IL PERSONAGGIO

Ombrina è morta, parla D’Orsogna, il motore della battaglia anti petrolio

Dopo 8 anni di lavoro la professoressa che vive in America racconta quanto è stata dura

Redazione Pdn

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Maria Rita D'Orsogna

Maria Rita D'Orsogna

ABRUZZO. Ombrina è morta, il progetto che ha agitato le notti di migliaia di ambientalisti abruzzesi è stato definitivamente bloccato.

 Ieri il presidente Luciano D’Alfonso ha annunciato che la partita è definitivamente chiusa dopo aver ricevuto un messaggio sulla sua posta elettronica da parte del capo di Gabinetto del ministro allo Sviluppo economico, Vito Cozzoli, che lo informava del respingimento dell'istanza di coltivazione pubblicato sul Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse.

 Oggi parliamo di questa vittoria con il motore scientifico e attivista che si è dedicata anima e corpo a questa battaglia, Maria Rita D’Orsogna,   ricercatrice presso la California State University di Los Angeles (Usa). E' di origini abruzzesi, vanta un ricco curriculum vitae nel campo della ricerca, è esperta di inquinamento da idrocarburi.

Impegnata in prima linea contro il rischio della petrolizzazione d’Italia è stata definita in più occasioni e da testate estere la "Erin Brockovich" d’Abruzzo (il noto personaggio sul quale è stato girato un film diretto da Steven Soderberg e interpretato da Julia Roberts).

 

Ombrina ed altri ventisei progetti petroliferi siano arrivato a capolinea.

 Spererei di si, finalmente. Deo gratias. Dopo otto anni di lavoro di sensibilizzazione, di protesta, di rovistamenti fra le carte, e’ un finale meritato per la gente d’Abruzzo, fortemente voluto da ogni spaccato della società (a parte Confindustria) e spero questa volta irreversibile.  Sono felice perchè grazie al lavoro portato avanti con Ombrina anche il resto d’Italia sarà trivelle-free almeno per una fascia di dodici miglia. E’ un regalo che l’Abruzzo ha fatto a tutto il resto d’Italia.

 Ci racconti come e’ nata la battaglia contro Ombrina.

 Era l’inizio della primavera del 2008. A un certo punto, dal nulla, comparvero dei tralicci rossi e bianchi dal mar Adriatico. Ero in California. Mi scrissero varie persone se ne sapessi niente. Eravamo nel bel mezzo della lotta contro il Centro Oli di Ortona. Ombrina ne sarebbe stata la versione “marina”. Stesso petrolio scadente, stessa desolforazione. Anzi, inizialmente l’idea era di mandare il petrolio da Ombrina proprio al Centro Oli tramite oleodotto. L’idea ancora più malsana di piazzare una nave desolforante a mare e’ emersa solo dopo, quando si capì che il Centro Oli non sarebbe più’ stato costruito.  Ricordo che durante i primi tempi era difficilissimo avere informazioni. Per di piu’ tutto il “gotha” dell’ambientalismo locale o non era a conoscenza dei pericoli collegati ad Ombrina o era stato rassicurato dall’allora Medoilgas. Dopotutto, fra i firmatari dei primi decreti approvativi ci fu Pecoraro Scanio dei Verdi; addirittura l’associazione Mare Vivo durante una ispezione della piattaforma esplorativa installata nel 2008 ne “promuoveva” le attività perchè sarebbero stati rispettati “protocolli rigidissimi”. Rendersi conto di dover iniziare da zero e camminare nel buio e’ stato disarmante.

 Cosa ha fatto la differenza?

 La partita direi si e’ giocata tutta sull’informazione e sulla scia della sensibilizzazione gia’ fatta per il Centro Oli. Ho veramente usato tutta la mia professionalita’ per capire il funzionamento delle FPSO, la natura dei fanghi di perforazione, le loro conseguenze sul pescato, le emissioni in atmosfera, cosa era successo dove gia’ si trivellava in mare. Nessuno allora parlava di queste cose. Me la sono presa come una sorta di missione personale. E poi ho cercato di fare del mio meglio nel trasmettere queste informazioni sia di persona durante decine di convegni, sia tramite il mio blog. Ho voluto che fossero nozioni accurate ma semplici.  Sono poi sorti tanti “comitatini” come li chiamerebbe Renzi che assieme alle associazioni piu’ grandi hanno fatto da cassa di risonanza, finche’ tutto l’Abruzzo, e oserei dire tutta l’Italia, sapeva di Ombrina.  

 Un’onda di consapevolezza che ha raggiunto migliaia di cittadini…

Abbiamo vinto con la determinazione della consapevolezza e con la forza dei numeri.  Sono cose imbattibili. Ovviamente non si deve dimenticare il potere della tecnologia che ha fatto si che tutto fosse a portata di click, di video, facilmente reperibile e questo vale sia per le informazioni che per la comunicazione ed il coordinamento. L’ultima cosa e’ stata la tempistica: ce ne siamo accorti per tempo della pericolosita’ sia di Ombrina che del Centro Oli e abbiamo lavorato prima che i mostri arrivassero. Dopo che I petrolieri hanno occupato mare e terra diventa tutto piu’ difficile come insegna la Basilicata.

 Quali sono stati i momenti piu’ belli di questa battaglia?

Nella mia memoria di certo il momento piu’ bello e’ stato nell’Ottobre del 2010 quando e’ arrivata la prima bocciatura di Ombrina, grazie al decreto Prestigiacomo e  grazie all’invio di centinaia di osservazioni che hanno inondato il ministero. Mi arrivo’ la telefonata qui a Los Angeles e non ci potevo credere. Ero in macchina e mi fermai sul ciglio della strada in preda ad un misto di gioia, commozione, incredulita’. Fu mio fratello a dirmelo. Mi tremavano quasi le mani. Durante le settimane in cui le mandavamo al ministero, non sapevamo se le osservazioni sarebbero state utili, se al ministero le leggessero o anche solo se le contassero. E rileggere poi sul decreto di bocciatura alcune delle nostre frasi contenute nelle osservazioni, mi ha fatto per un momento avere fiducia nella democrazia italiana.

 Il momento più brutto?

Nel 2013, con il colpo di scena della riapprovazione di Ombrina sotto il ministro Clini. Da un punto di vista personale quello fu un periodo ancora peggiore perche’ i petrolieri se la presero con me personalmente, accusandomi sul Fatto Quotidiano e sul Corriere della Sera di scarsa professionalita’ e arrivando a scomodare i tribunali. Mi hanno ferito proprio da un punto di vista umano perche’ dietro tutto quello che ho cercato di seminare c’e’ stato un lavoro certosino fatto con tanto scrupolo.

 Il momento più comico?

Eh… parlare con un alto funzionario del Ministero dello Sviluppo Economico al telefono e rendermi conto che non conosceva il trattato di Aarhus e che non sapeva nè pronunciarlo nè che fosse una città danese. Sono rimasta sorpresa anche nel 2014  quando il Sole 24 Ore pubblicò un articolo con scritto “Anche i ciclisti di Los Angeles contro Ombrina”.  Quei ciclisti erano miei amici che avevano scritto al ministero.

 Cosa le sarebbe piaciuto fosse stato diverso?

La partecipazione della classe politica. Dal primo all’ultimo giorno sono stati al traino, tutti senza eccezione, che fossero di destra, di sinistra, di centro. Tutto il loro operato e’ partito solo dopo i tanti solleciti da parte dell’opinione pubblica.  E se hanno agito e’ stato solo durante il loro incarico pubblico, perche’ la gente esigeva risposte. Non se la sono presi a cuore, seguendo gli iter nella loro interezza e da cittadini innamorati del territorio. Spesso hanno agito a malincuore. La fine di Ombrina sarebbe potuta arrivare molto tempo fa, se solo chi era al governo l’avesse voluto per davvero. Spero che abbiano la dignita’ di non usare Ombrina nelle loro future campagne elettorali perche’ la vittoria non e’ di nessun politico, ma appartiene al popolo intero d’Abruzzo. Spero altresi’ che i politici siano vigili per scongiurare altre Ombrine senza altri otto anni di travagli. Di progetti ce ne sono ancora tanti sia per l’Abruzzo che per il resto dell’Adriatico. C’e’ bisogno di impegno vero.

 Lei chi ringrazierebbe per questa vittoria?

 Questa e’ una vittoria di popolo e un grazie va a tutti quelli che hanno partecipato a manifestazioni, a proteste, a quelli che hanno scritto testi, canzoni, allestito mostre, presepi, concorsi contro il petrolio. Ma non posso dimenticare quelli che sono stati presenti dal primo giorno e senza i quali Ombrina sarebbe gia’ nei nostri mari: Giosue’ Guidone, Assunta Di Florio, Fabrizia Arduini, Francesco Stoppa, Erik Fortini, Angelo Allegrino, Ilaria Giangrande, mio fratello Danilo e tanti altri. Ce lo siamo inventati assieme strada facendo il da farsi.

 Cosa pensa dell’operato di D’Alfonso su Ombrina?

Il mio modo di concepire la politica e’ lontano anni luce dal modo in cui Luciano D’Alfonso amministra la regione, non solo con Ombrina. Mi sa tanto di vecchia politica, in cui le cose accadono “segretamente”, con qui pro quo, colpi di scena dietro le quinte, e senza il coraggio di prendere posizione. E’ triste dover apprendere che Ombrina non si farà perchè “c’è una telefonata” fra D’Alfonso e la Guidi. Mi sarebbe piaciuto sentirlo osare sul tema petrolio. Perche’ D’Alfonso non si fa promotore della proposta di chiudere tutto l’Adriatico alle trivelle?  L’opinione pubblica sarebbe tutta dalla sua parte e credo che lo sappia anche lui che sarebbe la cosa giusta da farsi. Dopotutto non c’e’ differenza fra 11.9 e 12.1 miglia, no? Qui in California la fascia di rispetto è 160 chilometri! La politica nella sua essenza vera e’ una cosa grande, e’ essere a servizio, e’ senso di responsabilita’, e’ lungimiranza.  Non e’ un cercare di accontentare tutti, trovare soluzioni ad hoc e solo perche’ meta’ Abruzzo si e’ ribellato ad Ombrina.  Purtroppo la partita non e’ veramente superchiusa perche’ ci saranno altre concessioni oltre le dodici miglia, per esempio quella delle Tremiti. Dobbiamo iniziare tutto daccapo lì? E per le mille altre questioni ambientali? Cosa ha da dire D’Alfonso sul parco della costa teatina? O sull’elettrodotto ed il caso della signora Silvia Ferrante?  O sugli inceneritori? E via dicendo.

E’ mai stata corteggiata dalla politica per ‘scendere in campo’? Qualcuno le ha mai proposto di candidarsi?

Sì, mi sono arrivate varie proposte, da vari schieramenti, l’ultima volta durante le regionali del 2014. Ho sempre rifiutato perche’ avrebbe significato stravolgere la mia vita, quello che ho costruito qui negli USA, e perche’ non credo che sarei stata un buon politico, specie in Italia.  Sono troppo schietta, non mi piacciono le cose fatte in retroscena, i compromessi, le manipolazioni. Credo che per il petrolio l’essere una persona esterna al “potere politico” sia stato molto piu’ utile. Ho potuto dire quello che volevo in completa liberta’. Proposte mi sono arrivate anche dai petrolieri, specie all’inizio, quando pensavano che potevano in qualche modo farmi diventare loro amica. Volevano affidarmi ruoli di protezione ambientale, per enti terzi ma pagati da loro. Ovviamente ho detto no, appena capito chi c’era dietro.

 Da dove nasce il suo impegno? Dopotutto lei ha vissuto in Abruzzo una decina d’anni soltanto.

E’ vero. Sono venuta a vivere a Lanciano nel 1979 dal Bronx e me ne sono andata nel 1990, quando partii per andare a studiare a Padova. Ci sono tanti posti che considero casa e a cui voglio bene, ma l’Abruzzo ha un posto speciale nel mio cuore.  Quando venni in Abruzzo non sapevo parlare l’italiano e tutto mi era veramente alieno. Fra le cose che ho amato subito, perche’ a New York era quasi inesistente, il contatto diretto con la natura. Le vigne dei miei nonni. Mangiare la frutta dagli alberi. La vendemmia. Andare al mare. L’attivismo e’ nato perche’ volevo bene all’Abruzzo della mia infanzia, perche’ sentivo di poter offrire qualcosa a questa terra e che in quel momento nessun altro poteva o voleva offrire e perche’ la parte americana di me non poteva accettare la prepotenza di ENI o di Medoilgas che volevano venire a distruggere qualcosa che non gli apparteneva. Ecco, credo che sia stato un misto di affetto, di forte senso di giustizia sociale e di incoscienza. Non avrei mai pensato che sarebbe durata quasi dieci anni e che si fosse poi spostata a tutto il resto d’Italia.

 Che idea si è fatta degli abruzzesi? Come sono cambiati in questi anni nei confronti delle battaglie ambientaliste? Hanno la percezione del tesoro che hanno nelle loro mani?

Rispetto all’inizio, credo che ci sia un po’ meno fatalismo, un maggior senso del poter essere artefici del proprio destino comune. C’e’ ovviamente anche una maggiore consapevolezza di quanto importante sia preservare il nostro ambiente. Pero’ credo che ci sia molto da fare ancora nel valorizzare le cose belle di questa regione. Non credo che il potenziale dell’Abruzzo sia ben chiaro a chi vive lì, in termini di ricchezze naturali, agro-alimentari, paesaggistiche, storiche.  Ricchezze che potrebbero anche tradursi in occasione di benessere economico. Si potrebbero fare tante cose con un po’ di creativita’ e di ingegno, cose sane, che porterebbero all’aumento e alla diversificazione dell’offerta turistica, a far conoscere l’Abruzzo nel mondo e a portare un po’ di mondo in Abruzzo. Spesso si apprezza l’Abruzzo solo quando si va via e ci si rende conto che non e’ da tutti avere tutte quelle magnifiche colline coperte di vigneti, tappezzate di verde che poi si confondono nel mare blu da un lato e nella neve bianca dall’altro. Occorre usarla questa ricchezza e non darla per scontata. Men che meno hanno percezione del proprio tesoro i politici d’Abruzzo.

Ripensando all’inizio di questa battaglia… pensava davvero che si potesse sconfiggere un colosso del petrolio?

Questa domanda non me la sono posta all’inizio. Se l’avessi fatto probabilmente mi sarei arresa subito, perche’ chi puo’ veramente pensare da un giorno all’altro di fermare petrolieri e politici a loro amici? Ma qualcosa dentro mi diceva che non si poteva non fare niente: ci si doveva attivare, qualunque fosse stato il risultato finale.  L’obiettivo grande era fermarli, ma nel concreto abbiamo iniziato con piccoli passi, quelli che potevamo fare. Abbiamo cercato di usare al meglio le opportunita’ che ogni occasione presentava, senza pensare troppo a come sarebbe andata a finire. E ogni passo in piu’ ci ha reso piu’ forti per quello successivo. La mobilitazione e’ cresciuta, e cosi pure la pressione politica. Ci sono stati tanti momenti diffiicili, ma una cosa e’ stata chiara fin dal primo giorno del Centro Oli. Non si potevano accettare migliorie, accorgimenti, prescrizioni o ``dialoghi” con i petrolieri. Doveva essere un no vero, senza compromessi, perche’ il compromesso inizia sempre con la parola sì.

Sapevo che una volta arrivati, l’ENI o la Medoil avrebbero dimenticato tutte le promesse, tutti i buoni intenti, avrebbero trovato il modo di fare tutto quello che gli sarebbe stato comodo e la nostra resistenza sarebbe stata vana. Quindi, il no e’ stato un no forte dall’inizio. E poi con il passare dei mesi, degli anni, ci siamo resi conto che si poteva vincere per davvero.

Il suo blog è un punto di riferimento per giornali e attivisti e i suoi articoli vengono condivisi decine e decine di volte sui social network. Senza i nuovi media questa battaglia sarebbe stata impossibile, non crede?

Si, credo anche io che internet e tutto quello che le ruota intorno abbiano avuto un ruolo fondamentale in questa battaglia. Il mio attivismo e’ nato anche grazie ai blog dell’epoca che parlavano del Centro Oli e grazie a vari reportage di Prima da Noi. Il mio blog invece nasce nel 2008. Durante le vacanze natalizie del 2007, dopo la prima serie di conferenze sul petrolio contro il Centro Oli, il mio amico Roberto mi convinse a scriverlo come un modo per continuare a disseminare informazione. All’inizio c’era (e c’e’ tuttora) molto pudore perche’ di mio sono una persona riservata. Ma pensai che avesse ragione e che sarebbe stato il modo migliore per continuare la battaglia. Ho cercato di postare in rete cio’ che indagavamo, scoprivamo, e che mi faceva indignare, con riferimenti, numeri e link in modo che fosse tutto documentato. Con il tempo il blog e’ cresciuto ed e’ diventato un strumento utile anche per altre realta’ d’Italia coinvolte in battaglie petrolifere. Purtroppo non ho piu’ tempo di quello che attualmente gli dedico, ma ci sono mille altre storie che vorrei raccontare e che varrebbe la pena di approfondire.

 Cosa spera che restera’ di questa battaglia?

 La consapevolezza che “yes we can” se lo si vuole davvero.  Se assieme ad Ombrina e al Centro Oli contiamo anche il mostro Forest Oil a Bomba, fanno tre grandi progetti petroliferi su tre che sono stati fermati dagli Abruzzesi contro ogni speranza, e facendo perdere centinaia di milioni di dollari ai petrolieri. Abbiamo fatto delle cose veramente fenomenali. Spero che resti la determinazione e la certezza che se si lavora in modo intelligente, democratico, persistente e se tutti sentono che la lotta e’ importante si possono arrivare a risultati insperati e bellissimi. Spero anche che il mio piccolissimo esempio sproni tutti quelli che hanno lasciato l’Abruzzo a trovare un modo, piccolo o grande che sia, per cercare di migliorare il posto da cui sono partiti.

 In Abruzzo ci sono mille altre emergenze ambientali.  Quali quelle che le stanno piu’ a cuore?

 Fra i miei crucci piu’ grandi lo stato dei nostri fiumi. Sogno il giorno in cui si possa tornare a fare il bagno nel Feltrino. Lo faceva mio padre dopo la guerra. Oggi non si puo’. Molti dei nostri fiumi sono inavvicinabili. E’ triste, per la natura, per l’ambiente e perche’ diamo alle generazioni attuali qualcosa che abbiamo guastato da soli. Spererei anche che si facesse di piu’ per il parco della costa teatina. Quindici anni che saranno quasi venti sono troppi. L’altro giorno e’ venuto fuori che in Germania hanno traformato cento chilometri della vecchia ferrovia nella Ruhr in una pista ciclabile con i fondi UE.  Perche’ in Abruzzo ci vogliono vent’anni?

 Un consiglio a chi volesse dedicarsi a future campagne ambientali?

 Di dedicarcisi anima e corpo con perseveranza, non per un giorno o per un mese ma fino alla fine. Di porsi un obiettivo ben preciso, concreto e fattibile e che questo obiettivo non venga mai messo in secondo piano. Di non essere tuttofare, ma focalizzati.  Di capire quello che si vuole e di non allontanarsene mai. Di essere ben preparati, di farsi da soli tutte le domande difficili e di cercare le risposte, e poi di andare paese per paese a spiegare, a cercare consensi, a volerlo piu’ degli altri,  che siano petrolieri o cementificatori, e sapendone piu’ degli altri.  Di saper prendere insulti e cattiverie gratuite e perseverare.  Di continuare anche nei momenti di presunta calma a raccontare, a sensibilizzare perche’ l’opinione pubblica non la si vince con il fuoco dell’emergenza, quanto con la costanza quotidiana.  Di essere umili, di circondarsi di persone buone dentro e di farlo per amore.

Un pensiero per i giovani d’Abruzzo che hanno in mano il futuro di questa regione?

 La vita e’ molto breve e passa tutto in un batter d’occhio. Tutte le cose che adesso sembrano cosi fondamentali un giorno le vedremo come effimere. E quindi a chi si affaccia alla vita adesso direi di guardare oltre le cose materiali e di aspirare invece a cose grandi che nessuno potrà mai toglierci. Di imparare con spirito di curiosità, di viaggiare con la voglia di scoprire nuovi modi di vivere e di essere, di avere dei sogni e lavorarci ogni giorno un pochino. Di leggere senza essere mai sazi. Di trovare una passione, un ideale che ci faccia crescere. Di conservare l’innocenza dell’animo il più a lungo possibile. E di non dimenticare che si puo’ sempre dare un po’ di se stessi per qualcosa di più grande di se stessi.