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Pescara, gli albergatori temono il crollo: «no ai bungalow sulla spiaggia»

L’idea inserita nel nuovo piano spiaggia

Redazione Pdn

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 Pescara, gli albergatori temono il crollo: «no ai bungalow sulla spiaggia»

PESCARA. I bungalow sulla spiaggia, ovvero camere da letto a pochi passi dal mare, non piacciono nemmeno agli albergatori.

I primi a lanciare l’allarme nei giorni scorsi sono stati gli ambientalisti che hanno bocciato la proposta inserita nel nuovo piano spiaggia. E gli stessi ambientalisti hanno scopeto che in realtà alcuni balneatori cittadini si sono già portati avanti (pur senza permesso) creando vere e proprie ‘vip room’ dotate di ogni comfort: dal letto al bagno privato. Insomma stanze da letto con tanto di aria condizionata e vista mare.

Le proposte vengono anche pubblicizzate sui siti internet  spiegando però che il soggiorno è comunque vincolato all’approvazione del piano spiaggia.

Ma chi li ha autorizzati?, chiede il Forum. Intanto come detto anche una parte degli albergatori dicono no a questa nuova trovata che molto potrebbe piacere ai turisti più esigenti e in cerca di quel ‘qualcosa in più’ che trasformi una semplice vacanza in un soggiorno esclusivo.

Il settore però trema perché la situazione attuale è già difficile e, dicono gli addetti, se non migliora l’intero ‘pacchetto turismo’ si finisce solo con l’aumentare l ’offerta a fronte di una domanda che non cresce. Risultato: ci si scanna per dividersi quei pochi turisti che scelgono di pernottare in città.

«Diciamo no ai bungalow sulla spiaggia», si fa sentire il presidente della Federalberghi Pescara, Emilio Schirato, «perché rischieremmo di avere oltre 150 camere in più e oggi, prevedere ulteriore ricettività nella nostra città, significa condannare a morte le strutture alberghiere».

Schirato ha già espresso il suo no nei giorni scorsi alla Commissione consiliare competente.
Per capire meglio la posizione degli addetti al settore, il presidente tira fuori i numeri: «a Pescara ci sono 20 alberghi che sviluppano circa 1.800 posti letto con un tasso di occupazione delle camere che è passato dal 75% del 2007 al 45% degli ultimi due anni; un dato in picchiata dovuto al crollo della clientela business che non è stata sostituita da nuove presenze più prettamente turistiche che possono essere attratte solo da eventi di rilievo».
Con queste percentuali di occupazione delle camere in pratica  «siamo già sul filo del rasoio», per dirlo con le parole di Schirato, «e non ci sono margini per l’immissione di nuova ricettività visto che gli alberghi faticano a chiudere i bilanci in considerazione degli elevati costi fissi che gravano per legge sulle nostre strutture».

Ma allo stesso tempo in questi anni sono nati circa cento B&B nella città di Pescara per uno sviluppo di oltre 400 posti letto presenti su Airbnb che rappresentano, secondo gli albergatori, una “concorrenza sleale” in quanto non devono rispettare le tante normative obbligatorie sulla ricettività ufficiale.
In un tale contesto aggiungere ulteriore ricettività consentendo i bungalow sulle spiagge vorrebbe dire, insiste Schirato, che il Comune di Pescara «intende condannare alla chiusura gli alberghi pescaresi, mettendo a rischio 500 posti di lavoro fra occupati diretti ed indotto, e rinunciando ai circa 500.000 euro di gettito fiscale che il nostro comparto ogni anno versa per i tributi comunali (IMU, TARI, COSAP, IMPOSTE INSEGNE). Auspichiamo viceversa una collaborazione fattiva con il Comune di Pescara per studiare assieme un calendario di iniziative ed eventi, sulla falsariga dell’Ironman, che possano davvero fungere da attrattori per riportare il turismo nella nostra città».