MASOCHISMO

Petrolio e Air gun, Regione Abruzzo sbaglia indirizzo e perde ricorso al Tar

Clamoroso errore, secondo i giudici «non scusabile»

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Petrolio e Air gun, Regione Abruzzo sbaglia indirizzo e perde ricorso al Tar

ABRUZZO. Un errore clamoroso butta a mare ore e ore di discussioni, prese di posizione chiare e bandiere ambientaliste cucite sul petto. La Regione Abruzzo fa la voce grossa, dice no all’airgun e alla deriva petrolifera, si mette contro il Ministero dell’Ambiente, quello dell’Economia e dello Sviluppo… ma alla fine non riesce a trovare l’indirizzo corretto per notificare un atto e crolla tutto.

E’ andata proprio così: è questo il motivo per cui il Tar del Lazio ha rigettato il ricorso della Regione Abruzzo contro il decreto ministeriale che autorizza il progetto di prospezione per la ricerca di idrocarburi nel tratto di mare prospiciente le coste di Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia presentato dalla società Spectrum geo.

L'intervento prevede l'uso intensivo dell'air gun, una tecnica che secondo molti studi scientifici avrebbe effetti devastanti sull'ecosistema marino. Per questo il Comitato via della Regione Abruzzo aveva espresso, nell'aprile del 2013, parere negativo al progetto della società romana.

La bocciatura ha ancora il tempo di essere sanata, dal momento che si tratta solo del primo grado di giudizio, ma il contenuto della sentenza ha del clamoroso.

Se infatti la giunta D’Alfonso ha tutte le buone intenzioni per debellare «gli ufo» e dire no al petrolio, questa volta è incappata in un errore da principianti che secondo i giudici non sarebbe nemmeno scusabile: la difficoltà di scovare un indirizzo (non accorgendosi nemmeno di averlo già sotto al naso) ha fatto andare il ricorso a gambe all’aria. Sarà interessante capire come si riuscirà a ribaltare questa tesi in appello e scongiurare  i lavori della società Spectrum.

In sostanza nel corso della causa c’è stato poco da discutere nel merito della questione, ‘petrolio sì- petrolio no’, ‘airugun pericoloso-airgun innocuo’.

Perché la questione, come detto, si è tutta aggrovigliata intorno ad un errore della Regione, rappresentata e difesa dagli avvocati Manuela De Marzo e Stefania Valeri, ovvero un errore di notifica degli atti da parte dell’ente alla Spectrum Geo LTD, domiciliata presso lo “Studio Lodi” che si è trasferito in P.zza Merolli 2, a Roma,  come dichiarato dal portiere dello stabile. Ma a quell’indirizzo il ricorso è arrivato troppo tardi, oltre 2 mesi dopo dal primo tentativo di recapito.

I giudici hanno fanno notare che il ricorso non è stato notificato nel termine stabilito (60 giorni) alla società: «non valgono ad ovviare a tale carenza», si legge nella sentenza, «né l’istanza di rimessione in termini depositata dalla ricorrente, risalente, peraltro, soltanto al 7 novembre 2015 (ossia, a ben due mesi dopo) né la notificazione da quest’ultima effettuata nei confronti della controinteressata il successivo 9 novembre 2015 (in mancanza, tra l’altro, di un formale riscontro all’istanza di cui sopra)».

Secondo i giudici la Regione avrebbe potuto trovare facilmente il corretto indirizzo del domicilio presso cui effettuare la notificazione «in base a criteri di ordinaria diligenza» e non si tratterebbe dunque di «un “errore scusabile”, con la conseguenza che la notificazione effettuata in data 9 novembre 2015 deve essere considerata “tardiva”».
Ancora più clamoroso è che la Regione in realtà quell’indirizzo ce lo aveva proprio sotto al naso e ne fa menzione nel suo ricorso quanto cita nell’estratto del decreto contestato: l’indirizzo dello Studio Lodi che figurava era già quello di piazza Merolli 2, 00151 Roma.

Sempre i giudici fanno notare che anche altre  amministrazioni locali (il progetto riguarda una vasta zona di Adriatico, dall’Emilia Romagna alla Puglia) si sono attivate dinanzi al Tar per chiedere l’annullamento del decreto n. 103 del 2015 «e sono state pienamente in grado di procedere alla tempestiva notificazione dei ricorsi nei confronti della Spectrum Geo LTD al corretto indirizzo di “piazza Merolli n. 2”»

Cosa è successo, invece, negli uffici della Regione?

Oltre al danno anche la beffa: l’Ente è stata condanna a versare 500 a favore delle Amministrazioni costituite (tre ministeri) e altri 500 euro alla Spectrum.

Ora non spetta che attendere la decisione del Consiglio di Stato: la giunta D’Alfonso ha già deciso di  affidare l’ incarico difensivo all'Avvocatura regionale.

Le due istanze di prospezione presentate dalla società "Spectrum Geo Ltd" riguardano vaste aree dell'Adriatico da Rimini al Salento per un totale di circa tre milioni di ettari.

La decisione dell'esecutivo regionale di presentare ricorso dà seguito alla deliberazione del Consiglio regionale, assunta lo scorso giugno, con la quale si impegnava il Presidente della Regione a proporre le opportune azioni giudiziarie contro il decreto del ministero dell'Ambiente.