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Smantellamento ex Cir di Tocco da Casauria, chiesto intervento Mise

Tavolo istituzionale in Regione

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Smantellamento ex Cir di Tocco da Casauria, chiesto intervento Mise

 TOCCO DA CASAURIA.  Incontro istituzionale ieri mattina in Regione a Pescara nella sede dell'assessorato alle Attività produttive per chiedere l’ istituzione immediata di un tavolo nazionale presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) che risolva in tempi rapidi la vertenza ex Cir, l’azienda che si occupa di produzioni di rimorchi e semirimorchi di Tocco da Casauria interessata da una lunga ed estenuante controversia che conta ad oggi 88 lavoratori in mobilità.

 Al tavolo istituzionale, convocati dal vicepresidente con delega alle attività produttive Giovanni Lolli, su richiesta del sindaco di Tocco da Casauria Luciano Lattanzio e dei sindacati, alla luce dello smantellamento della parte di stabilimento dedicato alla produzione, si sono seduti i sindacati Fiom-Cgil e Uil, una rappresentanza dei lavoratori, l’onorevole Toni Castricone e  i sindaci del territorio (oltre al primo cittadino di Tocco Luciano Lattanzio, c’erano i sindaci di Torre de' Passeri, Piero Di Giulio, Lettomanoppello, Giuseppe Esposito e Castiglione Casauria, Gianluca Chiola). Grande assente la proprietà, la Ir (Italiana Rimorchi) ramo d’azienda del gruppo metalmeccanico polacco Wielton che ha rilevato parte delle quote societarie della ex Cir  e che,  lo scorso anno, ha sottoscritto un accordo sociale in cui si impegnava in un progetto di reinserimento dei lavoratori licenziati entro il 2017.

 «Sollecitato dal sindaco Lattanzio e dal sindacato – ha esordito l’assessore regionale Giovanni Lolli – ho convocato questo incontro perché c'è un elemento di preoccupazione testimoniato da un'assenza, un’assenza che dura da mesi. A Tocco, di fatto, si sta smantellando senza tenere conto del progetto di reinserimento dei lavoratori, del fatto che montaggio ed allestimento dovevano avvenire in Abruzzo e nonostante, una riprese del mercato che interessa questo specifico settore produttivo. Abbiamo sottoscritto un accordo. L’assenza di oggi dimostra che il rischio vero sia una pura operazione commerciale di acquisizione di marchi, nulla di quello che avevamo stabilito. Ora deve essere lo Stato ad entrare in gioco, non vedo un'altra soluzione».

 «Non è possibile che dal 28 gennaio, data in cui abbiamo richiesto un incontro, ci sia l’assenza totale del nostro interlocutore. Vogliamo chiarezza – ha ribadito il sindaco Lattanzio -, questa è mancanza di cortesia istituzionale ed è anche un modo per la proprietà di sfuggire dalle proprie responsabilità. Secondo quanto stabilito, entro il 31 dicembre 2015 la nuova proprietà avrebbe dovuto assumere 15 persone, ma nulla, per non parlare degli altri lavoratori da reinserire entro il 2017. Concordo per un'azione forte, energica e rigorosa, che coinvolga il Mise».

 Ad intervenire a nome dei lavoratori è Gino Marinucci, responsabile provinciale Fiom-Cgil.

«Prendiamo atto che con la proprietà non si può più parlare visto che non si degnano neppure di rispondere al telefono, per cui ci organizzeremo di conseguenza, anche con azioni dimostrative di un certo peso. Alcune nostre fonti – ha detto ancora Marinucci - ci hanno riferito che stanno smontando un reparto che ostacolava l'ingresso dei camion per poi disfare tutto e che oltre ai 27 lavoratori ad oggi impegnati ci sarebbero altri 15 stranieri, mi chiedo se ciò è possibile. Solleciteremo anche un incontro con il curatore fallimentare Rossi. Non è ammissibile che, a fronte di un accordo garantito anche dalla Regione, vada avanti alacremente un percorso di smantellamento. Fermo restando che se c'è qualcuno disponibile a ripartire, noi siamo pronti».