A PROCESSO

Inchiesta Caligola, a processo Quarta, Cesarone, Andreola e marito

I fondi sono quelli Ipa Adriatic, contestati anche appalti e consulenze

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Vanna Andreola

Vanna Andreola

L'AQUILA. Dopo tre anni arrivano i rinvii a giudizio dopo l’inchiesta “caligola”.

Il Gup del Tribunale dell'Aquila, Domenico Canosa, ha rinviato a giudizio nove persone nell'ambito della inchiesta della procura della Repubblica dell'Aquila che ha coinvolto la società Ecosfera e la Regione Abruzzo su presunte assunzioni clientelari in cambio di appalti pilotati con fondi europei Ipa Adriatic.

Le indagini della squadra mobile di Pescara (pm Antonietta Picardi) che causarono un vero e proprio terremoto in seno all'ente regionale avevano portato all'emissione di 7 misure cautelari nel gennaio 2012.

Il processo è stato fissato per maggio 2016.

Al dibattimento vanno Duilio Gruttadauria, allora presidente del consiglio d'amministrazione e socio della società Ecosfera; la moglie Anna Maria Teodoro, ex socio Ecosfera; Lamberto Quarta, ex consulente della stessa società ed ex capo della segreteria del presidente Del Turco, coinvolto nel processo Sanitopoli; Giovanna Andreola, ex dirigente del servizio Attività internazionali presso la Regione Abruzzo, il marito Michele Galdi, ex consulente di due società che, secondo i pm, possono essere ricondotte a Ecosfera; Corrado Troiano, socio della società Cyborg Srl; Mario Gay, ex vice presidente dell' Osservatorio interregionale cooperazione sviluppo (Oics) che ha sede a Roma; Camillo Cesarone, ex sindacalista ed ex capogruppo del Pd in Consiglio regionale, anch'esso coinvolto anche nel processo Sanitopoli, Domenico Peca, ritenuto prestanome per alcune attività di Ecosfera.

Prosciolto Bernardo Notarangelo, già presidente della commissione di gara relativa all'appalto contestato dalle indagini.

Il procedimento giudiziario ha incassato alcuni ritardi per difetti di notifiche e altri problemi che hanno fatto slittare più volte le udienze facendo galoppare anche questo processo verso la prescrizione.

L’indagine nacque da una ricognizione più attenta della Finanza alla fine dell’inchiesta Sanitopoli la quale aveva depositato in un rapporto l’informazione secondo la quale Lamberto Quarta subito dopo gli arresti del 14 luglio 2008 aveva ottenuto una consulenza con la ditta ecosfera meno di sei mesi dopo. Una cosa troppo particolare per non incuriosire, un errore forse troppo grosso. C’era però l’esigenza di ritornare in campo e di un paracadute che Quarta ha pensato così di trovare.

La ditta di Duilio Gruttadauria -che al suo interno aveva nel 2008 anche un consigliere di amministrazione di Avezzano (Attilio Mascioli)- è praticamente onnipresente nella nostra regione fin dalla fine degli anni ’90 ma pare vi sia stato un notevole incremento durante i tre anni del mandato di Del Turco. Nella regione nessuno ha mai messo in relazione il fatto che lo stesso Gruttadauria venne nel 2005 per lanciare la candidatura di Lamberto Quarta allora Rosa nel Pugno, segno di un legame stretto e consolidato già da tempo. Nessuno nemmeno aveva mai ricordato che proprio la Ecosfera continuava a macinare affidamenti diretti (e non) in Abruzzo.

Una crescita esponenziale se nei primi anni del 2000 il bilancio era di pochissime centinaia di migliaia di euro. Ecosfera ha fatto un po’ di tutto in Abruzzo e lavorato soprattutto per le amministrazioni pubbliche: ci sono il Comune di Pescara e quello di Teramo e Atessa ma poi soprattutto Regione. Milioni di euro di lavori tra i quali anche una consulenza fondamentale nel molto discusso piano regolatore portuale di Pescara.

Nell’ambito di questa inchiesta l’ex vice presidente della Regione, Alfredo Castiglione, rimediò una condanna in primo grado appellata mentre l’attuale presidente di Regione, Luciano D’Alfonso è stato prosciolto dalle accuse.

Un secondo filone non ha trovato migliore sorte e riguarda pesanti accuse di corruzione nei confronti dell’ex vertice della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, insieme al suo vice Enrico De Nigris. Uno stralcio partì alcuni anni fa verso la procura di Roma che dopo molti mesi avrebbe rimandato nuovamente a L’Aquila per competenza almeno una parte di quel fascicolo. Il tutto ha permesso di tenere di fatto nel congelatore questa parte dell’inchiesta che conterrebbe reati pesanti e fatti accertati che riguardavano la ricostruzione aquilana ormai di più di cinque anni fa.