VERSO IL TRAGUARDO

Processo Bussi bis, verso il nulla di fatto (bis)

Male che vada scatterà la prescrizione, l’altra ipotesi è una assoluzione piena

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Processo Bussi bis, verso il nulla di fatto (bis)

Il pm Annarita Mantini

PESCARA. Forse è un colpo di scena, forse è la scelta più giusta, forse le cose andavano ponderate meglio.

Anche il processo Bussi Bis, stralcio di quello principale che ha portato a prescrizioni e assoluzioni di 19 indagati, si avvia alla fine con esiti che con buona probabilità non saranno dissimili dall'altro.

 All’udienza di oggi al tribunale di Pescara il pm Anna Rita Mantini ha chiesto la derubricazione del fatto da doloso a colposo. Significa che l’eventuale distribuzione di acqua avvelenata ma diluita dovrebbe considerarsi come una sorta di scarso controllo dovuto a colpe senza però alcun tipo di volontà.

Un cambiamento radicale dell’impianto accusatorio in corsa, anzi in dirittura d’arrivo, dopo sette anni dall’inizio della procedura giudiziaria e con conseguenze imponenti.

Infatti se il giudice Maria Carla Sacco dovesse accogliere la richiesta del pm  scatterebbe la prescrizione, per tutti e cinque gli imputati, accoglimento che presupporrebbe la sussistenza del fatto.

Gli imputati, accusati del reato di distribuzione di acqua avvelenata, sono Giorgio D'Ambrosio, all'epoca dei fatti presidente dell'Ato, Bruno Catena, all'epoca presidente dell'Aca Spa, Bartolomeo Di Giovanni, come direttore generale dell'Aca, Lorenzo Livello, in qualità di direttore tecnico dell'Aca Spa e Roberto Rongione, responsabile del Servizio Sian della Asl di Pescara.

Dopo la lunga requisitoria del pm, che a questo punto mira esclusivamente all'affermazione della sussistenza del fatto per colpa grave, hanno preso la parola le parti civili e da pochi minuti sono iniziate le prime arringhe degli avvocati della difesa, che chiederanno l'assoluzione per tutti gli imputati.

 «La richiesta di derubricazione del fatto da doloso a colposo, formulata dal pm Anna Rita Mantini, é stata un po' un colpo di scena. Se verrà accolta la richiesta, verrà comunque riconosciuta la sussistenza del fatto», ha detto  Franco Perolino, avvocato di parte civile per conto del Comune di Pescara.

«Ci auguriamo che il giudice concluda con la piena affermazione delle responsabilità degli imputati - ha osservato Lino Sciambra, legale di parte civile del Comune di Castiglione (Pescara) - L'ipotesi della derubricazione confermerebbe comunque che i fatti sussistono e aprirebbe il campo alle azioni risarcitorie sul piano civile». L'avvocato Fabrizio Di Carlo, difensore di Bartolomeo Di Giovanni, imputato in qualità di direttore generale dell'Aca, é il meno sorpreso di tutti.

«La richiesta di derubricazione era in parte prevedibile, alla luce di come era stato condotto l'esame dei consulenti nominati dal pm - ha detto Di Carlo -. In ogni caso noi insisteremo perché sia riconosciuto che il fatto non sussiste».

Le parti civili hanno intanto formulato richieste di danni per 23,2 mln di euro una cifra, più che ingente, improbabile da ritrovare scritta in una sentenza di questo processo anche alla luce del dibattimento e dei testimoni tra i quali i periti che di fatto hanno in sintesi confermato che l’acqua emunta dai pozzi era altamente inquinata e dunque oltre i limiti ma poi veniva miscelata e distribuita arrivando ai rubinetti pienamente “legale”.

L’ultimo colpo di scena innescato dal pm Mantini può avere diverse letture; una di queste potrebbe essere un tentativo estremo di riuscire a raccogliere comunque qualcosa, cioè la sussistenza del fatto e la conferma delle accuse colpose anche se non dolose. Un risultato che sarebbe già molto dovendo fare i conti con quanto già stabilito dal processo in Corte d’Assise a Chieti che ha escluso l’avvelenamento proprio perché l’acqua “finale” era nei parametri di legge.

Difficile ora dire come si possa conciliare un eventuale reato colposo di miscelazione con fatti e documenti che attestano incontrovertibilmente che gli enti pubblici erano a conoscenza dal 2004 dell’inquinamento e dei veleni ma, soprattutto, con le numerose dichiarazioni scritte e orali della stessa Aca che ha sempre tranquillizzato tutti asserendo che è sempre stata «garantita la potabilità dell'acqua grazie alla miscelazione con la sorgente giardino». Senza ricordare che lo stesso Ministero della Salute aveva ricordato più volte che il decreto legislativo vietava la miscelazione che sarebbe tuttavia continuata non per volontà precisa degli indagati ma per colpa.

La sentenza è attesa per il prossimo 22 dicembre.

 Prescrizione o assoluzione, anche questo processo si avvia verso un nulla di fatto con anni di storie raccontante che vengono improvvisamente stravolte e con la verità ancora una volta tirata per la giacchetta.