LA RIVOLUZIONE

Villa Pini si svuota nel silenzio della politica

Cominciato il travaso dei dipendenti nelle cliniche del gruppo

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Villa Pini

l'atrio di Villa Pini

CHIETI. Più sale la sordina tranquillizzante di sindacati e proprietà di Villa Pini più i dipendenti si allertano. Ha avuto effetti contrastanti l’incontro tra sindacati e proprietà di alcuni giorni fa alla presenza di Concetta Petruzzi e Luigi Pierangeli.

Poco è trapelato dai sindacati e questo la dice lunga sulla direttiva che è stata loro consegnata, quando di solito non sembra in passato siano stati parchi di comunicazioni.

Alla fine, però, sembra che anche i sindacati di Villa Pini abbiano sposato la nuova linea di tutela dei dipendenti inaugurata da un po’ anche in Abruzzo: prima fare gli accordi con la proprietà e poi discuterne con i lavoratori.

E’ successo così nel totale silenzio per la nuova azienda unica di trasporto pubblico e pare sia successo così anche a Villa Pini e anche questo risvolto non ha tranquillizzato chi inizia  a soppesare ogni parola e ogni silenzio.

Alla fine, da quello che si sa dell’accordo firmato, sono 170 i dipendenti che saranno “invitati” a trasferirsi da Villa Pini alla clinica Pierangeli o Villa Serena di Concetta Petruzzi, in pratica un trasferimento di dipendenti all’interno dei gruppi proprietari che hanno acquistato all’asta nel 2013 la clinica di Chieti.

Si tratta di 17 medici, 5 coordinatori infermieristici, 84 infermieri, 50 ausiliari e 14 fisioterapisti delle chirurgie.

L’obiettivo della proprietà è quello di riuscire a compiere i trasferimenti ed il travaso dei dipendenti in completa tranquillità e senza troppi ostacoli e per questo è cominciata l’opera di sordina e di rassicurazione alla quale si è accodata tutta la politica che infatti sembra totalmente disinteressata alle sorti della clinica teatina.

Non che si debba pensare sempre male o si siano dette mezze verità, sta di fatto che diversi dipendenti iniziano a non vedere chiaro il loro futuro, soprattutto per un difetto di comunicazione che si può benissimo risolvere con poco.

Per esempio non è stata detta una parola sui contratti in scadenza e questo ha fatto pensar male non solo i dipendenti di Villa Pini ma anche tutti i lavoratori dei gruppi privati interessati.

 In atto c’è una ristrutturazione globale dei servizi per cui si cercherà di razionalizzare i costi ed i servizi non solo sanitari ma anche quelli complementari amministrativi o collaterali come la pulizia, per esempio.

Se è vero che Villa Pini in qualche modo avrà servizi depotenziati resteranno in servizio tutte le 300 persone rimaste oppure si tenderà “dolcemente” a ridurre il personale calibrato sulle nuove esigenze?

La parola dei sindacati è che i servizi rimasti saranno potenziati e dunque nessuno sarà licenziato.

Altre tesi, invece, propendono per qualche decina di esuberi che saranno sacrificati nel nome di una “buona causa”: il bene della maggior parte dei dipendenti.

Indicativo anche il dibattito politico su Villa Pini, praticamente inesistente: segnale che la politica tutta non ha la levatura per poter interferire con le scelte della giunta regionale (filo –private) né con il nuovo asse degli imprenditori pescaresi del settore che di fatto ha fagocitato il grosso della sanità del comprensorio dell’area metropolitana.

Ormai la crisi del pubblico è chiara a tutti: con la scusa del riequilibrio dei conti si sono ridotti ospedali, reparti, servizi che come conseguenza non potevano non avere uno sviluppo del privato. In più l’aumento del budget delle cliniche provocherà ulteriori ripercussioni e indebolirà ulteriormente le Asl alcune delle quali chiuderanno in rosso. Un problema per tutti perché significa più tasse.

Difficile pure credere che tali effetti collaterali non siano stati previsti dalla politica che invece, più verosimilmente, ne ha accettato gli effetti.

E capita sempre più spesso che servizi pubblici come visite importanti e con liste d’attesa molto lunghe vengano ridotti, dimezzati o tagliati del tutto per mancanza di fondi, superamento del budget o altre ragioni burocratiche e sempre con il solito risultato: niente visite pubbliche. Il privato, invece, si attrezza e potenzia proprio quei servizi lasciati scoperti dal pubblico e disponendo di soldi li “rilancia”.

Bravo il privato?

Sicuramente, ma se quel servizio privato aggiunto fosse svolto in convenzione con il pubblico (cioè pagato di più sempre dal pubblico) allora sarebbe un problema molto più complesso e forse più grave.