LA SENTENZA

Concessione Santa Croce, Tar sconfessa la Regione e dà lezioni in tema ambientale

Senza Via e senza piano delle acque: ente sconfessato su tutta la linea in primo grado

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

592

ACQUA MINERALE

CANISTRO. Il Tar L’Aquila ha bocciato il bando della Regione Abruzzo sulla concessione dell’acqua Santa Croce.

Il giudici del tribunale amministrativo hanno stabilito che la gara per l’individuazione del soggetto cui assegnare la concessione per lo sfruttamento del giacimento di acque minerali “Fonte S. Antonio – Sponga”

è da ritenersi a tutti gli effetti viziata per mancanza della valutazione di impatto ambientale, per la mancanza del piano di tutela delle acque e perché il Comune di Canistro non è stato coinvolto nell’iter di formulazione del bando.

Era stato proprio il Comune, con un corposo ricorso firmato dai legali Salvatore Braghini e Renzo Lancia, a diffidare nei mesi scorsi  la Regione davanti al tribunale amministrativo ma dai vertici regionali nessuno stop: si è andati avanti senza esitazione.

Adesso bisognerà procedere con un nuovo bando e una nuova gara europea mentre sala la preoccupazione per i livelli occupazionali.

La gara era stata  affidata, prima di essere congelata,  all’impresa Santa Croce di Camillo Colella.

I giudici rilevano la necessità della valutazione di Impatto ambientale, qui mancante,  in quanto, sottolineano che bisogna «preventivamente accertare in concreto e preventivamente la “sostenibilità ambientale” del prelievo derivante dalla concessione».

E la sentenza prosegue: «la prevista concessione (di durata trentennale) confligge con l’assenza di un Piano regionale delle acque minerali e termali mai adottato dalla Regione, in quanto sicuramente impattante su qualsivoglia progetto di pianificazione, e risulta disposta in assenza degli elementi normativamente a base delle misure attuative della annunciata politica di valorizzazione e gestione del patrimonio delle acque minerali e termali».

Secondo i giudici non può ritenersi valida nemmeno la difesa della Regione secondo cui la valutazione di impatto ambientale in questo caso sarebbe da escludersi  come stabilito dal decreto legislativo 152 del 2007. Il decreto in questione, si fa notare nella sentenza, «esclude da tale valutazione l’utilizzo di acque sotterranee, anche di quelle termali e minerali, nei caso in cui la derivazione non superi i 100 litri al secondo. Orbene, il riferimento operato conferma vieppiù la necessità dell’incombente procedimentale, posto che in alcun atto istruttorio è dato rinvenire che la derivazione sia inferiore a 100 litri al secondo; al contrario, nessun limite è posto all’emungimento (negli atti di indizione della gara e nello stesso Capitolato), onde il concessionario sarebbe abilitato all’emungimento per l’intera portata della derivazione (superiore a 100 l/sec.)».

Sempre secondo il Tar senza la Via e senza il piano delle acque si arriva ad una «determinazione concessoria del tutto ignara delle sue conseguenze ambientali e decisamente traslata sugli effetti meramente gestori della risorsa».

Se poi si considerai la peculiare ubicazione della sorgente “Fonte S.Antonio – Sponga  «è di tutta evidenza la necessità di una preventiva e attenta valutazione di impatto che, la stessa Regione ha riconosciuto totalmente omessa».

«Una vittoria non solo del Comune» commenta il sindaco di Canistro, Antonio Di Paolo, «ma per l'intera comunità locale e per i lavoratori che saranno rappresentati nella stesura del prossimo bando di gara. Lanciamo ora un appello alla Regione affinché organizzi quanto prima un tavolo di lavoro, a cui questa volta venga chiamato anche il Comune. Un tavolo in cui si tenga conto di tutte le prescrizioni che ha deciso il Tar nella sua sentenza».