L'INERZIA COLPEVOLE

Discarica Celano: «danni di immagine difficili da quantificare»

Sindaco e vice sindaco in Consiglio invitano ancora una volta alla cautela

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Discarica Celano: «danni di immagine difficili da quantificare»

CELANO.  L’assemblea civica di Celano si è riunita sabato scorso, in via urgente e straordinaria, per affrontare la complessa vicenda del sequestro, in via preventiva, di un’area adiacente l’ex discarica di San Marcello.

Si parla di circa 40 ettari di terreno scoperta con moderni sistemi di telerilevamento e comparazione di foto satellitari. La discussione  è servita in particolare a rimarcare il senso di unità di intenti e di compattezza dell’ amministrazione guidata dal sindaco Santilli.

Proprio al primo cittadino  è toccato il compito di relazionare sullo stato dell’arte della intricata vicenda che sta generando apprensione e che al momento non ha ancora i contorni definiti perché in realtà manca il pezzo principale ovvero sapere cosa sia ‘custodito’ in quella maxi discarica che potrebbe aver raccolto per anni veleni e rifiuti tossici. Per ora ci si può lanciare solo in ipotesi, magari avventate, in attesa dei carotaggi ma come non ricordare che il basso Lazio e l’Abruzzo siano stati negli anni passati un crocevia del traffico illecito dei rifiuti. Indicazioni di questo tipo vennero lanciate anche dal pentito di camorra Carmine Schiavone secondo cui proprio l’Abruzzo (non specificò mai le zone) veniva utilizzato per sversare rifiuti tossici.

Sabato scorso carte alla mano, sciorinando dati, documenti e riferimenti cronologici (frutto di una intensa settimana di ricerche) il sindaco ha ripercorso, dinanzi ad una sala gremita di cittadini, tutte le tappe, tutti i passaggi che hanno riguardato il sito oggetto del dibattito.

Santilli, ingegnere ambientale e dirigente Ama (azienda municipalizzata di Roma), ha sviluppato un’ampia relazione e rassicurato la cittadinanza, intimorita dalle svariate voci circolanti in questi giorni a proposito della discarica e di quanto in essa contenuto.

Tranquillizzante ma non priva di richiami al presunto  danno provocato alla Città e nello specifico al comparto agricolo fucense, «da notizie per le quali manca ad oggi il crisma dell’ufficialità», ha ribadito il sindaco, «dal momento che non sono ancora disponibili gli esiti degli esami che saranno eseguiti da personale altamente specializzato».

Conclusa la parte cosiddetta tecnico-amministrativa, è stata la volta del vicesindaco Filippo Piccone argomentare e raccontare in maniera più propriamente “politica” i fatti salienti che dalle origini hanno portato alla situazione attuale.

Il vicesindaco ha posto l’accento sulla tutela dell’immagine del territorio e ha invitato alla «ragionevolezza», «al senso di responsabilità da parte di coloro che usano strumenti divulgativi qualche volta in modo non appropriato».

Domenico Fidanza, assessore comunale alle politiche agricole, ha posto l’accento proprio sul disagio che in queste ore grava sugli imprenditori agricoli. «Un danno economico e d’immagine difficile da quantificare al momento».

Di tutt’altro tenore, però, le dichiarazioni di queste ultime ore dell’associazione Wwf che spiega che la situazione era nota da anni «nell’indifferenza generale», come dice il presidente Walter Delle Coste.

Saranno ora i carotaggi a verificare cosa è sotterrato in quel precipizio.

Delle Coste parla anche di «sfrenato consumismo e di un’industrializzazione» che dopo aver sedotto il territorio lo ha desolatamente abbandonato. «Come la Sadam che, abbandonata la produzione saccarifera in Borgo Strada 14, ha lasciato a casa decine di operai con il pericolo, ancora incombente, di una riconversione attraverso l’inceneritore PowerCrop e ci ha lasciato in eredità, proprio in quel sito, anche migliaia di metri cubi di calce di defecazione attraverso una convenzione stipulata con il Comune di Celano, come ha esposto, nella minuziosa e tecnica cronistoria sulla discarica, il sindaco di Celano, ing. Filippo Santilli, durante il consiglio comunale straordinario del 12 febbraio scorso».

 Nello stesso tempo, la scrupolosa relazione del sindaco ha fatto sorgere altre domande: «Perché la Sadam ha preferito pagare decine di migliaia di euro al Comune di Celano per depositare in un terreno definito non agricolo un composto usato e venduto come ammendante e correttivo per l’acidità dei terreni agricoli? 
Perché non li ha conferiti gratuitamente sui terreni agricoli delle aziende presenti nel Fucino? 
Essendo contigui alla discarica sequestrata sia il Centro di raccolta rifiuti differenziati di Celano, sia l’impianto di compostaggio di Aielli, che lavora anche i rifiuti provenienti da Roma (entrambi gestiti dall’ACIAM), possibile che nessuno, dalle maestranze ai retribuiti consiglieri dell’Azienda Consortile, abbia notato e segnalato anomalie ambientali?»

Il sito della discarica, insieme con altri siti in località Porciano, sempre a Celano, sono stati segnalati anni addietro dal WWF per essere stati utilizzati come discariche di materiale vario affiorante, con una notevole quantità di pneumatici per autotrazione, come documentato dalle foto allegate. «Pneumatici presumibilmente acquistati in nero, che non potendo essere smaltiti legalmente», analizza Delle Coste, « sono stati bruciati periodicamente insieme con altro materiale, sprigionando fumi, diossine e sostanze cancerogene».

L’ultimo incendio, visibile da tutta la Marsica, è avvenuto il 28 gennaio 2016 in un sito adiacente alla discarica sequestrata; è stato spento grazie al tempestivo intervento dei Vigili del Fuoco di Avezzano e del Corpo Forestale. «Secondo lo studio dell’Agenzia Sanitaria Regionale, il Comune di Celano è uno dei dieci comuni con la maggiore prevalenza di tumori dell’intera regione Abruzzo nel periodo 2006-2011», chiude Delle Coste.