REINDUSTRIALIZZAZIONE

Alberto Filippi, l’ex senatore della Lega che vuole investire 44mln a Bussi

Chi è l'imprenditore che ha in tasca uno dei progetti più concreti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1992

Alberto Filippi, l’ex senatore della Lega che vuole investire 44mln a Bussi

BUSSI. Cosa c’è nel futuro di Bussi post discarica è ancora presto per dirlo.

Mentre la bonifica è ancora lontana e si aspetta l’esito dell’appalto, il sindaco Salvatore Lagatta e i sindacati premono per avviare al più presto una nuova fase, quella in cui Bussi potrebbe tornare ad essere nuovamente un polo industriale che conta e smettere i panni di territorio disgraziato che negli anni ha accolto quintali e quintali di rifiuti chimici.

Uno dei nomi più ricorrenti per interpretare il ruolo di ‘salvatore’ di Bussi è quello di Alberto Filippi, 50 anni, industriale vicentino del settore farmaceutico, ex deputato, ex senatore, ex leghista (cacciato).

Nei mesi scorsi Filippi è stato anche a Bussi a presentare il suo progetto da oltre 40 milioni di euro all'interno della zona Solvay, sul lotto della ex Medavox. Un piano di ampio respiro che coinvolgerebbe 250-300 unità lavorative, compreso l'indotto produttivo.

L’amministrazione comunale crede fortemente in questo progetto che prevede il mantenimento dei 70 dipendenti oggi in forza alla Solvay, la realizzazione di un settore di produzione farmaceutica che dovrà svilupparsi in maniera modulare con all'inizio 50 lavoratori, e la prospettiva di inserire altri 7/8 moduli con 15 lavoratori ciascuno, in relazione agli andamenti futuri dei mercati. Filippi vorrebbe pure continuare la produzione di Eureco (prodotto di detergenza) ora di Solvay.

Ma chi è Filippi? Già vicepresidente della Commissione Esteri al Senato, consigliere Comunale per Vicenza, dice di sé: «Faccio politica per passione e non per professione con più Idee e Ideali. Più lontano dalla vecchia politica, più vicino ai problemi del cittadino. Diritti verso un unico obiettivo, la qualità della vita per tutti».

Di professione imprenditore, nel 1999 ha assunto la carica di amministratore delegato della Unichimica srl di Torri di Quartesolo, azienda di famiglia di cui Filippi rappresenta la terza generazione. Dal 2002 è al vertice di Uniholding SpA.

Nel 1994 si iscrive alla Lega Nord e viene nominato lo stesso anno assessore all'urbanistica, ecologia e ambiente nel comune di Arcugnano, in provincia di Vicenza. Nel 2006 viene eletto deputato, due anni dopo diventa senatore.

Nel luglio del 2011 la Lega lo caccia e lui aderisce al gruppo parlamentare di Coesione Nazionale prima, per poi passare dopo qualche mese a La Destra e tornare infine al Gruppo misto.

L’ESPULSIONE DALLA LEGA

Ma perché il partito di Bossi lo cacciò? La cosa non è stata mai chiarita fino in fondo ma lui la prese con filosofia sostenendo: «dopo 3 anni di guerra serrata, di battaglie senza quartiere, di calunnie e bugie, finalmente sono riusciti a farmi fuori».

Il segretario nazionale Gian Paolo Gobbo assicurò che nulla c’entravano le vicende giudiziarie di Filippi.

L’INCHIESTA

Nel 2011, infatti, l’allora senatore venne indagato dalla procura per false fatturazioni legate alle sponsorizzazioni del Grifo, la squadra di calcio a 5 di Arzignano (Vicenza). Secondo le ipotesi dell’accusa, l’azienda della famiglia Filippi avrebbe avuto tra il 2003 ed il 2006 uno scambio di false fatture con Andrea Ghiotto, patron del Grifo, per circa un milione di euro.

Il caso fece molto scalpore in città ma Filippi e la sua famiglia si sono sempre dichiarati innocenti.

Ghiotto sosteneva di ricevere dagli «sponsor compiacenti» il denaro per le sponsorizzazioni della sua squadra di calcio, emettere fattura nei loro confronti trattenendo però per sé soltanto una percentuale della cifra ricevuta e restituendo il resto della cifra all’azienda che si era prestata al gioco. In questo modo Ghiotto incamerava denaro in nero mentre lo sponsor abbatteva l’imponibile delle proprie denunce dei redditi inserendo in bilancio costi che non erano realmente stati sopportati, riducendo così il proprio debito verso l’Erario.

FILIPPI SI E’ SEMPRE PROCLAMATO INNOCENTE

«Sono accusato da una persona che dice tutto e il contrario di tutto», ha sempre ripetuto Filippi, «e ha già smentito un mio coinvolgimento, sostenendo che si era trattato soltanto di una "vendetta". I fatti contestati si fermano al 2006, anno in cui io non ero ancora sceso in politica, e riguardano sponsorizzazioni da 150 mila euro a stagione, fatte dal mio gruppo, l’Unichimica, che fattura 40 milioni di euro all’anno, alla squadra di calcio a 5 di Arzignano, dove chiudo il 40% dei miei affari».

Ad aprile scorso è arrivata la sentenza di assoluzione per decorsa prescrizione.

Una prescrizione "accettata" «per tutelare da ulteriori stress» il padre ultraottantennee.

E dopo la sentenza Filippi se l’è presa un po’ con tutti: dalla stampa che «ha cercato del male che non ci sarebbe stato», e i politici che lo avrebbero attaccato per fargli del male, creando così danni anche alla comunità: «nella guerra del terrore per le sponsorizzazioni», rivelò, «ci hanno rimesso anche piccole società bocciofile che aiutavo. E Unichimica ha lasciato sul terreno degli sgambetti politici 20 milioni di euro... Anche dopo queste vicende risponsorizzerei il Grifo, ma mai più mi candidrerei da senatore…».

«In realtà la prescrizione è di 7 anni e mezzo e vorrei far notare che alla giustizia io ho dato 9 anni e mezzo, ben più del dovuto», ha detto ancora alla stampa veneta. «Ho resistito finché ho potuto, ed ho ‘usufruito’ della prescrizione solo quando la vicenda giudiziaria metteva a rischio non solo la responsabilità sociale nella conduzione di un’azienda con 49 dipendenti, ma anche la salute della mia famiglia».

La vicenda gli è sicuramente costata molto in termini politici: «a suo tempo la Lega Nord mi fece una guerra senza quartiere partendo da questa vicenda. Senza contare che con il loro atteggiamento persecutorio hanno messo a repentaglio non solo Alberto Filippi politico, ma anche l’imprenditore e il cittadino oltre che i 49 stipendi che paga mensilmente ai suoi dipendenti. E’ stato un episodio gravissimo, oggi nessuno può più dire che ero uno speculatore e la verità è emersa pienamente, solo che i costi di questa guerra hanno travolto la mia famiglia, i miei dipendenti e la collettività».