FOGNA ADRIATICA

Pescara, mare ancora non balneabile. «A rischio la prossima stagione estiva»

Forum acqua: «D’Alfonso dichiari lo stato di emergenza»

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Inquinamento. Dopo il monitoraggio la scoperta: il fiume inquina il mare

PESCARA. Pessimo periodo per la qualità dell’aria e dell’acqua del mare a Pescara.

La città si trova a dover fronteggiare una doppia emergenza ormai da mesi. Da martedì scatterà il provvedimento targhe alterne per due giorni a settimana, fino a fine marzo. Ma per le acque di balneazione i rimedi tampone sembrano ben più difficili. C’è bisogno di interventi massicci e strutturali e il tempo scorre in fretta. Si risucirà a trovare qualche soluzione prima della stagione estiva per evitare i guai dell’anno scorso?

A lanciare l’allarme è il sindacato dei balneatori Sib Confcommercio,  dopo che in Comune sono arrivati i dati relativi a escherichia coli e colibatteri fecali nelle acque del mare: i risultati delle ultime analisi, effettuate dall’Arta, sono allarmanti.

Il presidente Riccardo Padovano non nasconde la preoccupazione dopo che le analisi attestano che il mare risulta ancora non balneabile.
«Siamo preoccupati perché si rischia davvero di vanificare la prossima stagione turistica estiva e siamo arrabbiati perché malgrado le tante conferenze stampa, i tanti convegni e le riunioni fatte per sollecitare interventi strutturali su depuratori e scarichi abusivi ad oggi nulla è stato fatto».

Secondo Padovano il tempo è scaduto e si chiedono interventi decisi ed immediati da parte della Regione Abruzzo e da tutti gli Enti coinvolti nella vicenda affinchè vengano affrontati i tanti nodi venuti alla luce in questi mesi.
«Cosa si aspetta ad intervenire sui depuratori che non funzionano?», chiede il presidente del Sib. «Cosa si aspetta ad intervenire sugli scarichi abusivi che sono stati finalmente rivelati in questi giorni? Cosa si aspetta ad avviare il dragaggio del Fiume Pescara che anch’esso contribuirebbe ad attenuare l’inquinamento del mare?»
Su quest’ultimo punto l’associazione di Padovano  aveva dato la propria disponibilità, alla presenza del Ministro Nencini, a partecipare ad un progetto compartecipato che mettesse in sinergia il dragaggio del Porto di Ortona con quello di Pescara per risolvere il problema e riqualificare anche il litorale eroso.
Ma anche su questo dopo la riunione tenutasi in Regione lo scorso 22 dicembre non è arrivato alcun segnale tangibile.
Intanto il Forum dell’Acqua chiede a D’Alfonso di dichiarare lo stato di emergenza.

Secondo l’associazione, però, non si possono imputare solo agli scarichi abusivi dei privati le cause del forte inquinamento delle acque dei fiumi e quindi del mare.

Un mese fa il Forum ha elaborato un dossier dove si denunciava la situazione totalmente fuori controllo dei depuratori dei comuni che insistono lungo le aste fluviali della regione, con dati riguardo i colibatteri fecali che spesso raggiungono milioni di unità e la presenza della salmonella in molti scarichi.

«Il silenzio della Regione sulla questione è  molto preoccupante», dice Loredana Di Paola. «E' indispensabile che il governatore D'Alfonso e la sua Giunta dichiarino lo stato di emergenza e, come da promesse elettorali, vengano stanziati cospicui finanziamenti sulla depurazione, anche a discapito di altre tipologie di infrastrutture».

L'Abruzzo e' stato gia' condannato due volte dalla Corte di Giustizia su altrettante procedure di infrazione e vi e' un'ulteriore procedura aperta, con la conseguenza che, oltre ai danni sanitari procurati ai cittadini e all'intero comparto turistico costiero, presto potremmo trovarci nella condizione anche di pagare all'Europa multe salatissime.

Il 3 dicembre il Forum Acqua assieme alla Confcommercio ha inoltrato un accesso agli atti alle quattro province per sapere quali e quanti depuratori comunali hanno regolare autorizzazione allo scarico e se sono state comminate le dovute sanzioni nell'anno 2015.

Ad oggi (scaduti i 30 gg secondo i termini di legge) ha risposto solo la provincia di Teramo. In sintesi : 38 sono gli impianti autorizzati, di cui 12 sono risultati fuori norma e piu' volte sanzionati; 11 sono gli impianti non autorizzati e che ai controlli sono stati sanzionati. Il dato finale emerso e' che su 49 impianti (autorizzati e non) il 50% e' costantemente fuori norma. L'altro dato paradossale e' quello sulle sanzioni comminate, sempre per il 2015, che vanno dai 3000 ai 6000 euro per ogni controllo, per un totale di 415.000 euro di cui la provincia di Teramo, ad oggi , non ha incassato neanche un euro. Ora se questa e' la situazione del Teramano che, secondo i dati Arta, e' la provincia che versa in condizioni meno peggiori si puo' gia' immaginare la condizione delle altre province e anche il motivo per cui hanno questa reticenza a fornire i dati richiesti (che dovrebbero, per obbligo di legge, essere pubblicati sui siti ufficiali ogni 4 mesi).