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Povertà: ddl rivede pensioni sociali e reversibilità

Nuove regole per prestazioni future;no modifiche assegni vigenti

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Povertà: ddl rivede pensioni sociali e reversibilità

ROMA. Arriva uno strumento unico di contrasto alla povertà ma anche il riordino delle prestazioni di natura assistenziale e previdenziale ''sottoposte alla prova dei mezzi'', ovvero legate a reddito o patrimonio, come gli assegni sociali e le pensioni di reversibilità: il disegno di legge delega appena approvato dal Governo punta a una ''razionalizzazione'' delle varie misure assicurando però che le nuove regole varranno solo per le prestazioni richieste dopo l'entrata in vigore dei decreti attuativi mentre gli assegni in essere non saranno toccati. Le pensioni di reversibilità al momento sono erogate sulla base del numero dei superstiti (ad esempio 60% dell'assegno se c'è solo il coniuge e 100% se resta il coniuge con due o più figli) e vengono ridotte se il titolare ha altri redditi (almeno superiori a tre volte il trattamento minimo). Anche l'assegno sociale (l'ex pensione sociale) è erogato sulla base del reddito a chi ha 65 anni e tre mesi ed è in uno stato di bisogno. ''L'intenzione del Governo è di razionalizzare - spiega Stefano Sacchi, Commissario straordinario Isfol e ex consulente del ministero del Lavoro - i criteri di accesso alle prestazioni esistenti. Le nuove regole - spiega - riguarderanno solo chi chiede prestazioni in futuro. Le prestazioni in essere non verranno toccate''. Gli eventuali risparmi per la finanza pubblica derivanti dalla razionalizzazione - si legge nel testo - saranno ''destinati all'incremento del finanziamento del "Fondo per la lotta alla povertà e all'esclusione sociale''. La razionalizzazione dovrà superare le ''differenze categoriali'' introducendo ''principi di universalismo selettivo nell'accesso, secondo criteri unificati di valutazione della condizione economica in base all'Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), eventualmente adeguati alla specifica natura di talune prestazioni''.

E' probabile infatti che per definire la soglia per l'accesso si usi la componente reddituale dell'Isee ma non quella patrimoniale. La delega - si legge nel testo - punta ''all'introduzione di una misura nazionale di contrasto alla povertà, individuata come livello essenziale delle prestazioni da garantire su tutto il territorio nazionale'' e alla ''razionalizzazione delle prestazioni di natura assistenziale, nonché di altre prestazioni anche di natura previdenziale, sottoposte alla prova dei mezzi, inclusi gli interventi rivolti a beneficiari residenti all'estero'' fatta eccezione per le prestazioni legate alla disabilità. Il provvedimento punta al ''riordino della normativa in materia di sistema degli interventi e dei servizi sociali'' condizionando gli interventi a un progetto di inclusione sociale. Quindi il destinatario del sussidio dovrà impegnarsi sul fronte della ricerca del lavoro, della frequenza scolastica dei figli ecc. Il Governo per queste misure ha stanziato con la legge di Stabilità 600 milioni aggiuntivi rispetto alle risorse già stanziate per i vari interventi di contrasto alla povertà come ad esempio l'Asdi, per un totale sul tema della povertà che nel 2016 vale circa 1,6 miliardi. L'obiettivo finale è azzerare la povertà assoluta che al momento interessa in Italia circa quattro milioni di persone (oltre un milione dei quali bambini) ma al momento le risorse esistenti garantiscono un intervento per circa 1,1 milioni di persone (550.000 dei quali minori). I criteri di accesso al beneficio saranno dettagliati con i decreti attuativi della delega ma le risorse messe in campo al momento dal Governo saranno destinate in prima battuta alle famiglie con più figli minori o nelle quali ci sono situazioni di disabilità.