ECONOMIA

Valle Peligna, «valorizzare Fondo e Confidi per aiutare imprese»

La richiesta di Confesercenti al governo

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Valle Peligna, «valorizzare Fondo e Confidi per aiutare imprese»

SULMONA. Da un’attenta analisi fatta su dati reali nazionali e locali, la Confesercenti della Provincia dell’Aquila ed il Centro Studi Cescot, hanno assodato un dato ormai reale: per far fronte alle esigenze delle imprese italiane le banche non bastano.

Gli ultimi avvenimenti dimostrano che gli istituti di credito hanno sempre maggiore difficoltà a svolgere il loro ruolo di motore dello sviluppo attraverso i finanziamenti alle imprese. 
Tutto questo si nota, in modo amplificato, nelle zone interne del centrosud del Paese e, nello specifico, nell’area peligna; laddove c’è una carenza elevata di disponibilità finanziaria e un eccessivo irrigidimento delle banche stesse nei confronti delle imprese. Se a questo associamo anche la carenza della funzionalità dei bandi pubblici in funzione delle PMI, possiamo solo descrivere una realtà produttiva in veloce dissolvimento.
Ma esistono altri strumenti in grado di affiancare, quando non addirittura sostituire, le banche nel sostenere le imprese che però vengono messi fuori gioco da un sistema creditizio in continuo debito d’ossigeno.
Il Fondo Centrale di Garanzia è uno di questi.

«Sarebbe uno straordinario strumento per le imprese», sostiene Confesercenti, «in particolare per le 43.000 micro imprese che ne hanno beneficiato nel 2015, ma sembra invece destinato più a sostenere la salubrità economico-patrimoniale delle Banche che non a procurare una dose di maggior credito alle aziende italiane. Chi ha dimestichezza con il mercato del credito sa bene che il Fondo è stato utilizzato dalle Banche in parte per offrire nuovo credito richiesto, ma soprattutto per garantire stock di credito in essere con scarso effetto incrementale».
L’osservazione è rafforzata dai numeri del periodo 2011-2015: confrontando cioè la riduzione del credito totale alle imprese, circa 90 miliardi di finanziamenti in decremento sullo stock in essere dal 2011, ed i crediti invece erogati dalle Banche con la garanzia del FCG, circa 50 miliardi aggiuntivi registrati nello stesso periodo. Considerando che la garanzia statale copre operazioni a medio-termine per il 64% del totale erogato, ma che solo il 22% è diretto a sostenere nuovi investimenti, è lecito quindi supporre che una parte molto significativa si riferisca a credito in essere, il quale è stato in qualche modo affiancato dalla garanzia pubblica.
I Confidi dal 1 gennaio al 30 settembre di questo anno hanno istruito sul Fondo oltre 34 mila operazioni relative ad oltre 3 miliardi di euro di finanziamenti erogati e a 1,4 miliardi di euro di controgaranzie (47%) rilasciate al sistema produttivo nazionale. L’importo medio per operazione finanziata, circa 87 mila euro, comprova che i Confidi continuano ad assistere le micro e piccole imprese ed i numeri rendono evidente la forte leva finanziaria che assicura al decisore pubblico un utilizzo maggiormente virtuoso delle risorse dei contribuenti. Di contro, le Banche, nel loro accesso diretto al Fondo, hanno assistito nello stesso periodo oltre 37 mila operazioni, relative ad oltre 7,5 miliardi di euro di finanziamenti sui quali hanno richiesto una copertura in garanzia diretta pari a quasi 6 miliardi di euro (76%).

Per tutto questo, la Confesercenti chiede al Governo, misure in grado di disciplinare l’attività del Fondo di Garanzia e di valorizzare quella dei Confidi che nell’attuale panorama del sistema creditizio rappresentano una reale possibilità per migliaia di imprese.