DIFETTI COLLATERALI

“Salva banche”. Raffica di esposti e denunce: Codacons contro Carichieti

Molte associazioni di consumatori danno impulso a inchieste in tutta Italia

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“Salva banche”. Raffica di esposti e denunce: Codacons contro Carichieti

Carichieti

AREZZO.  Raffica di esposti alla magistratura sul caso degli ex obbligazionisti rimasti all' asciutto in seguito alle vicissitudini di Banca delle Marche, Banca popolare dell'Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti.

Per oggi Federconsumatori e Codacons hanno già annunciato la presentazione di un esposto alla procura di Arezzo a tutela degli obbligazionisti. Federconsumatori, che ha annunciato iniziative analoghe anche a Roma e a Milano, chiede ai magistrati di vederci chiaro sulle attività «dei recenti Consigli d'amministrazione, management e Collegi sindacali di Banca Etruria».

 La traccia implicitamente suggerita dalle associazioni dei consumatori è quella di verificare se vi siano stati profili di truffa e di appropriazione indebita da parte degli istituti nei confronti degli obbligazionisti.

  Codacons punta l'attenzione sull'ipotesi del reato di truffa e su Carichieti annuncia esposti anche alla Corte dei Conti e alla Guardia di Finanza.

 «La magistratura contabile e le Fiamme Gialle», dice l’associazione, «dovranno individuare i responsabili di tale grave situazione, ossia i soggetti che hanno materialmente suggerito e venduto i titoli ai risparmiatori, e coloro che hanno sperperato i soldi degli investitori portando l’istituto di credito al dissesto. Tali soggetti – spiega il Codacons - dovranno rispondere dei danni prodotti ai cittadini e allo Stato - costretto a creare un fondo da 100 milioni che tuttavia non basterà a sanare la situazione - attraverso i loro beni personali, che dovranno essere utilizzati per i rimborsi ai risparmiatori. Per la parte restante dei risarcimenti, saranno inevitabili migliaia di cause contro gli istituti di credito, non essendo l’arbitrato una strada praticabile.

«Con l’arbitrato il Governo introduce un principio incostituzionale e pericolosissimo: si decide cioè di punire un reato in modo diverso a seconda di chi è la vittima. Sostanzialmente il “furto” commesso viene punito in modo più duro se il rapinato è povero, e non viene punito affatto se la vittima è benestante – afferma il presidente Carlo Rienzi – Ma tutto ciò è palesemente illegale perché il reato è uguale per tutte le vittime, e le conseguenze dello stesso non possono essere proporzionate al reddito di chi lo ha subito».

  Un'altra organizzazione dei consumatori, Adusbef, aveva del resto già presentato un proprio esposto chiedendo proprio chiesto di verificare la sussistenza dei reati di truffa e appropriazione indebita e l'omessa vigilanza.

 Almeno per quest'ultimo reato la procura di Arezzo, secondo quanto appreso, dovrebbe 'girare' l'esposto a quella di Roma che, secondo quanto reso noto ieri da Adusbef Federconsumatori, i pm avrebbero già aperto un'inchiesta sull'operato di Bankitalia.

E’ però probabile che il procuratore aretino Roberto Rossi attenda di raccogliere altri esposti ed altri elementi prima di dare eventualmente il via ufficiale ad una inchiesta sulle altre ipotesi di reato. In questo caso si tratterebbe del quarto filone aperto dai magistrati aretini nei confronti dell'ex management di banca Etruria. L'ultimo del quale si è appreso non è, per ora, basato sulle recenti vicende dell'istituto e degli ex obbligazionisti della banca. Si tratta invece di un'indagine sul conflitto di interessi che ha avuto origine dalla relazione della Banca d'Italia circa il commissariamento di Banca Etruria nel febbraio 2015.

Questa parte di inchiesta si affianca agli altri due filoni. Il primo sull'ostacolo alla vigilanza, che risale al marzo 2014 e trae origine dalla relazione degli ispettori della Banca d'Italia del 2013 e il terzo sulle false fatturazioni datato primavera 2014.

L'inchiesta sul conflitto di interessi è ancora agli inizi e non ha alcun nome iscritto nel registro degli indagati. Secondo fonti vicine alla procura di Arezzo, l'inchiesta ipotizza il conflitto di interesse a carico di alcuni ex membri del cda dell'istituto bancario aretino che avrebbero ricevuto fondi per 185 milioni formalmente deliberati di cui ne sarebbero stati erogati realmente 140 a vantaggio di 18 ex amministratori, 15 consiglieri e 5 sindaci revisori. Sta invece arrivando alla conclusione il filone che ipotizza il reato di ostacolo alla vigilanza e, il procuratore Roberto Rossi, che coordina tutti e tre i filoni di indagine, dovrebbe chiuderla nei prossimi giorni chiedendo il rinvio a giudizio per Giuseppe Fornasari ex presidente, Luca Bronchi ex direttore generale e David Canestri, dirigente centrale. Chiuso invece il terzo filone sulle false fatturazioni che vede indagati ancora Giuseppe Fornasari, Luca Bronchi e l'ultimo presidente prima del commissariamento Lorenzo Rosi, attualmente però sono stati notificati solo gli avvisi di chiusura ma non ci sono richieste di rinvio a giudizio.

«Non vorremmo che si creasse la paradossale situazione in cui i lavoratori paghino per prodotti finanziari, come le obbligazioni subordinate, emessi dai vertici aziendali. Gli stessi vertici aziendali che, attraverso l’odiosa pratica delle pressioni commerciali, hanno di fatto costretto i lavoratori a ‘piazzare’ quei prodotti che oggi qualcuno afferma non debbano assolutamente essere venduti allo sportello», ha detto il segretario generale dell’Ugl Credito, Piero Peretti, per il sindacalista «oltre ad essere ormai evidente che l’emissione delle obbligazioni subordinate non doveva essere consentita, soprattutto alla luce dei tre miliardi di crediti cattivi accumulati negli ultimi periodi dal solo istituto aretino, deve essere chiaro una volta per tutte che la responsabilità della situazione di Banca Etruria, così come delle altre tre banche coinvolte nel salvataggio, Banca Marche, Carife e Carichieti, non è da ricercare tra i bancari ma tra chi, fra i membri dei cda e i manager, ha concesso prestiti scriteriati e ha gestito in modo irresponsabile il patrimonio aziendale e i risparmi dei clienti».

 PER FERMARE I BOND SERVE UNA LEGGE

 Servirebbe un provvedimento con forza di legge per vietare la vendita delle obbligazioni subordinate ai piccoli risparmiatori 'allo sportello', come auspicato dalla Consob e dalla Banca d'Italia. Una misura che però non sembra essere nelle intenzioni del governo in tempi brevissimi, impegnato nel fronteggiare l'emergenza delle 4 banche in risoluzione e del fondo per i risparmiatori colpiti, mentre per dopo Natale dovrà essere varato il provvedimento sulla riforma delle Bcc.

Ieri intanto il Ministero dell'Economia ha spiegato che fra nelle 4 nuove 'good bank' nate 'dalle ceneri' di Etruria, Banca Marche, CariFe e CariChieti, i possessori di obbligazioni subordinate sono l'1% del milione di clienti (cioè 10.559) e che il controvalore è di 329,2 milioni.

Cifre che sicuramente il titolare di via XX Settembre avrà illustrato nell'incontro che ha avuto oggi col premier Matteo Renzi, in cui avrà fatto il punto anche sulla Legge di Stabilità in dirittura d'arrivo. Eventuali misure per bloccare la vendita delle obbligazioni subordinate, cui dovrebbero necessariamente seguire altre disposizioni secondarie di vigilanza, anticiperebbero in pratica quello che le norme europee (Mifid 2) consentiranno di fare alle singole autorità nazionali solo dal 2017: ovvero il divieto di vendita di prodotti complessi fra i quali, pur non essendo tali, rientra comunque questo tipo di obbligazioni. Certo il responsabile economico del Pd Filippo Taddei ha rilevato come «il problema più che dove vendi le obbligazioni riguarda le informazioni che dai. Non si vendono i titoli che hanno dei rischi presentandoli come sicuri. E' qui che bisogna intervenire per correggere».

 Spostando dunque l'attenzione più che su una norma di legge sul lavoro di trasparenza degli istituti. E di chi è deputato al controllo. Che le subordinate fossero prodotti non adatti al pubblico dei piccoli risparmiatori, come si è visto nel caso delle 4 banche, lo segnalava la Consob già nel dicembre 2014. In un atto di vigilanza in vigore dal luglio scorso la Commissione, pur non avendo potere di divieto annunciava una moral suasion rafforzata sulle società del settore. La Commissione aveva chiesto così di astenersi dall'offrire e collocare una serie di prodotti complessi (tra cui le cartolarizzazioni, gli strumenti convertibili a discrezione dell'emittente, gli strutturati, i credit linke) al retail e vi aveva incluso, visto l'imminenza dell'arrivo del bail in, anche le subordinate.

 Vi è poi il problema della carta attualmente circolante. Molte emissioni hanno scadenze lunghe o sono 'perpetue' e quindi le banche dovrebbero sostituirle gradualmente per non mettere a rischio il loro capitale. E' venuta meno comunque l'attenzione di molti istituti a emettere subordinate, per non alterare i propri equilibri azionari di controllo. Certo come ha detto l'ad di Bper Vandelli i rendimenti delle emissioni al retail e non ora si sono avvicinati e quindi per gli istituti il costo della raccolta non crescerebbe in maniera tale da mettere a rischio i bilanci. Collocare comunque tutto agli istituzionali non mette comunque al riparo i risparmiatori in maniera totale. Alcuni fondi, segnalano gli esperti, come quelli a cedola hanno fatto incetta di queste obbligazioni per assicurare le cedole e ora e quindi in futuro ne risentirebbero i sottoscrittori.

SENATO ACCELERA SU COMMISSIONE INCHIESTA

 Il Senato accelera sulla commissione d'inchiesta sul sistema bancario. Il provvedimento, presentato dal senatore del Pd Andrea Marcucci la scorsa settimana, sarà assegnato a giorni alla commissione Finanze del Senato. L'indicazione politica, assicurano fonti parlamentari, è di costituirla nel più breve tempo possibile. Proprio per questo il Pd ha scelto l'istituto della commissione monocamerale, perché i tempi per la costituzione sono più rapidi (serve solo l'approvazione del Senato e non anche della Camera). La commissione, prevede il testo, non solo indagherà sul dissesto delle Casse di risparmio di Ferrara, Marche, Etruria, Lazio e Chieti, ma avrà poteri ispettivi sull'intero sistema bancario italiano.