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Inchiesta La City: concluse le indagini, 15 indagati tra tecnici, dirigenti e politici

Tra i nomi eccellenti anche Mascia e Antonelli ed i dirigenti regionali Sorgi e Mannetti

Redazione Pdn

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Inchiesta La City: concluse le indagini, 15 indagati tra tecnici, dirigenti e politici

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PESCARA.  I pm della procura di Pescara, Anna Rita Mantini e Mirvana Di Serio, hanno firmato l'avviso di conclusione delle indagini.

Dentro ci sono 15 persone indagate, sulla vicenda del complesso La City. L'elenco si è allungato con l'iscrizione nel registro degli indagati di Gaetano Pepe, ex dirigente all'Edilizia del Comune di Pescara.

Molti i nomi eccellenti finiti sotto la lente della Procura, a partire dall'ex sindaco del capoluogo adriatico Luigi Albore Mascia e dall'ex assessore all'Urbanistica Marcello Antonelli. Entrambi sono indagati per abuso d'ufficio insieme allo stesso Pepe, ai dirigenti e funzionari regionali  componenti della commissione tecnica Antonio Sorgi, Pierluigi Caputi, Mario Pastore e Carla Mannetti, e ai tecnici comunali Gaetano Silverii, Emilia Fino, Lanfranco Chiavaroli ed Enrico Iacomini.

Sono invece indagati per il reato di abuso edilizio gli imprenditori Marco Sciarra, della società Iniziative immobiliari srl e Giovanni Pagliarone dell'Imar, il direttore dei lavori architettonici Mario D'Urbano e il direttore dei lavori per le opere strutturali Carlo Galimberti.

L'inchiesta portata avanti dalla Squadra mobile di Pescara, diretta da Pierfrancesco Muriana, ha lavorato sulle intercettazioni e sulle carte pubbliche che avrebbero evidenziato diverse “forzature” e violazione di alcune norme prettamente urbanistiche con il fine di avvantaggiare il gruppo di imprenditori costruttori del complesso edilizio La City.

DUE FILONI PARALLELI

Sostanzialmente gli atti finiti sotto la lente d'ingrandimento della Procura avrebbero favorito la societa' di Sciarra «corrispondente immediatamente al conseguimento degli atti autorizzativi all'edificazione del progetto costruttivo e da ultimo al conseguimento del favorevole esito della procedura pubblica selettiva avviata dalla Regione Abruzzo per l'ottenimento in locazione ed opzione di acquisto della nuova sede della Regione a Pescara, di cui al canone locativo annuo pari a 1,7milione euro e al prezzo di acquisto, in opzione contrattualmente prevista pari a 42 milioni di euro».

La storia si divide in due filoni paralleli che viaggiano però di pari passo: uno a livello Regionale ed uno a livello Comunale.

Da una parte la regione Abruzzo nel 2010 avvia ala ricerca di immobili per sistemare gli uffici regionali di Pescara, avviso andato a vuoto e riproposto nel 2011 fino alla scelta della Iniziative immobiliari di Sciarra e del suo progetto pur non avendo però tutti i requisiti richiesti.

UNA ‘DELICATEZZA’ PER SCIARRA

Per questo la commissione tecnica regionale avrebbe sospeso la procedura per concedere a Sciarra ed ai suoi di ottemperare, “delicatezza” non riservata agli altri concorrenti.

Dunque per quanto riguarda l'architetto Antonio Sorgi, gli ingegneri Pierluigi Caputi e Mario Pastore e l'avvocato Carla Mannetti, l'accusa sostiene che «nonostante la certa individuazione da parte commissione tecnica regionale specificatamente delegata all'attuazione dell'istruttoria l'individuazione dell'immobile ove allocare la sede della Regione a Pescara, dell'assenza del requisito di conformita' urbanistica dell'area di edificazione proposta dalla società Iniziative immobiliari abruzzesi, in data 19 febbraio 2013, la stessa commissione, diversamente da quanto posto in essere verso le altre società concorrenti al medesimo bando di selezione, sospendeva l'iter procedimentale selettivo al solo fine di consentire alla societaà Iniziative Immobiliari di avanzare istanza di variazione della destinazione urbanistica dell'area di Prg pertinente al progetto costruttivo».

Mancava dunque il requisito di conformità edilizia alla City per cui l’attenzione e la palla si sposta al Comune dove, con altrettanto solerzia e attenzione, si lavora per Sciarra e per fargli ottenere comunque i titoli per accaparrarsi il bottino ghiottissimo.

Anche in Comune si incontrano tecnici e dirigenti e poi amministratori che sembrano remare tutti nella stessa direzione non accorgendosi che alcuni particolari non tornavano.

IL RUOLO DI MASCIA E ANTONELLI

Dunque l'ex sindaco Mascia e l'ex assessore Antonelli, secondo l'accusa, avrebbero proposto «fattivamente l'adozione della deliberazione di giunta n. 271 del 29 marzo del 2013», approvata poi il 12 luglio , «sulla base della relazione tecnica della dirigente Emilia Fino, e con adozione di procedura semplificata».

Con tale atto «si addiveniva quindi al sostanziale ampliamento della destinazione d'uso della sottozona indicata, attestando, contrariamente al vero che tale variazione non determinasse l'aumento del carico urbanistico e delegavano al privato costruttore la mera attestazione del mancato incremento del carico antropico, pur a seguito dell'edificazione programmata».

 Per l'accusa, sarebbe stato occultato «il dato che il fine ultimo della variante deliberata fosse volta a consentire la realizzazione di una struttura che anche per l'incremento differenziale del carico antropico, potesse integrare un obiettivo sensibile ai sensi dell'art.8 delle NTA del Piano di rischio aeroportuale».

Il problema, come emerso anche da un approfondimento di PrimaDaNoi.it, è che la City sorge in una zona dove le norme urbanistiche e quelle speciali adottate per la vicinanza alla pista dell’aeroporto prevedono determinate tipologie di edifici (non quelli pubblici) e non con un elevato carico antropico. Nello specifico la dirigente comunale Emilia Fino avrebbe calcolato una popolazione dei futuri uffici di circa 281 unità invece delle 1000 calcolate dalla procura di Pescara secondo le norme vigenti.

L’ABUSO EDILIZIO 

Per quanto riguarda le quattro persone indagate per abuso edilizio in concorso, l'accusa sostiene che «in assenza di legittimi titoli abilitativi adottati in conformita' alle norme ed ai regolamenti edilizi vigenti entro il Comune di Pescara e comunque di provvedimenti leciti, edificavano la struttura in cemento armato» in violazione, tra le altre cose, del «Piano di rischio aeroportuale adottato dal Comune di Pescara».

L’inchiesta sembra dimostrare una comune volontà di Regione  e Comune, di destra e di sinistra, che arriva da lontano per porre l’attenzione sul gruppo di noti imprenditori. Si ha come l’impressione che era una cosa che doveva essere fatta e che nonostante gli ostacoli si sarebbe comunque trovato il modo e per questo sarebbero intervenuti a più livelli tecnici, dirigenti, politici, amministratori e imprenditori.

L’inchiesta non dice quale sarebbe la regione per cui tutta questa complessa macchina amministrativa sarebbe stata piegata per favorire i privati e si vedrà nel caso in cui si dovesse arrivare al processo se le prove recuperate possano reggere e confermare la tesi accusatoria.