L'ERRORE

Brutta sorpresa per i pensionati: l’Inps sbaglia e rivuole somme non dovute negli ultimi 10 anni

Una comunicazione perentoria impone il pagamento di cifre ingenti in meno di 30 giorni

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Brutta sorpresa per i pensionati: l’Inps sbaglia e rivuole somme non dovute negli ultimi 10 anni

ABRUZZO. Sta arrivando a moltissimi pensionati abruzzesi una missiva che sta rovinando la tranquillità.

La comunicazione ufficiale è dell’Inps anche se assomiglia molto alle tante truffe messe in atto di recente via posta o email dalle quali bisogna stare alla larga e che mirano a spillare soldi  a poveri sprovveduti.

Come tutte le comunicazioni dell’Inps è breve sintetica e netta:

«la informiamo che nel periodo che va dal 2005 al 2016 sono stati pagati 1.545 euro in più sulla sua pensione per i seguenti motivi: sono state riscosse rate di prestazione in misura superiore a quella spettante»

E qui si interrompe la parte che più interessa a tutti gli ignari malcapitati, oltremodo sfortunati, che vorrebbero capirne di più sul come ed il perché di questa esosa richiesta. Ma dalla lettera non c’è verso di capire.

In allegato c’è ovviamente il bollettino che si può utilizzare per pagare, anche perché il tempo, spesso, è meno di 30 giorni ed i termine è perentorio.

L’Inps, informa, comunque che entro 30 giorni dal ricevimento della lettera il pensionato che si è ‘arricchito illegittimamente’ potrà recarsi presso gli uffici per capire, informarsi e rateizzare la somma del rimborso.

«La informiamo, inoltre, che nel caso volesse impugnare il presente provvedimento potrà presentare ricorso amministrativo esclusivamente on line entro 90 giorni dal ricevimento della comunicazione.

Se non dovesse intervenire nessuna decisione da parte dell’Inps  entro i 90 giorni successivi si può proporre azione giudiziaria.

Fine della comunicazione.

Figurarsi l’effetto che una letterina del genere possa creare nelle normali famiglie di pensionati del nostro paese che pare da diversi anni non se la passino poi così bene.

Ma l’azione dell’Inps, oltre ad essere la classica imposizione dell’ente pubblico e della burocrazia che schiaccia senza possbilità di difesa poveri cittadini, sembra avere diversi profili di illegittimità.

Intanto una comunicazione del genere così fumosa e generica non concede il minimo diritto all’informazione al pensionato che è la parte più debole né per  capire né per difendersi e, dunque, nemmeno per opporre una qualche argomentazione di difesa. Viene meno il diritto alla comprensione e alla difesa come se il vigile urbano ti comminasse una multa ma senza dirti perché: paga e zitto.

Ma nel caso dell’Inps l’aggravante -inescusabile in uno Stato civile- è proprio la motivazione: un errore di calcolo dell’ente previdenziale, tra l’altro reiterato e recidivo in dieci anni, che ora deve essere pagato da cittadini che si limitano a prendere atto dell’importo accreditato sul conto, di volta in volta diverso.

Difficilmente -per non dire mai- il pensionato riesce a comprendere le diverse componenti che intervengono ogni mese per calcolare la cifra finale della pensione mensile e, dunque, pur volendo nessuno avrebbe potuto accorgersi dell’errore dell’Inps.

Il pensionato rimasto all’oscuro non poteva far altro che riscuotere, mentre l’Inps aveva tutto il dovere di operare bene e di non sbagliare e di accorgersi immediatamente dell’errore, non certo dopo dieci anni.

Ad aggravare le cose la odiosa perentorietà della scadenza che impone di pagare cifre ingenti in 30 giorni magari anche a  chi percepisce non più di 500- 800 euro al mese.

Ora immaginarsi quanti pensionati si metteranno a “smanettare” sul sito dell’Inps per proporre ricorso conoscendo esattamente tutte le migliaia di norme per opporsi a questa incredibile richiesta. 

Se non illegale, una azione di sicuro poco civile e rispettosa ma che è possibile solo in uno Stato dove stanno saltando tutte le garanzie, i diritti e le libertà fondamentali.

Eppure tutti sanno che chi “sbaglia paga” o “chi non ha colpa non può essere imputabile” di nulla. 

 Noi non siamo esperti ma è bastata una veloce ricerca on line per scoprire che questo tipo di richiesta dell’Inps risulterebbe irregolare in base ad alcune norme che impediscono la ripetibilità delle somme quando non vi sia dolo da parte del percipiente.

Lo precisa l’art. 52 L. 88/89

«Nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’ indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato. Il mancato recupero delle somme predette può essere addebitato al funzionario responsabile soltanto in caso di dolo o colpa grave».

Nel caso di specie non sembra che vi possa essere una qualche ipotesi di dolo o colpa da parte dei pensionati che ricevono una pensione di importo sbagliato.

Inoltre l’art. 13 comma secondo della L. 412/91 impone all’Inps di verificare entro un anno e di richiedere le somme entro quel periodo.

«L’Inps procede annualmente alla verifica delle situazioni reddituali dei pensionati incidenti sulla misura o sul diritto alle prestazioni pensionistiche e provvede, entro l’anno successivo, al recupero di quanto eventualmente pagato in eccedenza».

Se queste sono le norme secondo quali legge l’Inps chiede a migliaia di pensionati indietro somme con queste modalità? Come fa un pensionato a rendersi conto dell’errore? E soprattutto come fa un pensionato a verificare che l’Inps oggi non stia sbagliando a richiedere quelle somme?

Infondo l’Inps è un ente che sbaglia.