LA SENTENZA

Bollette acqua, se non c’è depurazione si può ottenere rimborso

Lo ha stabilito la sentenza della Cassazione

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Bollette acqua, se non c’è depurazione si può ottenere rimborso

LA SENTENZA. La Cassazione è chiara: il canone dell’acqua non è una tassa – che quindi va pagata a prescindere dalla controprestazione – ma è il normale corrispettivo per un servizio che se non viene fornito o viene fornito in modo non consono al dovuto, al consumatore spetta il rimborso e il risarcimento del danno.

Nella bolletta dell’acqua gli italiani pagano anche il canone di depurazione: se però l’acqua non è potabile, il canone va rimborsato.

Casi simili si sono verificati  nei mesi scorsi anche in Abruzzo ma i cittadini hanno dovuto ingaggiare una lunga battaglia per vedersi riconosciuto il rimborso per un servizio pagato ma mai ottenuto.

Adesso, però, la sentenza della Cassazione (n. 25112 del 14 dicembre 2015) mette nero su bianco il diritto dell’utente ad essere risarcito.

Nel caso deciso dalla Corte, e ricostruito da Notiziario Giuridico, la Pubblica Amministrazione non è riuscita a provare l’esistenza di progetti relativi al depuratore. Così il cittadino matura il diritto alla restituzione della cifra versata per il “servizio di depurazione delle acque”.

Oltre a ciò i giudici di merito hanno spesso riconosciuto anche il diritto al risarcimento per il danno economico conseguente all’approvvigionamento dell’acqua da fonti alternative (per esempio gli scontrini per le bottiglie acquistate al supermercato).

«La sentenza della Cassazione è inequivoca», commenta Notiziario Giuridico: «si ha diritto alla restituzione del canone tutte le volte in cui il Comune sia sfornito di impianto di depurazione centralizzato delle acque. Ciò perché «la tariffa del “servizio idrico integrato” si configura, in tutte le sue componenti, come il corrispettivo di una prestazione commerciale complessa che, anche se determinato nel suo ammontare in base alla legge, trova fonte non in un atto autoritativo, bensì nel contratto di utenza».

Di conseguenza, è irragionevole l’imposizione all’utente dell’obbligo del pagamento della quota riferita al servizio di depurazione anche in mancanza della controprestazione.

L’amministrazione che voglia ribattere alle pretese dell’utenza deve fornire prova dell’esistenza di un impianto funzionante nel periodo in considerazione dimostrando l’effettiva fruizione del servizio di depurazione.