SALVATAGGIO A TRADIMENTO

Salva Banche, è guerra costituzionale ma Renzi rassicura ancora

Le associazioni preparano centinaia di ricorsi

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Salva Banche, è guerra costituzionale ma Renzi rassicura ancora

ROMA. Che il “salva-banche” abbia fatto infuriare i risparmiatori azzerati è un fatto incontestabile. Non ha fatto piacere nemmeno a quanti, attenti analisti del diritto, ritengono che il decreto costituisca un precedente pericoloso oltre a mostrare diversi profili di incostituzionalità

Così, mentre nel prossimo futuro si vedranno gli effetti politici di questa manovra salva banchieri, si moltiplicano le teorie secondo le quali diversi principi costituzionali sarebbero stati violati dal decreto come per esempio la norma che sancisce l’inviolabilità della proprietà privata, la esclusione della responsabilità verso i responsabili dei crack delle quattro banche “salvate”, un salvacondotto ed una sorta di cancellazione ad hoc dei reati previsti in ambito finanziario e bancario dal codice penale.

Anche il concetto di ripianare i debiti delle banche con i soldi di chi non solo non ha avuto adeguate informazioni circa le azioni e le obbligazioni che acquisiva e che non aveva alcun potere nella gestione della banca è principio giuridico molto debole e pericoloso.

Intanto il Codacons Abruzzo ha annunciato la costituzione di un pool di avvocati per supportare i risparmiatori ed intravede tre strade di azione: la prima è quella di vedere se ci sono state responsabilità contrattuali o pre-contrattuali da parte della banca e portare all'annullabilità o nullità dell' operazione con una prescrizione di cinque, dieci anni.

La seconda ipotesi é quella di un'azione di risarcimento danni nei confronti della Banca d'Italia per omesso controllo visto che questa secondo noi è una vicenda ascrivibile - afferma l' avvocato Vittorio Ruggieri - alla responsabilità della Banca d'Italia.

La terza strada è quella incidentale rispetto alle due precedenti e che dovrebbe portare ad una declaratoria di incostituzionalità della norma che rientra nella cosiddetta procedura 'Bail In' che entrerà in vigore dal primo gennaio 2016 e che prevede che per salvare le banche in crisi possano essere utilizzati i soldi dei clienti.

Intanto anche ieri è stata giornata campale di lotta e polemiche sempre più dense anche perché proprio il bail in è al debutto nel nostro paese ed il rischio che prima non c’era ora c’è.

Ma il premier Renzi racconta altre storie.

«Il sistema bancario italiano non è a rischio sistemico. Le banche sono solide, addirittura più di quelle tedesche, quindi - dopo il caso di CariFe, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria - non esiste alcun pericolo di contagio o di dover far ricorso al fondo di salvataggio europeo Esm per mettere in sicurezza, seguendo l'esempio della Spagna, il sistema del credito».

 Nell'affrontare, nella consueta conferenza stampa di fine anno, l'emergenza economica più complicata degli ultimi mesi, trasformatasi in nodo politico a livello europeo, il tono di Matteo Renzi è ancora una volta sicuro e deciso.

Il premier garantisce la piena tenuta del mondo bancario e assicura l'assoluto impegno del governo per risarcire gli obbligazionisti subordinati danneggiati dall'operazione sulle 4 banche.

«Chi ha subito danni o è stato truffato deve sapere che lo Stato è dalla sua parte e noi faremo di tutto» perché possa avere indietro quello che ha perso, scandisce il presidente del Consiglio. Anche se - al di là della norma quadro inserita nella legge di stabilità - non è ancora chiaro come sarà stabilito chi, nella vendita dei prodotti subordinati, sia stato effettivamente truffato e chi no. Insomma, Renzi vola alto, ma i dettagli sui risarcimenti, o meglio sul «sostegno» economico a chi ha perso i propri investimenti, sono ancora tutti da definire nei futuri decreti interministeriali che forniranno le linee guida per consentire poi all'Anac di giudicare caso per caso.

Il Comitato "vittime del salvabanche" chiede ad esempio di riconoscere «l'evidente continuità aziendale fra vecchi e nuovi istituti» e destinare i proventi dalla cessione dei crediti delle 'bad bank' proprio al risarcimento integrale di azionisti e obbligazionisti, oltre che di ammettere «l'inaccettabile disparità di trattamento» fra i risparmiatori dei quattro istituti salvati e quelli di Banca Tercas.

Sul fronte delle good bank, pero', si continua a sottolineare che «sono nuove banche e non possono essere destinatarie di azioni di risarcimento», come ha detto Maria Pierdicchi di Nuova Carichieti. Mentre il presidente dei 4 nuovi istituti, Roberto Nicastro, assicura che le nuove banche stanno «predisponendo tutte le carte utili per i risparmiatori e per quelle che saranno le valutazioni caso per caso del fondo».

SI PREPARA LA SVENDITA AI GRANDI GRUPPI

 Istituti che ora hanno ripreso le attività e che presto saranno parte di «gruppi più grandi», dopo il collocamento per il quale «sono arrivate diverse manifestazioni di interesse sia dall'Italia che dall'estero».

 Per la Cassa di Teramo, invece, è stata trovata una soluzione ma la preclusione imposta dall'Ue all'utilizzo del fondo di garanzia ha costretto il governo a scegliere per le 4 banche in crisi il meccanismo di risoluzione.

Per questo sul caso Tercas, ha annunciato Renzi, l'Italia potrebbe presentarsi di fronte alla Corte di Giustizia Ue.

«Le carte che siamo in grado di giocare le giocheremo, compreso il ricorso alla Corte se riterremo che ci siano state violazioni delle condizioni di gioco», ha spiegato il premier.

Quella della parità di trattamento tra i Paesi membri sembra il vero pallino del presidente del Consiglio, che non esita a lanciare qualche stoccata alla Germania.

«In questa fase sto alzando la mano in Consiglio europeo per chiedere: 'Scusate il bail in che vale per l'Italia vale per tutti?», ha chiarito. E del resto, se è vero che nel nostro Paese esistono troppe «banche di paese» che non potrebbero reggere in Europa, è anche vero che, «se il sistema delle banche territoriali tedesche fosse messo sotto osservazione, avrebbe qualche margine di preoccupazione».

 Nel confronto tra le banche dei due Paesi, rincara la dose, «non cambierei con quelle tedesche nemmeno sotto pagamento».

 Renzi sembra intanto frenare sull'istituzione di una Commissione ad hoc: secondo il premier non è il momento di «ragionare se debba essere una Commissione di inchiesta o indagine» e sulla presidenza «deciderà il Parlamento».