ECONOMIA E FINANZA

Salva banche: 60 miliardi di obbligazioni subordinate in circolo: ecco i rischi

La lunga storia del commissariamento delle banche amministrate male

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Salva banche:  60 miliardi di obbligazioni subordinate in circolo: ecco i rischi

ROMA.  Che cos'è un obbligazione subordinata, quante ce ne sono in circolazione e quante sono le banche che rischiano di far saltare per aria i risparmi dei privati, così come avvenuto col salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti.

Ecco qualche informazione in più per capire meglio lo scandalo del salvataggio delle banche fatte fallire dopo anni di mala gestione, salvataggio pagato interamente dai possessori di titoli azionari e obbligazionari della quattro banche senza alcun preavviso o avvertenza di un simile rischio.

 OBBLIGAZIONI SUBORDINATE. Come tutti i bond sono dei titoli di debito, che consentono a chi li compra di diventare creditore dell'emittente, incassando periodicamente degli interessi: il dividendo o cedola. Rispetto alle obbligazioni ordinarie, però, quelle subordinate espongono i risparmiatori a un grado di rischio molto più elevato e in caso di fallimento della banca, in questo caso, i possessori di bond sono considerati dei creditori di serie B e quindi il diritto di essere risarcito arriva dopo altri soggetti come i dipendenti, i correntisti o i sottoscrittori dei bond ordinari e anzi concorrono a ripianare le perdite. Con le nuove norme Ue infatti le passività soggette al bail-in soggette saranno innanzitutto gli strumenti di capitale, poi le passività subordinate e a seguire le obbligazioni bancarie non garantite. In più va considerato che le subordinate spesso non possono essere scambiate su mercati, nemmeno quelli Otc non regolamentati per poter almeno recuperare qualcosa.

QUALI SONO LE BANCHE A RISCHIO. Col recente salvataggio delle 4 banche, il numero di istituti a rischio si riduce notevolmente. Sulla base dei dati aggiornati a inizio dicembre dalla Banca d'Italia risultano sotto procedure di amministrazione straordinaria 9 banche di piccole dimensioni. Si tratta dell'Istituto per il Credito Sportivo (Rm), la Bcc Irpina (Av), la Cassa di Risparmio di Loreto (An), la Banca Padovana di Credito Cooperativo (Pd), la Cassa Rurale di Folgaria (Tn), la Banca Popolare delle Province Calabre (Cz), La Banca di Cascina Credito Cooperativo (Pi), la Bcc Banca Brutia (Cs) e la Bcc di Terra D'Otranto (Le). In particolare, ricorda l'istituto centrale di Via Nazionale nel 2014 sono state avviate procedure di amministrazione nei confronti di 12 banche mentre per altre 2 banche di credito cooperativo è stata avviata la procedura di liquidazione.

BOND SUBORDINATI, MINE VAGANTI? In circolazione c'e' una massa di oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche italiane, più o meno redditizie, nelle mani di piccoli e piccolissimi risparmiatori o di grandi investitori, scambiabili o meno sul mercato. In un'elenco stilato dagli analisti indipendenti di Consultique, fra le circa 370 emissioni la parte del leone per decine di miliardi la fanno i big (UniCredit, Intesa Sanpaolo, Ubi Banca ecc. con rischio basso o quasi nullo) ma figurano anche, per importi anche non disprezzabili, titoli di banche medie o piccole e Bcc. Scorrendo i titoli si nota come la gran parte delle obbligazioni subordinate, oltre due terzi, sia sprovvista di rating. Di quelle con rating circa una cinquantina non arriva a un giudizio di 'investment grade'. Altro elemento da considerare e' che oltre un terzo delle emissioni e' potenzialmente illiquido e quindi non vendibile sui mercati quando la situazione inizia a farsi difficile seppure alle volte questo comporti una perdita del valore evitando comunque l'azzeramento totale in caso di perdita.

L'AVVERTIMENTO DI MOODY'S. Anche l'agenzia di rating internazionale, così come la Ue, aveva detto che anche in caso d'intervento del Fitd (Fondo Interbancario Di Tutela Dei Depositi) al posto del fondo di risoluzione gli effetti negativi si sarebbero riversati anche sugli obbligazionisti subordinati. L''unica mossa che si sarebbe potuta fare per evitare duri colpi sui piccoli risparmiatori sarebbe stata ritirare i bond per scambiarli con altri come ha ricordato anche Banca d'Italia ma per farlo sarebbe stato necessario rinviare l'entrata in vigore delle regole europee di qualche anno.

 

LA STORIA DEL FALLIMENTO DELLE 4 BANCHE PARTE DA LONTANO

 Le quattro banche che da giorni sono al centro delle polemiche dopo il loro salvataggio iniziano il loro percorso verso il crac da molto lontano.

Oggetto di ispezioni da parte della Banca d'Italia negli ultimi tempi, gli istituti, particolarmente radicati sul territorio, quindi motore dell'economia locale, sono passati attraverso fasi di commissariamento fino all'attuale configurazione di good bank sotto la guida di Roberto Nicastro.

Si tratta di crisi maturate almeno in un decennio di gestione degli istituti spesso oppressi dalle logiche politiche dei partiti e, dunque, clientelari, casse utilizzate per assunzioni di comodo, da una parte, e per finanziare amici e simpatizzanti dei partiti, senza adeguate garanzie, dall’altra.

E’ successo alla Carichieti per anni. La Cassa infatti ha assunto personale su indicazione della politica, parenti, mogli o gli stessi politici che poi tentavano la scalata in consiglio comunale.

Eclatante il caso del penultimo direttore della Carichieti, Francesco Di Tizio, che aveva un fido autista, esponente politico, che per anni ha svolto la funzione di raccordo tra la politica e la banca arrivando a “dettare regole e direttive”.

Un caso che portato alla ribalta da PrimaDaNoi.it non ha sortito alcun effetto da parte né della politica né delle istituzioni che erano tenute al controllo salvo poi trovarne menzione nel decreto di commissariamento. Troppo tardi, il cancro si era già radicato ed è risultato  inestirpabile.    

I COMMISSARIAMENTI

 Il 30 maggio 2013 la Cassa di Risparmio di Ferrara viene commissariata. Ispettori di Bankitalia si presentano negli uffici e notificano il provvedimento ai vertici di Carife.

- Nel settembre 2014 è la volta del commissariamento di Carichieti.

- 24 marzo 2014. I vertici di allora di Banca Etruria, il presidente Giuseppe Fornasari, il direttore generale Luca Bronchi e il dirigente David Canestri, sono indagati nell'ambito di un'inchiesta aperta dalla procura di Arezzo. L'indagine è scattata dopo che gli ispettori della Banca d'Italia, a lavoro in Banca Etruria già da diversi mesi, avevano inviato le loro osservazioni.

 - 11 febbraio 2015. La Popolare Etruria e Lazio viene commissariata dalla Banca d'Italia. "Gravi perdite del patrimonio" è la causa della proposta di amministrazione straordinaria di Bankitalia con la quale il Ministero dell'Economia dispone quindi lo scioglimento del Cda di Banca Etruria. Perdite che sono emerse dagli "accertamenti ispettivi, avviati dalla Banca d'Italia".

 

Più o meno analogo il percorso per Banca Marche:

- 30 agosto 2013. Bankitalia decide la gestione provvisoria per due mesi dell'istituto. Via Nazionale dispone la sospensione, in via temporanea, degli organi con funzioni di amministrazione e controllo di Banca delle Marche''.

- il 7 novembre 2013 emergono rilievi definiti ''pesantissimi'' dal verbale di ispezione di Bankitalia sulla gestione di Banca Marche, gran parte dei membri del Cda e del management in carica nel 2011 e 2012, sulla concessione di crediti a rischio e sul trattamento di fine rapporto milionario ottenuto nel 2011 dell'ex direttore generale Massimo Bianconi (7 milioni), e il bonus da 2,3 milioni incassato nel 2012, al momento dell'uscita definitiva da un istituto di credito che ormai aveva l'acqua alla gola.

Il verbale di Palazzo Koch era stato consegnato il 28 ottobre scorso ai due commissari straordinari di BM Giuseppe Feliziani e Federico Terrinoni, insediatisi il 15 ottobre con il compito di traghettare la banca fuori dalla tempesta.

- 13 ottobre 2015. Banca d'Italia delibera la proroga di due mesi della procedura di amministrazione straordinaria per Banca Marche, nel giorno stesso della scadenza dei due anni di commissariamento.

- 22 novembre 2015. Il Governo, dopo aver tentato di salvare le 4 banche attraverso il Fondo interbancario di tutela dei depositi e nell'imminenza dell'entrata in vigore (dal primo gennaio 2016) del bail in (il salvataggio 'interno') per le banche, vara il decreto con cui nascono "Nuova Cariferrara", "Nuova Banca Etruria", "Nuova Banca Marche" e "Nuova Carichieti".

Sono i quattro istituti ripuliti dai crediti deterioriati.

Il provvedimento prevede una vendita al più presto delle 4 banche 'ripulite' con l'obiettivo di massimizzare il profitto. Depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie sono tutelati dall'accordo deciso con l'Ue. Le perdite sono state assorbite in prima battuta dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le "obbligazioni subordinate".