OCCULTISMO SANITARIO

Villa Pini dei misteri, l’Intersindacale contro la Regione occulta di D’Alfonso e Paolucci

Trasferimento dei posti letto: quale procedura è stata adottata?

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Villa Pini

l'atrio di Villa Pini

ABRUZZO. Certo che stride parecchio il tentativo volontario o meno di occultare carte pubbliche alla vigilia del 2016 attuando vecchie strategie politiche e amministrative di un tempo. Non andavano bene allora, vanno male oggi con l’aggravante che esistono precisi obblighi di legge che andrebbero rispettati. Capita così che i consiglieri regionali devono lamentarsi di non avere tutte le carte necessarie per valutare il bilancio da approvare entro il 31 dicembre e capita lo stesso anche in sanità dove, oltre gli annunci (qualche volta imprecisi) dell’assessore Paolucci, non si levano molte altre voci né per contribuire ad una informazione che dovrebbe essere doverosa né per contrastare fermamente queste modalità amministrative.

Così nel silenzio molto strano di quasi tutta la classe politica si sta attuando un cambiamento epocale nella sanità abruzzese tra Chieti e Pescara.

Il caso Villa Pini, dopo aver interessato per anni le cronache, sta, invece, calando nell’oblio e nel disinteresse generale proprio nel momento in cui succedono le cose più importanti da 5 anni a questa parte.

Il trasferimento di un ramo d’azienda (come tecnicamente viene definito) in realtà riguarda oltre un centinaio di dipendenti, anche medici, che sono stati traferiti o lo saranno nelle altre strutture private di proprietà dei nuovi proprietari di Villa Pini e cioè Pierangeli, Spatocco e Concetta Petruzzi. Di fatto si stanno trasferendo servizi, specialità e posti letto da una Asl ad un’altra con una procedura che qualche sindacato ha contestato e che rimane occulta e attira su di sé anche qualche perplessità sulla piena regolarità.

Infatti le attuali normative impedirebbero il trasferimento di posti letto da una Asl ad un’altra se non altro perché la distribuzione viene fatta seguendo criteri specifici ed attualmente i posti letto sono calcolati in base alla popolazione e vengono definiti saturi. Saturi dovrebbero essere anche quelli della Asl di Pescara dove invece vengono aggiunti quelli in arrivo da Chieti che viceversa si impoverisce.

Secondo alcuni sostanzialmente Villa Pini è già chiusa, restano in attività le strutture ambulatoriali, ma fino a quando? Mantenere aperta un struttura in termini di utenze, pulizie, riscaldamento, personale per qualche prelievo ematico e qualche esame radiologico non sembra una situazione né lungimirante né economicamente sostenibile.

Eppure tutta la clinica è stata pagata oltre 30mln di euro e sono sempre di più quelli che oggi sostengono di avere le prove che quello sia stato il prezzo per cancellarla definitivamente a vantaggio delle altre cliniche superstiti.

E finora nemmeno i sindacati hanno voluto vedere chiaro sulla procedura amministrativa adottata per il trasferimento dei posti letto da Chieti a Pescara, procedura che dovrebbe prevedere una serie di richieste ed autorizzazioni di alcuni enti pubblici.

Per esempio la società acquirente presenta al Comune in cui intende trasferire parte dell’azienda acquisita la domanda di autorizzazione al trasferimento (ex art. 3 della LR n. 32/2007). La domanda è trasmessa per conoscenza anche alla Regione.

L’autorizzazione è rilasciata dal Comune dopo aver acquisito il parere igienico sanitario dell’Asl cui afferisce l’azienda ed il nulla osta di compatibilità programmatoria della Regione.

Sarebbe interessante leggere proprio tale nulla osta per capire come la regione possa aver autorizzato e motivato il trasferimento dei posti letto scavalcando la legge del 2007.

 L’intersindacale sanitaria abruzzese contesta questo modo di operare della regione Abruzzo e ricorda che con il decreto Lorenzin, a partire dal 1 gennaio 2016, non sarà più possibile accreditare strutture private aventi meno di 60 posti letto e Villa pini ne aveva 59, questo avrebbe determinato l’impulso del trasferimento.

«Una di queste aggregazioni, avvenuta fra strutture sanitarie del privato accreditato aventi sedi situate nell’area metropolitana di Chieti-Pescara, starebbe attuando lo spostamento di posti letto chirurgici e posti letto medici dalla città di Chieti (Villa Pini e Spatocco) alla città di Pescara (Pierangeli) in cambio di posti letto per riabilitazione ospedaliera e per riabilitazione ex art. 26», dice l’Intersindacale, «tutto questo senza che l’opinione pubblica, specie quella teatina, sia messa al corrente delle motivazioni che giustificherebbero la perdita dei reparti, specialmente chirurgici, che da decenni sono stati punti di riferimento, per la qualità e l’impegno di validi professionisti, per trovare risposte ai bisogni di salute della popolazione».

Tutto questo senza che la Giunta Regionale D’Alfonso «renda pubblico, se c’è, quale accordo sia stato sottoscritto con i proprietari delle strutture sanitarie private coinvolte che sta scardinando in silenzio il Piano Sanitario Regionale vigente e che invece richiederebbe un confronto alla luce del sole per definire le modalità di inserimento e di partecipazione delle due facoltà di Medicina e Chirurgia e delle Case di Cura private accreditate (costrette dal decreto ad aggregarsi) al riordino obbligato della rete ospedaliera abruzzese che, per noi dell’Intersindacale Sanitaria Abruzzese, dovrebbe comunque tener conto di altri fattori».

Tra le regole appunto non rispettate secondo l’Intersindacale ci sarebbe proporla dotazione dei posti letto accreditati (3,7 per mille abitanti di cui il 3 per mille per acuti, lo 0,2 per mille per lungodegenza e lo 0,5 per mille per riabilitazione ospedaliera) lo stabilisce una legge regionale del 2007 ancora vigente e non ancora modificata.

L’intersindacale inoltre fa presente che le eventuali riduzioni di posti letto per disciplina dovranno essere adottate in proporzione sia nella rete ospedaliera pubblica che in quella privata accreditata e che la rete ospedaliera del privato accreditato, fermo restando i reparti di eccellenza esistenti nel pubblico,« dovrà essere utilizzata per offrire prestazioni complementari e di supporto alla rete ospedaliera pubblica evitando la duplicazione di discipline mediche e chirurgiche».

 Insomma operare scelte simili in un contesto di opacità simile non pare una scelta lungimirante per la giunta D’Alfonso che invece la pensa diversamente e punta tutto sulla propaganda sperando di fare presa sugli abruzzesi.

Così oltre il travaso di posti letto e l’impoverimento dei servizi a Chieti si registra un ulteriore buco nei conti della sanità generato proprio dall’aumento del budget che i lcommissario D’Alfonso ha operato alcuni mesì fa a vantaggio dei privati.

Più soldi pubblici per maggiori prestazioni che dovranno essere erogati dalle Asl alal clincihe.

E nei giorni scorsi Paolucci ha dichiarato di aver trasferito dal bilancio regionale a quello delle quattro Asl la somma di 235 milioni di euro.

L'operazione contabile è stata possibile solo dopo l'approvazione di una norma, voluta dalla Regione Abruzzo, nelle legge di Stabilità che ha chiarito i termini di una precedente norma che di fatto bloccava tale trasferimento e che non permetteva di utilizzare fondi destinati alla Sanità che transitavano nei bilanci regionali.

 Lo spostamento nelle casse delle Asl di 235 milioni di euro permette alle aziende sanitarie di chiudere tutte le perdite pregresse inserite nei rispettivi bilanci.

Questo passaggio secondo Paolucci «ha una sua fondamentale importanza perché consente di rispettare l'ultimo adempimento richiesto dal ministero dell'Economia per l'uscita dal commissariamento della Sanità da parte della Regione Abruzzo», commissariamento che doveva finire in estate.

«Nel mese di gennaio», annuncia Paolucci, «avremo una convocazione straordinaria del tavolo di monitoraggio per acquisire i pareri positivi alla conclusione della fase commissariale. Inoltre il trasferimento delle risorse permetterà un piano di investimenti straordinario proprio perché coperte le perdite del passato potranno essere utilizzate i saldi positivi delle gestioni recenti».

Il verbale delle riunioni, la bozza o tutti i contenuti nel dettaglio non sono mai stati resi pubblici.