi ha rinunciato pur avendone diritto».

Alessandra Lotti

ABRUZZO In Attesa Di Vitalizio