IL PASSATO CHE RITORNA

Diga foranea costruita in difformità al progetto: venti anni di silenzi, misteri e leggende

Storia di abuso e omertà di ieri e di oggi

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Diga foranea costruita in difformità al progetto: venti anni di silenzi, misteri e leggende

ABRUZZO. Come si poteva facilmente prevedere nessun amministratore, ente o soggetto politico o privato ha proferito parola alla notizia scoperta dal Forum H2o circa le difformità della diga foranea.

Nessuna delle tante persone che negli anni hanno avuto un qualche ruolo e, dunque, potevano  sapere che l’opera  era in realtà un “abuso edilizio”, ha commentato il caso e contribuito a fare chiarezza sull’argomento.

  Che la diga sia stata costruita in modo non conforme lo provano documenti ufficiali, come già scritto da PrimaDaNoi.it,  già analizzati da decine di tecnici e studiosi che hanno notato la “stranezza” mai  segnalata agli enti competenti. Mai prima d’ora la notizia era stata divulgata.

Mai si è aperto un dibattito di questo argomento in sede di nuova progettazione del piano regolatore portuale.

Si pensi che proprio l’atto del 2011 del commissario straordinario e la relazione tecnica dove è riportata la frase che confessa una verità “sconvolgente” finì alla procura dell’Aquila che aprì una controversa inchiesta sullo smaltimento dei fanghi del dragaggio acquisendo anche quel documento ma non notando quella riga così come non è stata notata da tutti gli altri in venti anni.

Intanto aumentano i dettagli, forniti da voci che si ripetono da anni e ad oggi molto difficili da controllare in mancanza di documenti.

Una di queste voci vorrebbe che la diga foranea di fatto non è mai stata sottoposta a collaudo e per questo mai accatastata.

Dettagli non secondari che potrebbero persino far aprire procedure risarcitorie che però nessun amministratore attuale sembra aver voglia di intraprendere.

La difformità progettuale rilevata da fonti ufficiali, però, non è dettaglio secondario perché proprio i collaudatori avrebbero dovuto rilevarla ma saltando il collaudo, così come raccontano le voci di popolo, la vicenda potrebbe essere stata “insabbiata” lasciandola cadere nel dimenticatoio. Del resto chi avrebbe potuto mai immaginare una cosa del genere?

PESCATORI E LA DIGA FORANEA

I pescatori che nei primi anni ’90 fecero la spola per le maestranze sul cantiere della diga hanno sempre raccontato che l’opera fu costruita più vicino di quanto previsto per varie ragioni. Di certo più vicina alla costa significa fondali più bassi e, dunque, meno materiali da impiegare e meno lavoro da pagare dopo l’appalto vinto.

Ma chi autorizzò la ditta esecutrice rimane un mistero.

Secondo alcuni la diga, anche se fosse stata costruita in conformità e, dunque, più lontana dalla costa avrebbe comunque creato secche e problemi anche se, forse, in quantità minore visto che il fiume avrebbe avuto maggiore sfogo.

Alcuni pescatori hanno raccontato negli anni che molti volevano la diga più vicina perché in questo modo il porto canale sarebbe stato più protetto.

Verissimo, ma anche l’insabbiamento sarebbe stato maggiore così come poi è stato effettivamente.

Resta il fatto che un’opera costata miliardi di lire e sotto i riflettori per decenni non può essere spostata a seconda dell’umore né delle proteste della popolazione né degli operatori a fronte di un progetto esecutivo approvato.

Per farlo ci sarebbe voluta una variante che evidentemente non c’è mai stata ed anche questa è una anomalia.

C’è poi chi ricorda nel 2001 che l’allora consigliere comunale di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, andò fino ad Ancona al genio civile a cercare il progetto esecutivo ma non lo trovò.

Altro mistero.

Ma poi il progetto esecutivo è mai saltato fuori?

Possibile che non si possa fare una verifica delle carte?

IL MINISTERO NEL 2001:«ORMAI L’OPERA E’ APPALTATA POI TROVEREMO I SOLDI PER AGGIUSTRARLA»

Chi si spese molto dal 1998 fu Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista che da poco era stato rieletto in consiglio comunale ed insieme ad Augusto Di Luzio (An) si batterono contro la diga foranea ed il nuovo porto.

Acerbo ricorda che i pescatori si battevano per la diga foranea perché avevano paura e che la notizia della difformità progettuale era già emersa allora e poi evidentemente si è insabbiata come il porto.

L’ex consigliere ricordo i tanti incontri anche con l’ingegner Occhipinti del genio civile opere Marittime di Ancona e alcuni incontri al ministero con il responsabile per i porti.

«Responsabile al ministero era originario di Castilenti», ricorda Acerbo, «ricordo che ci disse la famosa frase “consigliere lei c’ha ragione, intanto l’opera è appaltata poi troveremo le risorse per aggiustare”». Proprio come poi è andata: la diga fui costruita nel 2001, il nuovo porto inaugurato il 2005, nel 2006 già era pronto il progetto del nuovo piano regolatore portuale (quello di cui si parla oggi e si attende l’approvazione mentre opere connesse sono già partite e contestate).

Quel dirigente del ministero accolse la delegazione con calore rinfrancato di incontrare conterranei ma non seppe o potè far nulla per fermare uno scempio che dopo venti anni non ha ancora terminato i propri effetti nefasti sulla città.

Anche l’ex sindaco di Pescara, ingegnere Carlo Pace, che all’epoca aveva una collaborazione con l’Università di Ancona -che a sua volta collaborò con l’ingegnere Occhipinti del Genio civile per la progettazione- potrebbe aggiungere particolari importanti ma quando all’epoca si cercò il progetto nemmeno all’università lo si trovò.

Il vice sindaco Enzo Del Vecchio dice di non saper nulla al riguardo ma ha promesso di interessarsi al caso per capire dove finiscono le leggende e dove inizia la verità anche se il Comune ha competenze residuali in materia.

Se anche a distanza di venti anni tutti questi misteri non saranno chiariti e non verrà fatta luce e trasparenza sarà difficile arginare l’ondata di malumore di chi sosterrà (e già inizia a sostenere) che in realtà il nuovo piano regolatore portuale, varato appena un anno dopo (2006), l’inaugurazione del porto sia solo un modo per coprire definitivamente le vecchie magagne.

Resta da capire se poi è possibile intervenire con nuove opere (il nuovo piano regolatore portuale che costerà almeno 300mln di euro) su un “abuso edilizio” che tra l’altro dovrà essere aperto a metà per consentire il deflusso del fiume.

Per ora c’è solo un silenzio tombale che però racconta bene la politica di ieri e di oggi.