IL BANCHETTO

Salva Banche, il Governo in forte difficoltà per danni a risparmiatori

Attacchi anche a Bankitalia per la presunta mancata sorveglianza

Redazione Pdn

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Il Governo ha deciso: anche la Carichieti si salverà solo con soldi privati

ROMA.  Sostenere i piccoli risparmiatori che avevano obbligazioni subordinate «è un intervento umanitario che niente ha a che vedere con quello di risoluzione delle 4 banche entrate in crisi».

 Da Bruxelles il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan difende la linea del governo che ha 'salvato' con un decreto Carife, CariChieti, Banca Etruria e Banca Marche, mentre gli istituti di credito sono sotto pressione in Borsa.

Da una parte, infatti, l'attenzione è puntata sul 'pacchetto Governo' e sulle mosse (e contromosse) di Bruxelles, mentre lo spettro di nuove ispezioni della Bce sugli aumenti di capitale ha spaventato il mercato e la prima a vacillare è stata Mps anche se, secondo le indiscrezioni di stampa, sono le popolari ad essere nel mirino. L'istituto senese tocca il suo minimo storico a 1,27 euro (-5,58%), record negativo anche per Carige che lasciando sul terreno il 3,4% vale ora 1,27 euro. Sul listino è stata una giornata nera per il settore con Ubi Banca in calo del 3,67%, Unicredit del 3,63%, Banco Popolare del 3,03%, Bpm del 2,65%, Intesa Sanpaolo dell'1,89%.

Ora il pallino però è in mano al Governo che si sta muovendo su due piani, da una parte il salvataggio e dall'altra l'istituzione di un fondo per salvaguardare i correntisti retail titolari delle obbligazioni delle quattro banche salvate, mentre in parlamento sale il pressing, in particolare del Pd, perché si preveda qualche forma di ristoro anche per gli azionisti.

MARE DI PROTESTE

Il presidente della Fondazione Carife, Riccardo Maiarelli, si era già lanciato all'attacco, in una lunga lettera aperta al presidente del Consiglio accusando il Governo di non aver «la schiena più dritta, il necessario coraggio» e richiamando «il doveroso rispetto nei confronti di azionisti e obbligazionisti».

 «Il problema dei risparmiatori in difficoltà delle quattro banche», dice Fabrizio Cicchitto, «è certamente serio. Ma ancora più serio, e finora senza le dovute risposte esaustive, è l'enorme carenza che è stata messa in evidenza da una parte della Vigilanza della Banca d'Italia. Infatti lo dice la parola stessa: la Vigilanza serve per vigilare proprio sui conti delle banche. Se non lo fa, il rispetto per una situazione fondamentale non può comportare il silenzio su errori altrettanto fondamentali».

«Il ministro dell'Economia Padoan parla di un'operazione umanitaria per tutelare la parte più debole dei risparmiatori rapinati dalle banche. Ma che linguaggio usa? L'unica cosa da fare è cacciarlo via a calci nel sedere per le operazioni che fa, per i comportamenti che avalla, per il linguaggio offensivo che usa nei confronti dei risparmiatori», ha detto il senatore Maurizio Gasparri.

UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA?

Il M5s invece chiede subito una Commissione di inchiesta sullo stato del sistema bancario italiano e soprattutto che indaghi sui «limiti della vigilanza operata da Bankitalia e Consob».

«Speriamo Fi ci dia una mano e anche gli altri Gruppi» afferma il deputato M5s Alessio Villarosa che insieme ai deputati del suo gruppo boccia la soluzione "umanitaria" offerta dal ministro Padoan agli azionisti delle banche coinvolte: «Bail-in entra in vigore a gennaio, Padoan ci deve una spiegazione».

 Per i 5 Stelle, in ogni caso, le soluzioni per evitare la «beffa di un intervento umanitario» ci sono: innanzitutto l'attivazione del fondo di tutela dei depositanti, che allo stato non sarebbe vietato in quanto la nuova normativa entrerebbe in vigore a gennaio. Per il M5s sarebbe inoltre possibile un intervento pubblico per ristrutturazione: il finanziamento dovrebbe, in questo caso, essere restituito senza quindi configurare aiuti di Stato, «in caso contrario lo Stato potrebbe sempre entrare nel capitale delle banche per ristrutturarle» dicono i 5 Stelle.

Terza ipotesi l'ingresso degli azionisti e degli obbligazionisti nelle relative bad bank degli istituti coinvolti.

 L’associazione Codacons invece sostiene che centinaia di segnalazioni dimostrerebbero «inequivocabilmente come i cittadini non abbiano ricevuto adeguate informazioni sui rischi degli investimenti, al momento dell’acquisto di azioni e obbligazioni subordinate».

E proprio la mancanza di informazioni adeguate circa i rischi degli investimenti, ha portato negli ultimi anni il Codacons a vincere numerosissime cause dinanzi i Tribunali di tutta Italia, con le banche condannate a rimborsare integralmente gli investitori di Bond Argentina, titoli Lehman Brothers, ecc.

«Nel 70% dei casi le banche hanno preferito la transazione, ovvero il raggiungimento di un accordo con il risparmiatore – afferma il Presidente Carlo Rienzi - I numeri, relativamente a questo genere di controversie, sono chiari: nell' 80% dei casi si raggiungono accordi transattivi entro 12 mesi dall' attivazione della causa; per il restante 20%, invece, le sentenze favorevoli rappresentano circa il 93% del totale».

 AI LAVORATORI CHI CI PENSA?

 Protesta anche la Cgil che ricorda come le 4 banche salvate siano in realtà lavoratori e lavoratrici che hanno mantenuto saldo il rapporto con il territorio e fatto grandi quelle banche.

 «Le 4 Banche restano i lavoratori», dice la Cgil, «anche ora che molti si attribuiscono il merito di averle salvate, tanti si accorgono tardivamente che la fiducia dei risparmiatori è tutto, pochi si pongono la domanda di quali prospettive per i lavoratori e le loro famiglie. Se le 4 banche, anche nel periodo del commissariamento, hanno mantenuto l’ “eccezionale radicamento sul territorio“, se è stato posto un argine a forme di concorrenza sleale, se il risparmiatore allo sportello chiede conto, sono sempre i lavoratori ad essersene fatti carico. I dipendenti che, alla pari degli altri risparmiatori, hanno visto azzerato il valore delle azioni e delle obbligazioni subordinate, sottoscritte quando i rating delle Banche e dei titoli erano di assoluta fiducia e sicurezza»

 E tramite il sindacato i lavoratori  -  oggetto dell’asta con le rispettive banche -  chiedono un progetto, strumenti per rilanciare le 4 banche e il rapporto con la clientela, le imprese, le famiglie, chiedono di essere coinvolti.

E lo scorporo dei crediti insofferenza da chi verrà operato e gestito?

 «Dietro ogni credito in sofferenza vi è una relazione di clientela, vi è un’impresa, una famiglia ecc.», ricorda la Cgil, «il Personale delle 4 banche, il Personale delle altre banche e società dei 4 gruppi ha le competenze e la capacità di gestire anche le difficili procedure finalizzate al recupero di questi crediti. Il Personale conosce il territorio, conosce la clientela, è consapevole che la gestione dei crediti in sofferenza influirà sui rapporti con la clientela e con l’economia dei territori».