FIRMA ABUSIVA

Rivoluzione sanitaria: per ora non passa un’altra sveltina a favore delle cliniche

Dubbi persino sul testo giunto in commissione che non sarebbe stato scritto dal firmatario

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Rivoluzione sanitaria: per ora non passa un’altra sveltina  a favore delle cliniche

Mario Olivieri

ABRUZZO. Non passa per ora l’ennesima sveltina che avrebbe avvantaggiato ancora una volta le cliniche private, annacquato i controlli pubblici e modificato la legge cardine della sanità abruzzese (peraltro mai applicata fino in fondo ed ora imposta dal tavolo di monitoraggio romano).

Ieri l’ennesimo scontro in V commissione con la denuncia da parte del M5s di fatti gravissimi che meriterebbero più di un approfondimento se solo la metà delle cose dette fosse vere. Si è così appreso che il centrosinistra vuole modificare la legge principale che regola la sanità in Abruzzo ed il rapporto tra pubblico e privato e (per caso) le modifiche che si vogliono adottare avvantaggerebbero non poco le cliniche private. Se si considera che il consigliere Domenico Pettinari mette persino in dubbio il fatto che il progetto di legge sia stato realmente redatto dal firmatario, Mario Olivieri (Abruzzo Civico), la cosa diventa, più che una spy story, un remake, un film già visto.

 E se pure fosse non sarà la prima volta che i consiglieri regionali si fanno portavoce, latori di interessi, di questo imprenditore o quella lobbies, sposandone in pieno le strategia e partecipando ad un gioco di squadra che, per forza di cose, deve relegare nell’angolino l’interesse pubblico.

«Mentre la Regione smembra la sanità pubblica», spiega Domenico Pettinari, «nel silenzio si cerca di far passare delle modifiche ad una legge regionale (n°32 del 2007) che agevolano  le cliniche private su più fronti. Abbiamo chiesto spiegazione al Presidente di commissione Olivieri ed abbiamo ottenuto solo un rimbalzo di responsabilità ed una maggioranza in palese imbarazzo che non sapeva come rispondere.  La giustificazione del  Presidente di Commissione è di non conoscere la legge che ha firmato e dunque non sarebbe a conoscenza degli articoli finiti sotto il focus dei 5 Stelle. Inutile dire che, quando si è chiesto chi fosse l’estensore della legge,  c’è stato uno scambio di sguardi imbarazzati nel silenzio generale. Perciò la norma  c’è ma è orfana di redattore».

La bozza di modifica della legge in realtà sarebbe stata predisposta da Tobia Monaco, dirigente dell'assessorato, il quale avrebbe elaborato una originaria bozza fatta atterrare sulla sua scrivania da chi aveva il potere di farlo. Inoltre sarebbe stato chiesto ad un altro funzionario -che avrebbe avuto maggiori competenze specifiche- di andare in commissione ad illustrare le modifiche alla legge ma questi si sarebbe rifiutato.

Di sicuro si tratta di emendamenti così tecnici e specifici che solo un esperto del settore, magari molto noto, ha potuto elaborare affinchè potessero essere giudicati ammissibili e congruenti alle altre norme e dunque poter essere approvati dal Consiglio regionale.

LA PRIMA BOZZA

In realtà la primissima bozza di riforma della 32/2007 è della Baraldi e tra i suoi emendamenti non figuravano “affievolimenti” per le tutele pubbliche di controllo nei confronti del privato e forse per questo quella bozza non è nemmeno mai arrivata in Consiglio regionale. La Regione di fatto ha semplicemente preferito ignorare dal 2007 una legge perfettamente vigente.

Arriva adesso, invece, la volontà di cambiare (prima in commissione e presto in Consiglio), per “migliorare”, la legge 32 del 2007 che a detta di molti pare una ottima legge, se non altro chiara, specifica e che dovrebbe  regolare la sanità ed i rapporti tra pubblico e privato.

LE MODIFICHE CONTESTATE

Tra le modifiche che sono state contestate nel progetto di legge senza “autore certo” c’è quella che riguarda il budget delle cliniche.

Ad oggi le cliniche non possono sforare il budget di spesa che la Regione elargisce in favore delle stesse a fronte delle prestazioni sanitarie e socio – sanitarie preventivamente concordate nell’accordo contrattuale con le cliniche. Qualora questo budget venisse sforato (nonostante il recente aumento decretato dal commissario D’Alfonso) l’attuale legge vigente prevede la revoca dell’accredito per la clinica. Con la modifica della legge, invece, si andrebbe ad annullare tale possibilità, ovvero se la clinica privata sfora il budget concordato elargendo maggiori prestazioni sanitarie, può comunque batter cassa alla sanità pubblica regionale e chiederne la remunerazione senza rischiare nulla.

Una corsa ad aumentare all’infinito le prestazioni sempre e comunque rimborsate con soldi pubblici; mica poco per i signori della sanità.

VISITE ISPETTIVE

L’attuale Legge Regionale prevede che sia la Direzione Regionale competente per materia a predisporre le visite ispettive presso le strutture private per la verifica del possesso dei requisiti richiesti per l’accredito. Con la modifica si prevede che questo potere sia gestito unicamente dalla Giunta regionale, dando così alla politica un potere più che immenso strettamente tecnico che dovrebbero svolgere gli uffici ai quali spetterebbe sindacare il mantenimento dei requisiti o la violazione dei rigidi paletti imposti.

La legge che il Pd vuole prevede anche l’allungamento del termine a disposizione delle strutture sanitarie e socio – sanitarie private, per sanare eventuali violazioni riscontrate dalle visite ispettive effettuate dalla Regione Abruzzo per verificare i requisiti necessari per l’ottenimento dell’accredito, portandolo da 60 gg. a 90 gg. Così, come si allungherebbe il termine entro il quale i titolari delle strutture devono provvedere a inviare al Comune territorialmente competente l’autocertificazione, con la quale attestano il mantenimento da parte della struttura del possesso dei requisiti minimi autorizzativi stabiliti dalla Regione nei propri Manuali, passando da ogni 3 anni a ogni 5 anni.

AMBULATORI

Le modifiche alla legge riguardano anche gli ambulatori privati che erogano prestazioni sanitarie e socio – sanitarie i quali non sarebbero più costretti, come invece succede oggi, a fare introdurre esclusivamente personale sanitario regolarmente abilitato e iscritto ai rispettivi albi professionali di competenza, trasformando l’obbligatorietà in una possibilità a discapito della tutela della qualità delle prestazioni sanitarie e socio sanitarie erogate in favore dei cittadini abruzzesi.

Leggendo questa bozza di emendamenti alla legge ci si domanda che cosa ci sia dietro questa frenesia di voler “rivoluzionare” la sanità e se tutto parta per migliorare i servizi pubblici e l’assistenza sanitaria.

Al momento gli unici entusiasti di questa riforma lacrime e sangue sono solo i proponenti e pochi altri interessati.

Intanto aumentano gli indizi che solo per casualità sembrano dimostrare una certa aderenza di una precisa parte politica agli imprenditori della sanità.

Ma forse è solo una coincidenza anche se pure queste stanno aumentando a dismisura.

Comunque basti sapere che la legge che si vuole cambiare inizia con queste lapidarie, semplici, pesantissime parole:

 La Regione Abruzzo garantisce ai propri cittadini la disponibilità di prestazioni sanitarie e socio-sanitarie efficaci e sicure ed il miglioramento continuo della qualità delle strutture sanitarie e socio-sanitarie in un contesto di sviluppo programmato, sostenibile e socialmente adeguato del sistema sanitario regionale attraverso gli istituti dell'autorizzazione alla realizzazione ed all'esercizio dell'attività sanitaria e socio-sanitaria, dell'accreditamento istituzionale e degli accordi contrattuali.

 Forse uno degli incipit migliori per una legge che non lascia spazio a riflessioni o interpretazioni. Per cui nel caso in cui qualcuno riuscisse a provare che in Abruzzo la sanità è peggiorata i responsabili, oltre che violare la Costituzione ed il diritto alla salute, starebbero violando anche una specifica legge regionale che infatti garantisce «il miglioramento continuo della qualità delle strutture».

Alessandro Biancardi

OLIVIERI:«SIAMO SOLO ALL’INIZIO. TROPPO ALLARMISMO»

Olivieri chiarisce che «l’organo consiliare si è limitato agli atti iniziali del complesso processo di valutazione politica di un testo predisposto dall’apparato tecnico di supporto alla struttura commissariale. Peraltro, i componenti di maggioranza hanno chiaramente manifestato, come si evince dagli atti, la volontà di migliorare il testo predisposto dall’organo tecnico, in termini di assoluta apertura e senza imbarazzo alcuno, anche avvalendosi dei suggerimenti e delle proposte avanzate dalla minoranza. E’ presumibile che l’allarmismo ingenerato da alcuni operatori della stampa sia stato determinato dalla mancata considerazione che i lavori della Commissione erano dedicati all’esame di un progetto di legge da sottoporre al vaglio accurato delle forze politiche e non di una legge già approvata dalla maggioranza consiliare».