DIETRO LE SBARRE

Storie Maledette, Procura contro l’intervista in tv di Varani

Accertamenti sul dipartimento dell’amministrazione penitenziaria di Castrogno

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Storie Maledette, Procura contro l’intervista in tv di Varani

Luca Varani

TERAMO. La procura della Repubblica di Pesaro, che ha condotto l'inchiesta sul caso di Lucia Annibali, l'avvocatessa fatta sfregiare con l'acido dall'ex fidanzato Luca Varani, ha avviato «accertamenti» per individuare chi abbia autorizzato un'intervista di Varani, detenuto nel carcere di Teramo, alla trasmissione 'Storie maledette' di Franca Leosini, in programma giovedì 4 dicembre su Raitre.

Varani è stato condannato in appello a 20 anni di reclusione, ma a suo carico è ancora pendente il processo in Cassazione (l'udienza si terrà il 10 maggio), e secondo il procuratore pesarese Manfredi Palumbo, interpellato oggi dal Resto del Carlino, è grave che «si raccolgano in tv le sue dichiarazioni, che potrebbero avere, anzi avranno sicuramente valenza processuale».

«La tv di Stato - osserva il procuratore - offre le sue telecamere ad un imputato che non ha mai risposto alle domande nei due gradi di giudizio, ed anzi ha più volte tentato di inquinare le prove».

«Mi chiedo come il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria possa aver autorizzato questa intervista senza chiedere pareri, per quanto so, alla procura competente, ovvero alla Procura generale o alla stessa Corte di Cassazione».

Varani è stato condannato per stalking, lesioni gravissime e tentato omicidio ai danni di Lucia Annibali. I due albanesi che aveva ingaggiato per sfregiare la ragazza, Rubin Ago Talaban e Altistin Precetaj in appello hanno avuto una condanna a 12 anni ciascuno.

«È una polemica priva di fondamento. Varani è stato autorizzato dal dipartimento. Adesso invieremo tutta la documentazione alla Procura e per noi è tutto», ha commentato il direttore del carcere di Castrogno Stefano Liberatore. «Varani è stato condannato in appello, quindi se vuole rilasciare dichiarazioni può farlo - aggiunge Liberatore - noi ci siamo limitati a veicolare la richiesta, che è stata autorizzata dal dipartimento».

«Il promo dell'intervista dice che Varani non ha mai parlato finora. E infatti non lo ha mai fatto, né con i magistrati, né con i giudici, né ha risposto agli avvocati. Sarebbe stato meglio se la verità che ha da raccontare l'avesse raccontata nelle sedi deputate. Comunque, lui può dire tutto quello che vuole», ha commentato invece l'avvocato di Lucia Annibali, Francesco Coli.

«Certo - seguita Coli - che un'intervista di due ore a un imputato su cui pende ancora il giudizio della Cassazione non mi sembra opportuna. Ma magari sarà l'occasione per chiedere scusa, cosa che finora Varani non ha fatto».

Intanto sul caso Lara Ricciatti (Sinistra Italiana) ha presentato un'interrogazione al Guardasigilli parlando di «un'intervista inopportuna, che necessita di un chiarimento da parte del ministro della Giustizia sui criteri adottati dal Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria nel concedere l'autorizzazione».

Ricciatti chiede anche di sospenderne la messa in onda.

«Essendo tutt'oggi pendente il processo in Corte di Cassazione - continua Ricciatti - questa intervista rischia di minare la necessaria serenità della Suprema Corte chiamata a pronunciarsi su un caso tanto delicato. Inoltre, si offrirebbe all'opinione pubblica un racconto evidentemente parziale, giacché viene dalla viva voce dell'imputato con poche mediazioni».

«Senza voler togliere nulla alla professionalità dell'intervistatrice - continua la deputata - resta il timore che si fornisca un quadro della vicenda slegato dalle evidenze probatorie presentate in giudizio, unica sede deputata per il riconoscimento delle responsabilità di Varani, al quale sono state riconosciute, come è giusto, tutte le garanzie di difesa previste dall’ordinamento».