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Terna, tralicci sorti e carte mai notificate. Attesa sentenza del giudice di Lanciano

Famiglia si è rivolta al tribunale

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Terna, tralicci sorti e carte mai notificate. Attesa sentenza del giudice di Lanciano

LANCIANO. Nuovo capitolo della saga elettrodotto Villanova Gissi: domani il tribunale di Lanciano sarà chiamato ad esprimersi su uno degli ultimi lavori eseguiti (e contestati) da Terna.

Se il progetto è ormai terminato (Terna assicura che l’opera è entrata in funzione mentre qualche giorno fa anche la Regione ha espresso perplessità) c’è da credere che gli strascichi giudiziari potrebbero andare avanti per diversi anni.

Quella di domani è una tappa importante e attesa soprattutto dai cittadini che da anni contrastano l’opera.

Il giudice dovrà decidere sulla vicenda che riguarda una delle famiglie che nei mesi scorsi aveva lottato per contrastare l’elettrodotto: oggi si ritrovano il ‘mostro’ in casa sebbene non abbiano mai ricevuto le carte che avrebbero dovuto ricevere.

La vicenda è quella della signora Franca Colanero, nota alle cronache perché a luglio scorso contrastò l’arrivo dei tecnici Terna per l’immissione in un terreno sulle colline di Sant’Onofrio, a Lanciano.

Quella giornata si chiuse con diversi feriti e decine di denunce e la donna che raccontava il suo dramma ai giornalisti locali.  

La signora Colanero, racconta oggi Antonio Di Pasquale, si è vista costruire l’impianto sul proprio podere senza che fosse stata perfezionata, in nessun modo, l’immissione in possesso. E’ regolare?

L’8 luglio 2015, infatti, l’immissione sul fondo della signora fu sospesa e non eseguita proprio a seguito dei tafferugli. Dopo quel giorno, come detto, la famiglia non ha ricevuto, come di rito, il  nuovo decreto di immissione in possesso del proprio terreno ma di contro si è vista realizzare l’opera ‘in casa’.

Così, attraverso l’avvocato Pietro Silvestri del Foro di Lanciano, ha avviato l’azione di reintegra del proprio bene nei confronti della Società Terna Rete Italia S.p.A.. Domani è attesa la sentenza.

«Non riconoscere i diritti della signora Franca», dice oggi Di Pasquale, «è praticamente impossibile. Di contro, riconoscerli, significherebbe ordinare alla Società Terna l’immediata rimozione delle opere e di ogni altro ostacolo presente sul fondo quindi il collegamento tra il sostegno n. 95 e n. 95/1 dovrebbe essere rimosso».

«Il tratto di linea in questione», continua Di Pasquale, «è di fatto un abuso assunto che, il Comune di Lanciano, proprio in relazione alla costruzione dei sostegni 95 e 95/1, aveva avviato, dal 13 agosto 2015 quando i tralicci non erano stati ultimati, il procedimento di abuso edilizio chiedendo  l’immediata sospensione dei lavori, senza vergognosamente ottenere ad oggi alcuna risposta dopo che il Ministero competente si è espresso non competente».

E c’è da ricordare che anche il direttore generale del Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare con la determina della vigilia di Natale evidenziò che il proponente per l’inizio dei lavori avrebbe dovuto attendere la conclusione positiva dell’iter di verifica di ottemperanza, iter di verifica di ottemperanza che ad oggi non si è concluso.

«Il Giudice Istruttore del Tribunale di Lanciano», chiude Di Pasquale, «oltre a rendere giustizia ad un cittadino vittima di un probabile ulteriore abuso, non farebbe un euro di danno nel far smantellare una linea che di fatto non poteva in nessun modo, ad oggi, essere costruita».

 Intanto Terna torna a ribadire, come già fatto nelle scorse settimane, che l’elettrodotto 380 kV Villanova-Gissi è entrato in completo esercizio il 31 gennaio e che in queste settimane e fino alla fine del mese di febbraio – «salvo ritardi dovuti a condizioni atmosferiche o a eventi imprevedibili »–  saranno effettuate ulteriori operazioni sulla linea, la quale dunque potrà essere disalimentata per brevi periodi per consentire ai  tecnici di lavorare in assoluta sicurezza.