IL FATTO

Elettrodotto Terna, sindaco Guardiagrele a processo in Sicilia

Imputazione ad epoca precedente alla sua attuale carica pubblica e relativa ad attività professionale privata

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Elettrodotto Terna, sindaco Guardiagrele a processo in Sicilia

Simone Dal Pozzo

MESSINA. Una ditta abruzzese nei guai in Sicilia nell’ambito della costruzione dell’elettrodotto Terna che, così come in Abruzzo, sta lavorando alacremente anche nell’isola.

Si tratta della Ceie Power di Guardiagrele che da oltre un decennio effettua la manutenzione ordinaria e straordinaria, attraverso Accordi Quadro per conto del gruppo Enel/Terna S.p.A., dell’intera rete di trasmissione nazionale (incluso il sistema a fibre ottiche).

In Sicilia la ditta abruzzese, attualmente amministrata da Giancarlo Primavera, sta eseguendo i lavori per Terna dell’elettrodotto  di 105 km per collegare la Sicilia alla Calabria.

Un progetto nato 10 anni fa che dovrebbe passare dalla stazione elettrica di Sorgente a quella di Rizziconi, attraverso la linea aerea e un sistema di sei cavi sottomarini. L'opera è quasi completata ma la messa in esercizio, prevista nei prossimi mesi, rischia di essere bloccata dal sequestro del palo 40 a Saponara (Messina) in seguito alla denuncia di un'associazione ambientalista.

Sull'elettrodotto, senza il quale -secondo Terna- la Sicilia è a «rischio blackout», le comunità sono divise tra sostenitori, convinti che l'opera porterà vantaggi economici, e ambientalisti che dichiarano guerra.

Nei giorni scorsi il pm della Procura di Messina, Liliana Todaro, ha citato in giudizio, per il prossimo 23 febbraio, l’ingegner Roberto Cirrincione, dirigente della società Terna Rete Italia, per la realizzazione del traliccio n. 40 dell’elettrodotto nel comune di Saponara, in area sottoposta al massimo livello di tutela dal Piano Paesaggistico dell’Ambito 9. La notizia la riporta il Giornale di Messina.

 Insieme al Cirrincione è imputato anche Simone Dal Pozzo, attuale sindaco di Guardiagrele, nella sua qualità di presunto amministratore della ditta Ceie Power s.p.a.

Dal Pozzo, noto avvocato e in prima fila nella battaglia contro la chiusura dei piccoli ospedali, è stato consigliere della società fino al 2007 ma mai amministratore delegato.

 

E lui stesso ci spiega: «si tratta di fatti risalenti ad epoca precedente alla mia attuale carica pubblica e relativi ad attività professionale privata nella supposta qualità di amministratore di una società della quale non sono mai stato legale rappresentante. Sono stato presidente di un consorzio di imprese e l’opera in questione (un elettrodotto ubicato in Sicilia) è stata autorizzata dalle competenti autorità (tra cui la Soprintendenza), tra l’altro prima che io assumessi la carica di presidente».

Gli si contesta che, dopo l’apposizione di nuovi vincoli, avrebbe concorso con Terna e Soprintendenza nel non revocare questa autorizzazione, che, per altro, apprende solo adesso essere stata anche reiterata.

«Chi ha eseguito i lavori», continua Dal Pozzo, «ha proceduto solo a seguito di pareri e autorizzazioni rilasciati prima di realizzare le opere, sicchè nessun soggetto privato, me compreso, avrebbe dovuto o potuto agire per revocare tali provvedimenti. E’ evidente, quindi, e i documenti stanno a provarlo, la mia assoluta estraneità e potrò dimostrarlo».

 Coinvolti nel procedimento anche gli architetti Salvatore Scuto e Anna Piccione, rispettivamente ex Soprintendente ed ex dirigente dell’Unità Operativa VII della Soprintendenza di Messina, per avere concorso alla alterazione di bellezze naturali tramite la omessa revoca dell’autorizzazione rilasciata e divenuta inefficace per via del sopravvenuto Piano Paesaggistico dell’Ambito 9.

Gli imputati rischiano da 1 a 4 anni e un’ammenda. Il Codice Penale prevede anche l’eliminazione del traliccio e la riduzione in pristino dei luoghi.

L’inchiesta era nata a seguito di un esposto dell’associazione Man del 2013.

Il sindaco di Saponara Nicola Venuto sostiene che l'opera è «invasiva dal punto di vista del paesaggio», ma porta anche dei benefici. «La progettazione di quest'opera risale a 10 anni fa, quando le esigenze dell'industria siciliana erano diverse - continua Venuto - Oggi il fabbisogno energetico siciliano si è ridotto di un terzo anche a causa della crisi, però, considerato che la Sicilia è tra le prime Regioni in termini di fonti rinnovabili, questo elettrodotto può far diventare competitivi i nostri impianti».

Intanto gli ambientalisti non si arrendono: il coordinamento Ambientale Tutela del Tirreno, che ha riunito più associazioni, ha lanciato una petizione online al premier Matteo Renzi e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per chiedere un'inversione di rotta contro gli elettrodotti aerei che violano l'articolo 9 della Costituzione in cui si parla di paesaggio».

Terna, come al solito, è certa di aver agito «nel pieno rispetto della legge, realizzando il tracciato autorizzato dal ministero dello Sviluppo Economico». E punta il dito contro il ritardo nell'entrata in esercizio dell'opera «costato ogni anno a famiglie e imprese italiane oltre 600 mln di euro di mancato risparmio, per un totale, a tutto il 2014, di oltre 4 mld di euro».

A cui si aggiungono i 700 mln investiti da Terna per l'opera. Anche per questo la società è già al lavoro per trovare la soluzione più efficace per completarla.