L'UDIENZA

Esami facili alla D’Annunzio. «Panzone mi propose di cambiargli degli assegni»

La ricostruzione di un testimone durante l’udienza del processo

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Esami facili alla D’Annunzio. «Panzone mi propose di cambiargli degli assegni»

PESCARA. «Nel 2008 gestivo un impianto di carburanti a Montesilvano e un cliente mi presentò il professor Panzone, che si qualificò come docente universitario. Dopo un periodo di frequentazione mi chiese di cambiargli degli assegni, alcuni dei quali recavano la firma di altri e mi prospettò anche la possibilità di frequentare le lezioni, facendomi capire che lui in qualche modo mi avrebbe aiutato a prendere la laurea».

 E' uno dei passaggi chiave della deposizione di Ferruccio D'Ottavio, uno dei sei testimoni dell'accusa che, questa mattina, sono sfilati davanti al tribunale collegiale di Pescara presieduto dal giudice Maria Michele Di Fine, nell'ambito della prima udienza del processo con giudizio immediato a carico di Luigi Panzone, il docente di tecnica bancaria e professionale accusato di corruzione e falso ideologico, in seguito all'inchiesta sugli esami truccati all'Università d'Annunzio di Pescara, per fatti risalenti al 2012.

«Non avevo alcun interesse a conseguire una laurea - ha rimarcato il gestore della pompa di benzina - e quanto agli assegni, quando ad un certo punto mi chiese di stornarli, compresi che c'era qualche problema e smisi di accettarli».

 Fu proprio il ruolo svolto dal benzinaio, emerso nell'ambito di alcuni accertamenti fiscali condotti dalla Guardia di finanza di Pescara a carico del docente, a richiamare le attenzioni degli inquirenti e a riattivare le indagini della Digos di Pescara su Panzone, per lo scandalo esami truccati.

 Il docente universitario era già stato indagato, per reati simili, in un altro procedimento.

Gli uomini della Digos, davanti al pm Mirvana Di Serio e all'avvocato della difesa Giovanni Cerella, hanno ricostruito, punto per punto, le varie fasi delle indagini, alla base del quadro accusatorio: Panzone, in sostanza, avrebbe segnalato ad alcuni suoi colleghi il sindaco di Manfredonia (Foggia) Angelo Riccardi, dietro la promessa del versamento a suo favore di 50 mila euro, e l'imprenditore foggiano Michele D'Alba, che invece gli avrebbe consegnato 13 mila euro. Le pressioni esercitate da Panzone, per consentire a Riccardi e D'Alba di superare positivamente e agevolmente degli esami, sarebbero andate a buon fine, tanto che le prove sarebbero state superate senza neppure essere sostenute o in alcuni casi con uno sforzo minimo.