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Uda, sindacati scrivono al ministro Giannini: «qui è guerra tutti contro tutti»

Il prossimo 2 febbraio inaugurazione dell’Anno Accademico

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Uda, sindacati scrivono al ministro Giannini: «qui è guerra tutti contro tutti»

Stefania Giannini

CHIETI. In vista della visita del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, all'inaugurazione dell’ anno accademico della D’Annunzio che si terrà il prossimo 2 febbraio, le organizzazioni sindacali hanno mandato un documento unitario al ministro.

«C’è molto poco da inaugurare e festeggiare, oggi e da anni, nel sistema universitario in generale e in questa Amministrazione in particolare», scrivono i rappresentanti di Flc Cgil, Maria Agnifili e Maria Lidia De Biasi, Uil-Rua, Valentino Barattucci, Cisl Univ, Gianluca Di Sante, Csa-Cisal, Goffredo De Carolis, R S U, Luigi Fusella.

«Le scelte politiche operate dal Governo in carica e dal suo Ministero, come dai precedenti, trovano il nostro totale dissenso perché sono irriconoscenti dell’impegno e del duro lavoro prestato da tutti gli operatori del mondo accademico, da quelli della docenza e della ricerca a quelli dell’area tecnico-amministrativa e dei collaboratori linguistici».

Ma le sigle sindacali citano anche la legge di stabilità approvata recentemente che rappresenterebbe «un ulteriore attacco al sistema della conoscenza e dell’alta formazione e porta di fatto al collasso dell’ apparato universitario con risposte completamente inadeguate alle effettive necessità di un suo miglioramento che, al di là dei proclami dei governi di turno, compreso l’attuale, si riducono a meri annunci privi di contenuto e non supportati da fatti concreti».

I rinnovi contrattuali hanno previsto una dotazione finanziaria «ridicola», si legge ancora nel documento inviato al ministro; «il blocco delle risorse per la contrattazione integrativa e la mancata risoluzione delle problematiche relative alla certificazione dei fondi per il salario accessorio, dopo un blocco stipendiale di 7 anni, rappresentano un’offesa alla dignità professionale e umana del personale tecnico amministrativo che in questa, come nelle altre realtà universitarie nazionali, ha dato un contributo fondamentale alla crescita e al raggiungimento di risultati che oggi viene dimenticato».

LA SITUAZIONE INTERNA

Ma i sindacati passano anche ad analizzare la situazione interna all’Ateneo d’Annunzio e «agli schiaffi e assestati da chi oggi lo governa e il cui invito è stato da lei accettato».

E si sferra dunque l’attacco all’amministrazione: «fino dal suo insediamento, l’attuale governance ha ingaggiato una guerra ad oltranza e priva di ogni giustificazione nei confronti del proprio personale tecnico amministrativo».

Viene tirata in ballo la questione dell’IMA e del salario accessorio («affrontate con la ferma volontà di azzerarli») ma anche le difficoltà economiche «create dall’oggi al domani a 350 dipendenti e alle loro famiglie».

E si va avanti: «i vertici di questa Università hanno determinato un clima interno di gravissima conflittualità, di quotidiana guerra di tutti contro tutti e nella più totale assenza di ogni forma di civiltà di rapporti con l’amministrazione, di rispetto dei singoli e di confronto democratico con le rappresentanze sindacali che sono di fatto osteggiate, boicottate ed impedite nell’esercizio anche delle loro più elementari prerogative. Le risorse umane nel nostro Ateneo vengono considerate come un mezzo, uno strumento da usare, spostare o azzerare arbitrariamente; e questo soprattutto e con maggior soddisfazione, nel caso in cui il tizio di turno, docente o non docente che sia, si dimostri non collaborativo o non supinamente allineato ai dictat del momento. Il presunto rinnovo gestionale sbandierato dai massimi vertici dell’Amministrazione sotto il baluardo della legalità, e finalizzato a quello che è solo un apparente risanamento della "mala gestio" addebitata a chi li ha preceduti, si concretizza in effetti in una incivile caccia alle streghe, se non in una vera e propria epurazione della dissidenza con modalità, tempi e provvedimenti che parlano da soli. Inoltre, paradossalmente, chi ci governa oggi è stato attivo e interessato collaboratore della passata gestione, e in quella veste, quando ne aveva il potere, non è stato rigoroso componente degli  organismi in cui esercitava un potere.

Per quanto forti, le affermazioni oggetto di questa lettera trovano piena conferma e testimonianza nell’elevato numero di esposti, denunce e querele che intasano sia la Procura che Tribunale di Chieti e negli articoli di stampa nazionale, oltre che locale, che ci riserviamo di inviarle al più presto».