PROTESTA CONTINUA

Metanodotto Snam, martedì sit in di protesta

Continua l’occupazione del Comune

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Metanodotto Snam, martedì sit in di protesta

SULMONA. Continua l’occupazione del Comune di Sulmona da parte dei comitati che si oppongono alla realizzazione del metanodotto della Snam.

Da oggi pomeriggio alle 17,30 i cittadini si ritroveranno nuovamente a palazzo San Francesco. Nei giorni scorsi avevano contestato la mancata concessione dell'aula consiliare decisa dal presidente del Consiglio comunale, Franco Casciani.

 Il progetto prevede la costruzione di una centrale di compressione e spinta su una superficie di circa 12 ettari, con 3 turbo compressori alimentati a gas di 11 megawatt termici, un camino alto 14 metri e tre caldaie con camini alti 6,5 metri. Tale struttura si andrebbe a collocare in una zona ad alto rischio sismico (nei pressi della faglia attiva del Monte Morrone) e in un'area che nel PRG vigente risulta essere incompatibile in quanto è una zona a verde agricolo.

Intanto a  distanza di 5 giorni dall'incontro con il presidente della Regione Luciano D'Alfonso, non si conosce ancora quale posizione l’Ente regionale intenda assumere nei confronti del Governo Renzi. 
Su richiesta della stessa Regione, martedì 29 dicembre la delegazione dei comitati cittadini ha consegnato un breve documento contenente tre punti irrinunciabili: la Regione non ritiri, come invece ha chiesto la Snam, le 7 delibere di Giunta con cui è stata negata l'intesa sulla centrale e il metanodotto; il confronto con il Governo e la Snam, deve riguardare non la sola centrale, ma nello stesso tempo anche il metanodotto, essendo il progetto unitario; l'individuazione di possibili alternative non può che avvenire applicando quanto sancito dalla risoluzione della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati del 26 ottobre 2011. 

Secondo i comitati le alternative da considerare devono essere al di fuori della dorsale appenninica ed esse vanno ricercate attraverso l'istituzione di un tavolo tecnico istituzionale che veda il coinvolgimento di tutti i soggetti in campo.
«Se l'atto che il Presidente D'Alfonso e la sua Giunta stanno per adottare sarà basato, in modo chiaro, su questi punti, non potrà che esserci anche l'adesione dei cittadini», dicono i promotori della protesta. «Diversamente ci troveremo di fronte ad un ulteriore tentativo di disattendere la volontà espressa, attraverso numerosi deliberati, da tutti i livelli istituzionali».
L'ipotesi di centrale a propulsione elettrica, presentata come "ambientalmente più sostenibile" secondo i cittadini sarebbe in realtà una sorta di "cavallo di Troia" che consentirebbe alla Snam di insediarsi nel territorio per poi realizzare pienamente i suoi obiettivi. Inoltre l'ipotetica centrale elettrica (di cui in Italia non esistono esempi), comporterebbe inevitabilmente il via libera anche al metanodotto.
«Pertanto respingiamo in modo molto netto ogni "soluzione" che dovesse andare in quella direzione», dicono i cittadini che domani effettueranno un sit-in davanti all’ospedale di Sulmona, in occasione della visita del presidente Luciano D’Alfonso a partire dalle ore 9,30.

Anche Sel dice no al progetto: «collocare la struttura lungo l'appennino è pericoloso, poiché il tracciato ipotizzato passa in una zona ad alto rischio sismico e nelle aree tutelate della regione dei parchi. La richiesta di diversi parlamentari, tra cui i nostri  di SEL, fatta al governo è quella di riprendere la risoluzione del 2011 volta ad istituire un tavolo tecnico sulle alternative al tracciato appenninico del metanodotto e della centrale Snam».

 «Non si può non denunciare il fatto che la Giunta e il Presidente D’Alfonso in primis hanno mostrato un atteggiamento politico passivo nei confronti del governo Renzi, il quale ha attualmente in mano le sorti della battaglia», denuncia Rifondazione Comunista. «Il presidente D’Alfonso, il vice-Presidente Lolli, gli assessori Mazzocca e Gerosolimo, e tutti gli altri responsabili politici della vicenda, non facciano il gioco delle tre carte. La Regione ha il dovere di  confermare il diniego dell’intesa al progetto, e di esigere a gran voce che si istituisca il tavolo tecnico per ridiscutere di metanodotto e centrale nel loro complesso».