IL FATTO

Fotovoltaico Pizzoferrato, riaperte le indagini. «Il sindaco si preoccupi»

Tarantini: «situazioni di diffusa illegalità ed abusi commessi»

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Fotovoltaico Pizzoferrato, riaperte le indagini. «Il sindaco si preoccupi»

PIZZOFERRATO. La nota datata 3 dicembre, della Soprintendente di L’Aquila conferma che  le opere di valorizzazione ai fini turistico ricreativi dell’asta fluviale del Sangro – 2° stralcio – Comuni di Pizzoferrato-Gamberale e Quadri non vi sono  stati mai rilasciati permessi o nullaosta da parte dell’ organo statale nè tanto meno sono stati inviati elaborati/progetti dalla stazione appaltante (la ex Comunità Montana di Quadri).

I lavori in questioni sono quelli del sistema fotovoltaico di 2 MW a Pizzoferrato, in località Piana del Mulino già finiti sotto la lente della magistratura che nell’autunno del 2014 ha sequestrato l’impianto e iscritto nel registro degli indagati 7 persone.

Per l'ex sindaco Nicola Tarantini, un dipendente comunale e cinque addetti della società che ha realizzato l'impianto ipotesi di reato in materia ambientale ed edilizia. Ma adesso secondo il consigliere comunale Carmine Tarantini anche l’attuale sindaco Fagnilli dovrebbe preoccuparsi anche perché le indagini sono state riaperte.

La nota della Soprintendenza oltre a dar conto dei fatti al Ministero dell’Ambiente che risulta l’ente  che ha fatto riaprire le indagini, attenziona, tra l’altro,  anche la Procura della Repubblica di Chieti.

«Il sindaco Fagnilli e company bene farebbero a non brindare all’indomani della notizia del rinvio a giudizio delle  persone coinvolte nell’indagine del fotovoltaico», commenta il consigliere comunale Carmine Tarantini.

«REATO NON PRESCRITTO»

«Dalla lettura della nota della Soprintendenza», continua Tarantini, «non emerge alcun indizio circa la prescrizione del reato paesaggistico cosi come invece invocato dagli inquirenti nelle indagini sulle opere fotovoltaiche, forse, proprio in ragione del contenuto espresso dalla III^ sezione penale della  Suprema Corte di Cassazione nella sentenza 48002/2014 che riporta testualmente: debba ritenersi ultimato solo l’edificio concretamente funzionale in possesso dei requisiti Agibilità/abitabilità. Ad oggi, essendo le opere realizzate dalla ex Comunità Montana di Quadri abusive, poiché mancanti dei requisiti di agibilità infatti manca l’accatastamento, le conformità degli impianti, i pareri ecc. esse  costituiscono ancora un abuso per cui non è possibile stabilire la data ultimativa dei lavori e, per di più, risultano anche non sanabili. Successivamente l’analisi documentale ha fatto emergere altrettante situazioni di diffusa illegalità ed abusi commessi sia dalla dirigenza della Comunità montana in capo all’ingegner Palmieri e sia dal Comune di Pizzoferrato in capo all’allora sindaco Fagnilli».

Da come ricostruisce le cose Tarantini risulta che la stazione appaltante (la ex Comunità Montana) avrebbe addirittura dato avvio alle procedure di gara ed affidamento dei lavori prima che ricevesse l’ok dall’organo finanziatore.

«Non dimentichiamo», va avanti il consigliere comunale, «che per tali opere furono sperperati circa 400.000 € di cui: 320.000 da parte della Regione Abruzzo, 60.000 da parte del Comune di Pizzoferrato e soli 20.000 da parte della ex Comunità Montana di Quadri. Inoltre, dalla verifica di tutta la documentazione oggetto di  corrispondenza tra la Regione Abruzzo e la stazione appaltante (la ex comunità montana) emergono  altrettanti indizi che prefigurano certamente reati ben più gravi».

«MANCA L’AUTORIZZAZIONE»

Giusto per citarne qualcuno,  Tarantini tira fuori la nota dell’ex Comunità montana del 22 aprile 2005 con la quale l’ingegner Palmieri trasmette una parte  di documenti ma nessuna autorizzazione. Trasmette un permesso a costruire che rilascia per conto del Comune di Pizzoferrato in favore della ex Comunità Montana, ma ciò non poteva essere fatto perché all’epoca la comunità montana non aveva titolo a richiedere il permesso di costruire (ius aedificandi) in quanto non poteva vantare alcun titolo di proprietà o possesso delle aree di piana del mulino. La conferma infatti, sarebbe rinvenibile proprio sulla scorta del contenuto della nota della Giunta Regionale  direzione ambiente, con la quale si richiedeva integrazione della documentazione trasmessa, tra cui di nuovo le autorizzazioni degli enti competenti.

«La stazione appaltante (la ex comunità montana) aveva esperito le procedure di gara», spiega ancora Tarantini, «avendo addirittura appaltato i lavori e poco dopo iniziati. infatti nella nota a riferimento risulta evidenziato in grassetto la dicitura “necessaria per l’ottenimento dell’assegnazione definitiva del finanziamento” tale ultimo  particolare, lascia chiaramente intuire che l’Ente Regione intimasse l’invio delle autorizzazioni pena la revoca del finanziamento. Dunque al settembre 2005 non c’era ancora stata da parte della Regione la concessione definitiva del finanziamento».

Infine Tarantini lancia una domanda: se  non c’era ancora l’assegnazione definitiva del finanziamento, dunque non c’era ancora la copertura economico/finanziaria per realizzare l’opera, allora come mai l’ingergner Palmieri ed altri in contrasto con l’allora normativa vigente aveva appaltato i lavori?»