BANCHE ROTTE

Inchieste «intensissime» della magistratura su molte banche: solo a Chieti nessun fascicolo

La finanza indaga su tre delle quattro banche “salvate” ma non su Carichieti

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POSTE CENTRALI CHIESTI - PROCURA DI CHIETI

Procura di Chieti

ROMA. E' "intensissima" l'attività investigativa della Guardia di Finanza sul fronte banche. Con riferimento alle quattro salvate per decreto, il nucleo di polizia tributaria di Arezzo delle Fiamme Gialle ha svolto le indagini, tuttora in corso, su delega della procura aretina, relative a Banca Etruria per ostacolo alla vigilanza e altri reati.

 Gli accertamenti hanno riguardato, in particolare, lo spin-off con cui Banca Etruria nel dicembre 2012 cedette l'82 per cento della societa' Palazzo della Fonte, in cui era stato raggruppato il patrimonio immobiliare della banca, tranne la sede centrale e quella storica. Il nucleo speciale di Polizia Valutaria delle Gdf sta indagando su Banca Marche, in relazione a due inchieste - una della procura di Ancona, l'altra di Roma - avviate sulla base degli esiti di un'ispezione della Banca d'Italia.

Mentre su quella in corso nella Capitale vi è massimo riserbo, l'inchiesta anconetana è ormai al capolinea, e coinvolge 36 persone tra ex amministratori, ex vertici, ex amministratori di Medioleasing e componenti del vecchio Cda. I reati contestati vanno dall'appropriazione indebita alla corruzione tra privati, falso in bilancio e comunicazioni sociali, ostacolo all'esercizio della vigilanza.

A 12 persone viene addebitata anche l'associazione per delinquere.

Il buco da un miliardo di euro aveva aperto le porte al commissariamento di Banca Marche da parte di Bankitalia, scattato nell'ottobre 2013. I finanzieri, insieme ai carabinieri di Ferrara stanno, inoltre, indagando da circa un anno sulla gestione della Cassa di Risparmio di Ferrara, dopo il commissariamento di Banca Italia avvenuto nel 2013.

L'inchiesta si è arricchita in questi mesi di diversi filoni, tra i quali quelli sulla cessione, da parte di Carife, di Banca Treviso alla Banca Popolare di Marostica, ma il filone principale verte sulla gestione di Carife dal 2007 al 2013: sta prendendo in esame le attività della Cassa e, in particolare, le procedure dell'aumento di capitale, deciso nel 2011 per 150 milioni di euro.

SULLA CARICHIETI NESSUNA INDAGINE DELLA PROCURA

Non risultano al momento, invece, indagini delegate sull'altra banca nella bufera - la Carichieti.

Anzi ieri la procura ha fatto sapere che le informazioni pure pervenute tramite esposti sono stati tutte archiviate o catalogate come non notizie di reato e dunque difficilmente potrebbero trasformarsi in inchieste utili. Anche in passato non si ricordano inchieste che abbiano avuto come oggetto la gestione della banca o i suoi vertici.

 Invece sono numerosi gli altri istituti di credito finiti nel mirino dei finanzieri del Nucleo speciale di Polizia Valutaria, che sta ora tirando le somme degli accertamenti svolti, prevalentemente per contabilizzazione nei bilanci di derivati "tossici" e, ancora più, per la concessione di crediti senza che i beneficiari fossero in possesso di requisiti adeguati.

Tra le altre banche "visitate" negli ultimi mesi e sulle quali sono tuttora in corso indagini del "valutario" delle Fiamme Gialle figurano Ubi Banca per ostacolo alla vigilanza (e, per taluni indagati, per illecita influenza su assemblea), e la controllata IWBank, la banca on line del gruppo, con oltre 100 mila posizioni sospette e un'ipotesi di riciclaggio da 16 milioni di euro.

La Banca Popolare di Vicenza ed il suo presidente Giovanni Zonin sono al centro di un'inchiesta della magistratura, che fa seguito ad una ispezione compiuta dalla Bce per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza: si ipotizza che azioni della banca siano state acquistate tramite finanziamenti, per 975 milioni di euro, erogati agli azionisti dallo stesso istituto di credito, in misura tale da costituire violazione delle norme del diritto bancario.

La banca avrebbe, dunque, finanziato - secondo l'ipotesi investigativa - un quarto del suo stesso capitale azionario. Indagini approfondite dei finanzieri, delegati dalla Procura di Roma, sono tuttora in corso anche su Veneto Banca per "gravi anomalie" nella gestione "tali da determinare - e' scritto in un provvedimento dell'autorità giudiziaria - una consistente decurtazione del relativo patrimonio di vigilanza, nel dettaglio rettificato da euro 2.012.923.000 ad euro 1.662.948.000, con uno spread negativo di euro 345.975.000". Sono inoltre già negli atti dei relativi procedimenti penali gli esiti degli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza sul conto di Monte dei Paschi, Banca Popolare di Spoleto e Banca Tercas: in tutti e tre i casi i finanzieri hanno segnalato gravi irregolarità di gestione.

 LE INDAGINI SUL PENSIONATO SUICIDATO

 Viene definito da chi indaga "copiosissimo" il materiale acquisito a Civitavecchia nell'inchiesta avviata dopo il suicidio di Luigino D'Angelo. Nel procedimento in cui si ipotizza il reato di istigazione al suicidio e affidato al pm Alessandra D'Amore sono finiti anche tutti i documenti relativi ai rapporti finanziari che il pensionato aveva instaurato con la Banca Etruria.

 Obiettivo dei magistrati è fare chiarezza sui motivi che hanno portato l'uomo al tragico gesto dopo aver perso i risparmi di una vita, circa 110 mila euro. Il pm ha affidato alla polizia una ampia delega per avviare una serrata attività istruttoria. Dopo l'analisi della documentazione dell'istituto di credito saranno sentiti i responsabili della Banca Etruria che hanno gestito i risparmi di D'Angelo. In procura si vuole definire il quadro degli eventi e accertare se il pensionato fosse a conoscenza dei rischi della sottoscrizione di un'obbligazione subordinata, ossia esposta in caso di insolvenza della banca.

 Al momento il procedimento resta contro ignoti. Il fascicolo è stato aperto all'indomani del suicidio avvenuto il 28 novembre e agli atti è presente anche la lettera d'addio che D'Angelo ha lasciato alla moglie. «Chiedo scusa a tutti per il mio gesto- ha scritto nella mail il pensionato -. Non è per i soldi, ma per lo smacco subito».

 Parole ripetute anche ieri dalla vedova che ha raccontato come in quelle righe ci sia «tutto il calvario» del marito per «gli investimenti sicuri» che la banca aveva assicurato.

Intanto, al vaglio del pm D'Amore arriva un'altra denuncia, quella dell'associazione Tribunale Dreyfuss nella quale si sostiene che nel caso del pensionato è ravvisabile «la grave ipotesi di reato - è detto nell'atto - prevista e punita dall'articolo 586 del codice penale (Morte o lesioni come conseguenza di altro delitto). Si ritiene - secondo Tribunale Dreyfuss - che una volta accertato un comportamento delittuoso dei funzionari dell' istituto bancario nei rapporti tra gli stessi e Luigino D'Angelo, ciò possa comportare anche l'ipotesi del reato di omicidio colposo con pene aumentate, mentre appare più difficile configurare l'ipotesi di istigazione al suicidio».

«Il signor D'Angelo - afferma l'avvocato Valter Biscotti - è un'altra vittima di quell'apparente sistema di legalità costruito ad arte intorno al funzionamento delle banche per l'esclusivo arricchimento di pochi funzionari a discapito e con disprezzo degli interessi e delle 'vite' dei cittadini».