IL PROCESSO

Camilliani: chieste 4 condanne per sequestro religiosi

Per pm furono trattenuti per impedire votassero nomina Superiore

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Camilliani: chieste 4 condanne per sequestro religiosi

Padre Renato Salvatore

ROMA. Rimasero sotto sequestro per sei ore in una caserma della Guardia di Finanza per impedire loro di prendere parte alla votazione per la nomina del Superiore Generale dell'Ordine dei Camilliani, visto che la preferenza sarebbe andata al concorrente del candidato poi eletto. Ora per tre finanzieri, e per lo stesso Superiore Generale votato a maggioranza, c'è il rischio di condanne a pene varianti dai nove anni ai cinque anni di reclusione.

I due religiosi sequestrati nella rocambolesca vicenda sono padre Rosario Messina e padre Antonio Puca.

Secondo la procura di Roma furono trattenuti illegittimamente in una caserma delle Fiamme Gialle il 13 maggio del 2013, mentre ad Ariccia era in corso l'assemblea dell'Ordine dei Camilliani convocata per la nomina del superiore generale.

Ad aggiudicarsi l'incarico fu don Renato Salvatore, inviso a Messina e Puca. Ieri,  a conclusione della requisitoria, il pm Giuseppe Cascini ha sollecitato nove anni di reclusione per Alessandro Di Mao e per Mario Norgini, all'epoca dei fatti in servizio al Nucleo Speciale Tutela Mercati delle Fiamme Gialle. Entrambi sono accusati di concorso in sequestro di persona, corruzione e falso. Cinque anni di reclusione sono stati chiesti per lo stesso padre Renato Salvatore (imputato di sequestro) e per un altro finanziere, Danilo Bianchi (corruzione).

Secondo la procura, Puca e Messina, contrari alla elezione di don Renato, furono «indotti con l'inganno - è detto nel capo di imputazione - a ritenere di essere oggetto di indagine da parte della procura di Napoli sulla gestione dell'ospedale di Casoria e vennero convocati presso il Comando di Roma per essere sottoposti a un interrogatorio simulato».

 In cambio di ciò i tre finanzieri avrebbero ottenuto 96 mila euro dal commercialista Corrado Oliverio, già condannato a quattro anni e otto mesi in un procedimento connesso. Nel corso della requisitoria il pm Cascini ha detto che «l'obiettivo di questa attività illecita era tenere Messina e Puca il più lontano possibile dal luogo in cui si svolgevano le operazioni di voto».

 La sentenza è prevista il 27 gennaio prossimo.