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Camomilla per risparmiatori beffati Carichieti, iniziative legali per quelli di Banca Etruria

Stessa regione e stessa presunta truffa, due territori, opposte reazioni

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Camomilla per risparmiatori beffati Carichieti, iniziative legali per quelli di Banca Etruria

ABRUZZO.  La sensazione che cresce ogni giorno di più è che dopo il “salvataggio a tradimento” delle banche e lo sgambetto a oltre 10mila risparmiatori ci sia più voglia di parlare e denunciare le pratiche delle banche che non avrebbero operato correttamente. Non a Chieti dove pure molte persone hanno perso tutto o molto ma a differenza della Marche o della Toscana, nel capoluogo teatino non si scende in piazza a protestare… strano fenomeno che pure andrebbe scandagliato.

Forse i chietini e gli abruzzesi non hanno ancora capito veramente quello che è realmente accaduto e che riguarda la sottrazione silenziosa dell’unica banca del territorio rimasta nella nostra regione (dopo la sottrazione delle altre in modo più o meno simili). Ben presto anche la Carichieti come le altre tre banche salvate potrebbero finire nell’orbita di grandi gruppi, magari stranieri. Sono evaporati così 150 anni di storia locale, di rapporti diretti e di aiuto nella crescita di imprese ma non solo.

ANCORA LA MANO TESA AL TERRITORIO

Forse proprio per questo la Nuova Carichieti nella sua prima uscita pubblica ha lanciato, a partire dal primo gennaio 2016, due plafond di 50 milioni di euro ciascuno: il primo destinato al settore dell'agricoltura, gli altri 50 milioni di finanziamenti a tassi agevolati potranno essere richiesti da artigiani, commercianti e piccole imprese.

«Abbiamo davanti un percorso difficile, non è semplice riconquistare fiducia e credibilità. Dobbiamo recuperare questi valori perché l'alternativa è bruciare questa occasione», ha detto l'amministratore delegato Salvatore Immordino. Immordino ha poi fatto riferimento alle vicende dei risparmiatori coinvolti nell'azzeramento delle obbligazioni subordinate: per Carichieti sono 728, e «i casi particolari sono 42, che meriteranno certamente maggiore attenzione. L'auspicio è che i provvedimenti del Governo possano attenuare e garantire gli interventi di sostegno».

Per il futuro la Nuova Carichieti dovrà fare molte cose per risorgere e rinascere ma una più di tutte: mantenere fede a quel nuovo aggettivo che è comparso nel logo, solo così la storia potrà essere diversa.

BANCA ETRURIA: COMITATO PRAGMATICO E INCISIVO

Molto più attivo il comitato dei risparmiatori abruzzesi beffati dalla Banca Etruria che ieri hanno chiesto il sequestro preventivo dei beni della banca come garanzia dei loro presunti crediti.

L'azione legale viene annunciata dall'avvocato del foro romano Vanna Pizzi, legale del comitato Difesa Risparmiatori Banca Etruria di Pizzoli (L'Aquila). L'iniziativa si basa sulla notizia che vedrebbe indagata la stessa Banca Etruria all'interno dell'inchiesta della procura di Arezzo, in base alla legge sulla responsabilità giuridica.

Nel territorio aquilano, in larga parte nel comune di Pizzoli, i soli azionisti e obbligazionisti delle due sedi di Banca Etruria rimasti a mani vuote dopo il salvataggio del governo sono oltre 1500.

I risparmiatori del piccolo comune aquilano hanno perso in totale circa 10 milioni di euro, secondo quanto affermato nei giorni scorsi dal primo cittadino, Gianni Anastasio.

«Oggi si allunga l'elenco degli indagati - commenta l' avvocato - in base alle ultime notizie ci sono persone giuridiche oltre a persone fisiche e quindi delle società. A maggior ragione adesso è opportuno procedere a formulare l' istanza al pubblico ministero di sequestro cautelare dei beni. Se i fondi e i beni di banca Etruria sono confluiti della good bank e se ci fosse una responsabilità giuridica della società, chi è stato leso potrebbe aggredire i beni della persona giuridica che risulta indagata».

 Secondo il legale, «questo permetterebbe a chi è stato danneggiato da una condotta criminosa di avere più probabilità di recuperare il denaro una volta terminato il procedimento. Il sequestro tuttavia deve intervenire velocemente quando si apre un'indagine a garanzia che non venga dismesso o utilizzato in altro modo il patrimonio. In tal modo i creditori a fine del procedimento avranno un patrimonio da poter aggredire per il ristoro dei danni».

 Aumenta intanto il numero degli iscritti al comitato di Pizzoli, primo nato in Italia, che sta raccogliendo sottoscrizioni anche da Lazio e Toscana.

 CARICHIETI, PARADISO OLANDESE, INFERNO IN ABRUZZO

E oggi tutti parlano di una inadeguata sorveglianza di Bankitalia o di controlli annacquati, poco attenti e tardivi.  Della cosa si era già parlato ai tempi del commissariamento della Carichieti giunto nella prima fase del cambio di guardia (2014) dopo la gestione decennale di Francesco Di Tizio e proprio mentre qualcosa si stava facendo per ridurre i debiti, magari non con azioni estremamente radicali o incisive.

Secondo diversi tecnici e la stessa Bankitalia molti dei debiti accumulati da Carichieti sono nati in seguito a scelte sbagliate nella prima decade del 2000 anche per una gestione dei fidi più legata a logiche politiche e clientelari che sulle necessarie garanzie per recuperare i soldi concessi (ecco allora l’aumento dei debiti…).     

Iniziano poi ad emergere nuove informazioni che potrebbero aprire scenari da chiarire e che attengono per esempio alla prima operazione di cartolarizzazione inaugurata proprio dalla Carichieti con Creso 1 e 2, una vera e propria operazione di ingegneria bancaria di cui PrimaDaNoi.it parlò nel 2011 nel silenzio e nell’indifferenza di tutti, compresi dirigenti della banca e di quei 728 clienti rimasti a secco.

Una leggerezza del quotidiano che si attirò per una serie di approfondimenti giornalistici le ire intimidatorie dell’istituto che arrivò a chiedere milioni di euro di danni, salvo poi repentinamente ritirare l’azione giudiziaria intrapresa. Erano i tempi in cui cercavamo di capire meglio il ruolo della Flashbank la banca partecipata al 100% da Carichieti nata all’improvviso e repentinamente cancellata dopo aver incrociato di striscio una inchiesta giudiziaria di Milano.

Ci sarebbe poi da scandagliare con molta attenzione il rapporto tra la Carichieti nella “sperduta” provincia abruzzese con l'Olanda  ed una fondazione di cui non sapremo mai i reali beneficiari…

 BILANCI SPARITI

La fondazione nacque a completamento della cartolarizzazione dei mutui e prestiti Carichieti con loro svalutazione. Ed è curioso che pur impegnandosi non si rinvengono più i bilanci Carichieti dove si trova conferma di tutto, spariti forse per un provvidenziale “diritto all’oblio” che mai come ora sarebbe utile per confondere le acque.

Marino Valentini, ex dirigente Carichieti e membro della Scuola di Studi Giuridici e Monetari (www.giacintoauriti.eu) invece ha memoria buona e sostiene che «parlando di Carichieti, ci si dovrebbe chiedere come mai una banca provinciale ad indirizzo statutario locale, avesse costituito una SIM (la Teti) nell'allora paradiso fiscale del Lussemburgo o ancora come mai, prima del 2010 venne creata una srl costituita allo scopo di ripulire le sofferenze della Carichieti a cui era collegata una fondazione (una Stichting) con sede nelle Antille Olandesi e col nome poco caraibico di "Stichting Theate"? Una fondazione teatina di cui non sapremo mai i nomi dei suoi componenti nel paradiso fiscale dei Caraibi, capitale del gioco d'azzardo».

In realtà la società era basata in Olanda, ad Amsterdam, che ha un regime fiscale con molti lati positivi tra cui quello di non creare molti ostacoli nel trasferimento di denaro nelle ex colonie o dipendenze ed oggi paradisi fiscali

E le società di certificazione dei bilanci?

«Ricordo», spiega Valentini in una intervista sullo stesso sito, «un caso particolare in cui un revisore della Arthur Andersen, società che certifica i bilanci delle banche ed anche della Carichieti, si trovò improvvisamente e stranamente catapultato all’interno della Carichieti alla giovane età di 32 anni e, pur senza avere esperienze bancarie, venne assunto col grado di dirigente alla guida di un importantissimo servizio della Direzione Generale.

Il tutto avveniva in un contesto molto chiuso e provinciale a stretto controllo della politica e dei dirigenti della banca che più di una volta hanno usato la loro determinazione per trasformare l’istituto in una torre d’avorio impenetrabile per meglio custodire segreti.

«La gestione del personale», aggiunge Valentini, «era qualcosa di molto delicato e particolare e chi aveva osato intromettersi nei suoi affari poteva ritrovarsi di colpo col sedere a terra. A fine 2009 il sindacalista di riferimento della prima sigla sindacale della Carichieti per iscritti, venne a trovarsi improvvisamente inviso alla Direzione e, per mera “coincidenza” nel giro di pochi giorni il suo sindacato perse quasi tutti gli associati per diventare il sindacato con meno iscritti della banca».

 LE FALLE DI BANKITALIA O STRATEGIA PRO BANCHIERI

Altro tassello importante viene aggiunto da Sos Utenti che denuncia pubblicamente l'atteggiamento scorretto e vessatorio di alcune Banche Abruzzesi quali «sintomi delle sciagurate gestioni e loro debolezze patrimoniali cercando di addossare alla clientela le loro necessità di coprire "buchi" causati da crediti facili erogati a imprenditori compiacenti,  collusi e incollati ai poteri gestionali Bancari con la pece dei conflitti di interesse».

L’associazione che promette battaglie giudiziarie fa notare che da giugno 2011 a giugno 2015 il numero di clienti sbattuti tra le sofferenze creditizie (ovvero segnalate tra i cattivi pagatori presso la Centrale Rischi della Banca D'Italia di talchè tutte le altre Banche - con la sola eccezione di qualche Banca di Credito Cooperativo -  ne revocano i fidi e promuovono decreti ingiuntivi)  è passato da 21.694 unità per equivalenti € 1,9 miliardi di Crediti deteriorati, a 29.892 posizioni per equivalenti € 4,4 miliardi di crediti.

Nel periodo indicato le banche hanno ottenuto nel frattempo diversi sconti e benefici dai tassi e da alcune norme varate che hanno permesso di ampliare la forbice dei profitti.

«Così come riesce la Sos Utenti», dice l’associazione, «a leggere dalle statistiche la gestione truffaldina a danno della clientela condotta dai manager delle banche Fallite e quelle commissariate e salvate in extremis, poteva e doveva operare la stessa lettura la Banca D'Italia che raccoglie quasi quotidianamente i dati statistici e le determinazioni gestionali da ogni singola Banca.    

E c’è chi dice che il piano sia preordinato: da una parte lasciare corda alle banche locali ben sapendo con quali logiche avrebbero gestito il risparmio ed i fidi per poi colpirle a ragione e salvarle. Il tutto per arrivare alla svendita a vantaggio dei grandi banchieri italiani o forse mondiali.

Si vedrà.