IL SALVATAGGIO

Pizzoli e banca Etruria, ‘evaporati’ 10 milioni di euro

1.500 cittadini riuniti in un comitato

Redazione Pdn

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Pizzoli e banca Etruria, ‘evaporati’ 10 milioni di euro

ABRUZZO. Non solo Carichieti. In Abruzzo sono migliaia i correntisti di Banca Etruria, un altro istituto di credito salvato dal Governo Renzi, che hanno visto andare in fumo i loro risparmi.

Ne sanno qualcosa a Pizzoli, comune di 5 mila abitanti, dove secondo le prime stime sarebbero evaporati circa 10 milioni di euro. Migliaia i clienti rimasti a secco e che pensavano invece di aver messo da parte una garanzia per il futuro.

Il caso è finito nei giorni scorsi anche su L’Espresso che ha ripercorso il dramma di migliaia di correntisti e raccolto l’appello disperato del primo cittadino, Gianni Anastasio, che ha raccontato «la 'banca del paese', era considerata un luogo amico, quasi un'istituzione; e gli stessi dipendenti che ci lavoravano da anni, a volte da decenni, erano diventati per i nostri cittadini un punto di riferimento assoluto. Nessuno poteva immaginarlo questo triste finale».

Ed invece è successo.

Il tradimento della fiducia, per assurdo è per alcuni la parte più difficile da mandare giù, come ha raccontato due giorni fa anche un correntista di Carichieti, cliente da 45 anni dello stesso istituto di credito. Eppure neppure un rapporto ultradecennale lo ha messo al riparo.

Tornando a Pizzoli: i cittadini si sono mobilitati e riuniti in un comitato (oltre 1500 iscritti) coordinati da Vanna Pizzi, consulente di Federconsumatori, alle spalle esperienze nel crac Parmalat e nei bond argentini. Da queste parti il terremoto di Banca Etruria è riuscita in una impresa che nemmeno il sisma del 2009 era riuscito a compiere: mettere in ginocchio l’economia locale.

La perdita media è di 20 mila euro ma c’è anche chi aveva investito somme più cospicue.

«Conosco cittadini», ha raccontato il sindaco, che avevano sottoscritte obbligazioni subordinate «per 250 mila euro; qualcuno si era spinto a trecentomila; alcuni imprenditori locali a capo di aziende redditizie, sedotti dal 3.5 per cento di interesse e su consiglio esplicito della banca, hanno perso di botto 6-700 mila euro. Soldi che erano stati magari accantonati per il Tfr delle maestranze. Nessuno di loro era cosciente del fatto che se Banca Etruria fosse fallita i risparmi sarebbero diventati carta straccia».

E mentre i cittadini sperano di ricevere un risarcimento la magistratura indaga: Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria prima del commissariamento nel febbraio scorso, e l'ex consigliere di amministrazione Luciano Nataloni, già vicepresidente di Banca Del Vecchio, sono stati iscritti nel registro degli indagati nel fascicolo aperto dalla Procura di Arezzo nell'ambito dell'indagine sul conflitto di interessi.

Si tratta del terzo filone di indagine della magistratura aretina su Banca Etruria dopo quello relativo alle cosiddette false fatturazioni e quello per il reato di ostacolo alla vigilanza. 

I nomi di Rosi e Nataloni erano segnalati nel verbale redatto dagli ispettori della Banca d'Italia al termine delle ispezioni sull'istituto di credito aretino. Per Rosi, secondo l'organo di vigilanza, il conflitto risiede nelle attività della cooperativa La Castelnuovese di cui il manager era presidente.

Tra i fidi ora incagliati, cioè un passettino prima della “sofferenza” e della inesigibilità, c’è anche quello concesso per la costruzione dell’outlet di città Sant’Angelo alla società che l’ha costruito, ovvero proprio la coop La Castelnuovese di Rosi.