IL CASO

Consorzio Piomba Fino, «indennità attribuite legittimamente»

Il cda difende la delibera direttoriale

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Consorzio Piomba Fino, «indennità attribuite legittimamente»

ATRI. Il Consorzio Comprensoriale per lo Smaltimento dei Rifiuti Urbani “Area Piomba Fino” in una nota rivendica l’opportunità della riattivazione delle indennità ai membri del cda dopo le polemiche e specifica meglio anche le cifre assegnate.

«Non sono stati liquidati 50.000 euro che rappresenta la somma complessiva maturata dagli Amministratori per le indennità non corrisposte in circa due anni, ma sono state liquidate solo le somme riferite all’anno 2014, per un totale complessivo di Euro 16.650».

Sulla possibilità di farlo i rappresentanti spiegano che il Consorzio è un’Azienda speciale (consortile) e che gli attuali componenti del CdA, «non sono amministratori di enti locali, ma sono stati scelti tra esperti con competenza tecnica, previa presentazione di Curriculum, esistendo il divieto statutario per gli amministratori degli enti locali soci di poter far parte del predetto CdA; per cui non si incorre nella fattispecie di anomala duplicazione di indennità di funzioni da riconoscere».

Con il provvedimento direttoriale contestato «si provvede, esclusivamente, a riattivare la liquidazione delle indennità di carica dovute al Presidente ed ai componenti del CdA, già deliberate con Deliberazione dell’Assemblea n. 12/2013, tenendo conto di una riduzione del 10% che era stata stabilita e che non sarebbe da applicare. Non risulta vero, pertanto, che il CDA si attribuisce compensi da solo. La riattivazione dell’indennità avviene per volontà dell’Assemblea dei sindaci e per atto del Direttore. Il CdA si adegua alle altrui decisioni». 
Il consorzio sottolinea anche che gli attuali Amministratori «sono impegnati in una costante attività per garantire il buon funzionamento del Consorzio» e che hanno azzerato il debito del Consorzio. «Il consorzio aveva dal 2006 una perdita costante di circa 1.000.000,00 di euro. Nel 2016 la perdita di esercizio sarà uguale a zero. Le perdite erano a carico dei cittadini del Consorzio. Oggi non più. Ad esempio il Comune di Atri, grazie all’attuale gestione, ha risparmiato circa 425.000,00 euro. Il tutto bilanci alla mano». 
Gli attuali amministratori hanno riaperto la discarica, aderito alla piattaforma Rifiuti Zero, hanno ottenuto fondi dalla Regione per due centri di raccolta, di cui uno in Atri. «Hanno risolto la vertenza debitoria con Deco evitando la fine di Cirsu. Il Consorzio è tornato ad essere una risorsa per i Comuni. Da quando è stato istituito tutti gli amministratori succedutisi hanno percepito giustamente le indennità senza addentrarci in ricordi che potrebbero rivelare sorprese. Questo CDA ha da sempre rivolto lo sguardo al futuro e mai al passato».
Per sciogliere quella che viene definita «la solita strumentalizzazione politica», il Consorzio evidenzia che sia il Collegio dei revisori (che ha ricevuto regolarmente gli atti per le proprie competenze) «che tutti i sindaci (Pineto, Silvi, Castilenti, Castiglione, Arsita, Bisenti, Atri, Montefino) hanno espresso unanimemente il proprio voto favorevole a che il Consorzio non rientri nel campo di appicabilità del DL 78/2010, con tutte le decisioni che ne derivano, dopo un’attenta lettura e a seguito di un rinvio dell’Assemblea dei Sindaci al fine di approfondire la tematica in seno ai propri organi competenti».

«NON PARTECIPAI AL BANDO PERCHE’ L’INCARICO ERA GRATUITO»

«La vera questione», sottolinea invece Carlo Mellara, «che di fatto impedisce di poter liquidare compensi sta nel fatto che i soggetti in questione sono stati selezionati sulla base di un Avviso Pubblico. Il Consorzio in questione pubblicò un avviso pubblico per selezionare i membri del C.d.a. nel quale espressamente era prevista la gratuità degli incarichi. Tizio, Caio e Sempronio, al tempo non parteciparono all'Avviso appunto perchè sapevano che era gratuito (tanto per fare un esempio). Personalmente io non partecipai perchè sapevo che era gratuito. Ora, invece, con questa attribuzione, è stato provocato un danno non solo alle casse del Consorzio e dei comuni e quindi dei cittadini, ma è stato leso un mio interesse legittimo, come anche quello di tante persone che ne avevano i requisiti e che come me non hanno partecipato sapendo ce era gratuito».