IL DOCUMENTO

Parco Costa Teatina, il documento della giunta tra ‘cose mai viste’ e forzature

Documento partorito dopo una lunga concertazione con i Comuni

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Parco Costa Teatina,  il documento della giunta tra ‘cose mai viste’ e forzature

ABRUZZO. Una lunga serie di sviste  ‘cose mai viste’ e forzature sono contenute nella delibera di giunta regionale numero 27 del 26 gennaio scorso sulla perimetrazione del Parco della Costa Teatina.

Il documento è stato partorito dopo un lungo lavoro di concertazione con i Comuni, l'Anci e le associazioni, portato avanti dal presidente D’Alfonso, e iniziato la scorsa estate in sede di Conferenza tecnica Stato-Regioni.

In quell'occasione proprio D'Alfonso evidenziò alcune imprecisioni presenti nella proposta di perimetrazione del commissario Governativo, Pino De Dominicis, chiedendo un ulteriore approfondimento.

In questi mesi si sono susseguite numerose riunioni, in cui sono state raccolte le osservazioni presentate da tutti gli attori, calate successivamente in un emendamento condiviso, soprattutto dalle 8 amministrazioni comunali della costa (Ortona, San Vito, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, Casalbordino, Vasto, San Salvo) che avevano sollevato le maggiori, insuperabili, perplessità.

Dalla perimetrazione emendata, a esempio, sono state espunte le aree su cui insistono infrastrutture non indicate originariamente nella cartografia Commissariale, oltre a porzioni di territorio dei Comuni di Villalfonsina e Paglieta, che non avevano attinenza con le finalità del Parco.

Ma nel documento approvato dalla giunta ci sono anche ‘particolarità’ (per usare un eufemismo) che sicuramente faranno discutere.

Le stranezze partono subito: all’articolo 2 comma g) si scopre che il parco dovrà "tutelare" (come una Lontra?) le attività produttive insediate. Ma cosa si intende di preciso? Anche i capannoni industriali? 

In realtà con una frase scritta così si rischia che non si potrà mai delocalizzare qualche attività non compatibile, cosa che sarebbe urgente proprio in un'area abbastanza costruita. 

Proseguiamo: articolo 3 comma lettera e: per le cave esistenti si toglie l'obbligo di fare un programma di coltivazione, dismissione e recupero.

All’articolo 4 comma 1 lettera a): si consente invece il cambio di destinazione d'uso degli edifici in ZONA A (quella di massima tutela).

Non va meglio all’articolo 4 comma 1 lettera e) dove si consentono le strade ritenute necessarie dall'Anas.
Poco più sotto, articolo 4 comma 1 lettera f) Si scopre che si potranno asfaltare le strade ruderali.

Con l’articolo 5 invece si sancisce che in zona 2 sono consentiti tutti i piani di lottizzazione (anche adottati) e si potranno edificare le zone di completamento.

All’articolo 6 si chiarisce che il parco dovrà dare parere solo per i nuovi piani, non per tutti i piani anche solo adottati (piano regolatore; piano del demanio) mentre all’articolo 9 si dice che in zona 3 (c) nessun parere dall'ente parco è necessaria per le attività di trasformazione del territorio.

Ma davvero?

Altra chicca: fino all'attivazione degli organi del parco le funzioni di autorizzazione del parco le avranno gli uffici della Regione Abruzzo.

 Poi nella bozza di decreto, in deroga alla normativa esistente, il consiglio direttivo dell'ente dovrà essere scelto completamente tra persone indicate dalla comunità del parco (cioè i sindaci). 

Il documento adesso piace veramente a tutti?

DGR27_2016