EFFETTI COLLATERALI

Trivelle alle Tremiti. Lo studio: «gli effetti negativi dell'airgun a decine di chilometri»

A rivelarlo non sono i ‘soliti’ ambientalisti ma l’Ispra e Ministero Ambiente

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Trivelle alle Tremiti. Lo studio: «gli effetti negativi dell'airgun a decine di chilometri»

Concessione Petroceltic

ABRUZZO. L'airgun, la tecnica di ricerca di idrocarburi che il Governo ha autorizzato di fronte alle Tremiti, davanti alla costa vastese, può avere effetti a decine di chilometri di distanza, almeno 50.

La denuncia arriva dal Coordinamento No Ombrina.

 Le Tremiti sono solo a 24 km dal permesso rilasciato dal Mise. Secondo il coordinamento basta leggere, infatti, il rapporto tecnico dell'Ispra del maggio 2012 in cui si ritiene, richiamando studi effettuati all'estero, che la distanza minima tra due imbarcazioni che stanno conducendo rilievi sismici in contemporanea debba essere di ben 100 km.

Questo perchè le esplosioni producono fortissimo rumore che possono investire gli organismi a grandissima distanza.

 «In un ambiente vulnerabile come quello dell'Adriatico e in vicinanza ad una delle più belle aree protette marine del Mediterraneo, è già incredibile che venga autorizzata questa attività per soli scopi di ricerca di idrocarburi», denuncia il coordinamento. 
Ancora più grave, sostengono gli ambientalisti,  che le linee guida dell'ISPRA siano uscite a maggio 2012 e che il Decreto interministeriale di V.I.A. positivo per questo permesso di ricerca emanato tre mesi dopo il 7 agosto 2012 non riporti le precauzioni ritenute utili dall'ISPRA.

Infatti tra le prescrizioni del Decreto rilasciato a favore della Petroceltic si può leggere che sarà la società stessa a valutare la distanza tra le barche mentre nei decreti rilasciati ad altre società successivamente il Ministero ha imposto la prescrizione più dettagliata. Ma si parla della stessa attività.
«Pertanto i cetacei e i pesci attorno alle Tremiti (che sono teoricamente un'area protetta) dovranno votarsi al buon cuore della Petroceltic», dice il coordinamento No Ombrina. Infatti la società valuterà lei a che distanza potranno essere svolte due attività di ricerca con airgun in contemporanea. Negli altri decreti due navi che fanno airgun in contemporanea dovranno posizionarsi ad almeno 55 miglia (100 km) l'una dall'altra.

Come si spiega questa divergenza? Anche le altre prescrizioni sono molto meno restrittive di quelle imposte nei decreti di V.I.A. più recenti che pure rimangono secondo gli ambientalisti «assolutamente inaccettabili».

 Infatti nei vari decreti il Ministero ammette che i cetacei e la restante fauna vengono disturbati e allontanati dalle esplosioni. I cetacei hanno, sulla carta, lo stesso livello di protezione internazionale di un'Aquila reale. Se un qualsiasi cittadino italiano entra in un parco nazionale e inizia a gettare petardi sotto un nido del rapace viene arrestato dalla Forestale.

«Qui invece», contestano gli ambientalisti, «è lo stesso ministero a permettere il disturbo che gli animali in riproduzione o in foraggiamento possono essere allontanati dal loro ambiente. Un Capodoglio avrà le sue ragioni per aver scelto di vivere in quell'area o no, caro Ministero dell'Ambiente?».

 

IL LIMITE DELLE 12 MIGLIA
Questo, sempre secondo gli ambientalisti, fa comprendere, tra l'altro, quanto sia «ridicolo» il limite delle 12 miglia in queste vicende.

Il Ministero dell'Ambiente sembra non essersi accorto che riconoscere che gli effetti possono arrivare a decine di km (almeno 50; 100 km diviso due) vuol dire ammettere di inserire prescrizioni che devono poi trovare applicazione sul mare di competenza di un altro paese, la Croazia. Ne consegue che doveva essere effettuata una Valutazione di Impatto transfrontaliero, come impongono le norme comunitarie in materia di V.I.A.

«Questo è il livello delle Valutazioni di Impatto Ambientale nel Paese di cui dovremmo fidarci secondo il Ministro Guidi, tanto che recentemente il Ministero dell'Ambiente e il Ministero dei Beni Culturali hanno ritenuto opportuno emanare un surreale Decreto interministeriale rivolto a loro stessi che definisce come scrivere un...decreto di V.I.A».

 Secondo il coordinamento No Ombrina i ministeri farebbero bene a ritirare, anche in autotutela rispetto ad evidenti violazioni del diritto comunitario che espongono il paese al rischio di procedure di infrazione, i vari decreti di VIA rilasciati negli ultimi anni a favore dei petrolieri, compreso quello in favore di Petroceltic. In ogni caso sembrano sussistere numerosi motivi per impugnare il provvedimento davanti al TAR del Lazio.