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Pescara, stabilimenti balneari si potranno ingrandire del 30%. Acerbo protesta

Del Vecchio: «Comune si è adeguato»

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Pescara, stabilimenti balneari si potranno ingrandire del 30%. Acerbo protesta

PESCARA. La Giunta Comunale di Pescara ha approvato il 9 dicembre scorso la delibera con le modifiche alle norme del “Piano spiaggia” recependo le disposizioni del Piano Demaniale Marittimo Regionale approvato con voto unanime di centrosinistra e centrodestra.

 Il comma 25 dell’articolo 5 del Piano regionale prevede la possibilità di aumentare a Pescara del 30% i volumi degli stabilimenti esistenti, come prevedeva anche il Piano di Chiodi.

In mezzo pure una ‘sveltina’ che qualche giorno fa era stata definita un aiutino ad personam per De Cecco.

 «Nonostante non fosse obbligata a farlo», denuncia adesso Maurizio Acerbo di Rifondazione Comunista, «la Giunta Alessandrini ha introdotto dunque la possibilità di aumentare di un ulteriore 30% il volume dei nostri stabilimenti balneari».

La novità non piace a Rifondazione e probabilmente anche gli ambientalisti che da anni si battono per una riviera con meno cemento e più vista mare potrebbero avere da ridire.

Aumentare ulteriormente il volume degli stabilimenti, secondo il rappresentante di Rc sarebbe «un’autentica follia»: «basta fare una passeggiata per la nostra riviera per rendersi conto di quanto siano cresciuti grazie a una politica complice e irresponsabile i volumi sul nostro arenile rendendo per molti tratti invisibile e inaccessibile la nostra spiaggia e il nostro mare».

In una intervista al Messaggero il vice-sindaco Enzo Del Vecchio ha spiegato però che il Comune era obbligato a recepire quel provvedimento e dunque lo avrebbe fatto perché in qualche modo costretto.

Ma secondo Acerbo sarebbe una balla: «l’aumento del 30% è una possibilità prevista nel Piano Demaniale Regionale votato da “centrosinistro” e centrodestra ma il Comune non aveva obblighi».

Acerbo cita il professor Stefano Civitarese in un parere reso al presidente della commissione urbanistica del Comune di Pescara, secondo cui «i comuni hanno il potere di specificare le previsioni regionali con il limite di non entrare in contraddizione (…) Nella maggior parte dei casi si fissa un obiettivo minimo da perseguire (direttiva) o si stabilisce un limite massimo per i vari tipi di insediamenti consentiti (conformazione del territorio), lasciando evidentemente alla discrezionalità del pianificatore comunale l’opzione se perseguire obiettivi più “ambiziosi” o fissare limiti inferiori a quelli massimi consentiti»

Tra i commi che fissano i limiti massimi, che quindi il Comune può decidere di non raggiungere, Civitarese cita proprio il comma 25 dell’articolo 5.

La Giunta poteva dunque non recepire ma lo ha fatto?

«Alessandrini ancora una volta purtroppo segue le indicazioni di D’Alfonso», attacca Acerbo, «anzi in questo caso pure quelle di Riccardo Padovano. Ora la proposta deve essere approvata dal Consiglio Comunale. La città assisterà passivamente? Confido in una mobilitazione della cittadinanza per scongiurare questo scempio».

 L’esponente di Rifondazione si domanda come le organizzazioni di categoria dei balneatori possano pensare di ricevere solidarietà rispetto alla Bolkstein se poi chiedono di poter continuare con comportamenti «così contrari alla tutela di un bene demaniale».

Dietro la proposta di questo “piano spiaggia” Acerbo intravede il ruolo degli stessi personaggi «che per ingraziarsi i balneatori hanno evitato di mettere i cartelli con i divieti di balneazione la scorsa estate».

E giù l’affondo contro «una politica lobbistica ed elettoralistica da terzo mondo che rischia di deturpare definitivamente la nostra spiaggia».