PROCURA SCHIACCIATA

Inchiesta materno-infantile: tutti assolti i sette indagati

Ennesima inchiesta neutralizzata totalmente dal tribunale di Pescara

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Inchiesta materno-infantile: tutti assolti i sette indagati

PESCARA. Da una richiesta complessiva di 22 anni di pene ad una sentenza di completa assoluzione su tutto il campo. Ancora una volta tutti assolti perche' il fatto non sussiste, ancora una volta una inchiesta che fece parlare e stette nelle colonne di cronaca per settimane finita nel nulla. Senza contare che alcuni indagati allora finirono anche agli arresti. Misure cautelari oggi del tutto immotivate.

Il processo questa volta riguarda l’inchiesta del reparto materno infantile dell’ospedale di Pescara ed i suoi lavori di ristrutturazione. 

Tutti assolti dunque  i sette imputati lo ha deciso il Tribunale collegiale di Pescara, presieduto dal giudice Angelo Zaccagnini.

Il pm Gennaro Varone come detto aveva chiesto una pena complessiva di 22 anni di reclusione.

Nello specifico, il Tribunale ha assolto gli imputati ritenendo non sufficientemente provate le accuse.

Si tratta dell'allora funzionario della Asl e responsabile unico del procedimento, Franco D'Intino, dell'imprenditore foggiano, Giulio Piancone, del responsabile del cantiere, Giacomo Piscitelli, dei due direttori dei lavori, Alfonso Colliva e Damiana Bugiani, e dei professionisti Lorenzo Camplone e Rosalia Di Matteo.

Per questa vicenda D'Intino, Piancone e Piscitelli nel marzo del 2010 finirono in carcere. Mentre Colliva e Bugiani finirono agli arresti domiciliari. I sette erano accusati, a vario titolo, di corruzione, truffa, falso e abuso. Nel mirino dell'accusa, l'appalto relativo ai lavori il cui importo iniziale di 2milioni e 924mila euro, attraverso la perizia di variante, sarebbe aumentato fino ad arrivare alla cifra di 6milioni e 980mila euro.

 Le motivazioni saranno rese note entro 30 giorni.

 Nell’ordinanza del gip Guido Campli, si leggeva che era stata ''fatta fuori'' l'architetto Rosalia Di Matteo, perchè,  «fermamente intenzionata a non consentire la prosecuzione dell'appalto sulla base di una perizia evidentemente illegittima».
E' proprio in quel momento (era luglio del 2009) che vengono nominati quelli che la procura chiama «tecnici compiacenti», ovvero Damiana Bugiani e Alfonso Colliva.
Ma per la sostituzione in corso d'opera D'Intino avrebbe fatto pressioni anche su Roberto Di Berardino, responsabile delle liquidazioni, «dunque», sostiene il gip, «in grado di esercitare, indirettamente, notevoli pressioni su chi sia interessato al pagamento delle proprie spettanze».
«Vedi di spingere in quella direzione ... fagli capire che se ne devono andare...»
Secondo la procura, inoltre Di Berardino «è certamente funzionario al soldo del Piancone (l'imprenditore di Foggia della Cre Impianti Tecnologici, anche lui in carcere da lunedì, ndr): infatti durante una conversazione Piancone, parlando con Piscitelli, e discutendo sulla opportunità di un regalo a Colliva e Bugiani, afferma: » Diamo qualcosa a Roberto, se ce lo fa bello veloce, allora sì ...».

Ma secondo gli inquirenti dietro i lavori poteva esserci anche la politica.  Colliva infatti era consigliere di minoranza al Comune di Pianella, dove era sindaco Giorgio D'Ambrosio(Pd), e molto vicino ad An.

 Damiana Bugiani, invece, è architetto, e vicina all’ ex assessore regionale Alfredo Castiglione.

 A denunciare «strane manovre» era stato proprio l'ex socio di Piancone, Capocasale, che conosceva molto bene i presunti falsi, le truffe e le corruzioni maturate nel rapporto contrattuale.
L'uomo aveva personalmente constatato che, tra i costi di cantiere, era stata contabilizzata una fattura dell'importo di  4.577,81 avente ad oggetto materiale certamente non impiegato nell'appalto.
Piancone, alle richieste di spiegazioni del socio, avrebbe ammesso che stava eseguendo lavori di ristrutturazione presso un'abitazione di D'Intino e che aveva, pertanto, ritenuto di addebitare all'appalto parte del costo del materiale impiegato.
«La deposizione del Capocasale», scrive il gip Guido Campli, «è puntualmente riscontrata, innanzitutto, da numerose intercettazioni telefoniche».
In una, ad esempio, D'Intino si rivolse a Piscitelli «pretendendo», come si trattasse di cosa naturalmente dovuta, che Piancone eseguisse lavori di allaccio alla rete del gas metano presso una sua abitazione a Scafa.
«Ovviamente Piancone», si legge nell'ordinanza, «informato della vicenda, non ha nulla da dire».
Il tenore delle conversazioni che si susseguono, assicura il gip Campli, «conclamano trattarsi di lavori eseguiti gratuitamente («occorre fare un favore a quello stronzo di D'Intino» ).
Tutto falso o quasi, per i giudici del tribunale di Pescara non ci sono prove a sufficienza per contestare i reati pur in presenza di uno scenario che in parte non sembra essere stato cancellato.

Oltre le misure cautelari reali, furono disposti anche ingenti sequestri di conti,  mentre per più volte venne negata la rimessione in libertà delle persone arrestate.

Ora è fin troppo facile attendersi ricorsi e risposte giudiziarie verso chi ha contribuito ad avviare questa ennesima azione giudiziaria finita nel nulla.

«Non si puo' continuare cosi', non puo' bastare una dichiarazione o un'intercettazione della quale non si capisce il senso, per promuovere degli ordini di custodia cautelare che hanno danneggiato gravemente delle persone». Cosi il professor Mercurio Galasso, difensore di Giulio Piancone, uno dei sette imputati assolti.

«Non ho mai avuto dubbi - prosegue Galasso - che questo Tribunale avrebbe assolto gli imputati, ma resta la profonda amarezza per la carcerazione preventiva subita da un gruppo di professionisti, tra i quali anche il mio assistito che, a causa di questa vicenda, ha subito un pesante fallimento i cui effetti dureranno ancora per anni».

 Da parte sua l'avvocato Loredana Di Giovanni, difensore dell'imputato Giacomo Piscitelli, anche lui assolto, ha detto: «si e' conclusa bene una vicenda molto lunga e dolorosa. Non ci sono mai stati i presupposti per una sentenza di condanna. Le persone coinvolte, sono lavoratori che hanno cercato di svolgere al meglio il proprio compito».