VELENI SOTTERRANEI

La guerra dei poteri e degli interessi a Bussi con la scusa della bonifica

Un emendamento del Pd cerca di cancellare il commissario Goio.

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

1331

Antonio Castricone

Antonio Castricone

ABRUZZO. Dopo anni di inerzia e di risultati pari a zero (ma costati caro), dopo il “sabotaggio” del tavolo tecnico ministeriale, arriva il tentativo politico del Pd di fare fuori il commissario straordinario Adriano Goio, nominato nel 2006 dal governo Berlusconi. Iniziativa che dovrà superare il vaglio del Parlamento e che è stata salutata dagli ambientalisti positivamente.

Peccato che una scelta si possa dire giusta quando anche il momento è quello giusto: il Pd invece riesce ad arrivare con oltre dieci anni di ritardo e proprio in questo momento. Segno che di genuino questa iniziativa ha molto poco.

 L’emendamento dei senatori del Pd Caleo, Cuomo, Dalla Zuanna, Mirabelli, Morgoni, Sollo, Vaccari e Lai, ripreso e presentato alla Camera da Chiara Braga, della segreteria nazionale Ambiente del Pd e dal collega, deputato popolese, Antonio Castricone di fatto farebbe passare un Capodanno amaro per Goio che tornerebbe nel suo Trentino dal primo gennaio 2016.

La prima parte dell’emendamento è dirompente per questo fazzoletto martoriato d’Abruzzo dove di bonifica si parla da nove anni ma dove si è gettato solo fumo negli occhi per spendere in maniera del tutto segreta oltre 10 mln di euro in opere che non hanno rallentato l’inquinamento. Opere affidate direttamente dal Commissario senza gara all’ingegnere Quintilio Napoleoni, intercettato con Salvatore Buzzi nell’inchiesta Mafia Capitale.

Nonostante fossero decine le buone ragioni per sollevare Goio, tra cui la assoluta mancata trasparenza, il Pd non ha mai contestato una sola sua azione, nemmeno dopo che le notizie erano uscite. L’impressione è che fino ad un certo momento Goio ha fatto comodo e si è mostrato un “utile strumento” poi qualcosa è cambiato…

 SOLDI ALLA REGIONE

 Forse la vera ragione dell’emendamento parlamentare risiede nella seconda parte, quella che dice di  «versare le risorse residue del Commissario al bilancio della Regione per essere utilizzate sulla base di un accordo di programma tra ministero dell'Ambiente e Regione, per interventi di bonifica del sito di interesse nazionale di Bussi».

In pratica il Pd estromette Goio dalla gestione per portare circa 40 mln di euro nelle casse della Regione e dunque far gestire gli appalti a quest’ultima.

Un cambio di teste (o di soggetti) che per ora non trova motivazioni ragionevoli, visto che dopo dieci anni non si può accogliere come “ragionevole” la motivazione della “inerzia” o “inefficienza” del commissario.

Negli anni diverse forze politiche tra cui Sel e M5s hanno chiesto il perché della nomina di Goio e le ragioni della persistenza del commissariamento (che prevede la deroga a molte norme) a fronte di risultati pari a zero. Interrogazioni sostanzialmente disinnescate dai vari governi che non hanno sortito effetti.

 LAGATTA ED IL COMUNE CON GOIO

Nella matassa mai dipanata di Bussi si inserisce anche l’intervento del Comune che ha di fatto iniziato a coordinare e pianificare il da farsi in accordo con il Commissario, almeno nell’ultimo periodo. Questa sinergia è stata mal vista dalla Regione che, infatti, ha fatto saltare l’ultima riunione ministeriale nella quale si doveva firmare l’accordo definitivo ma secondo alcuni carente sotto diversi aspetti (anche giuridici). Il sindaco Lagatta è stato quello che ha cercato di rimettere in moto la procedura di bonifica e di avviarla al più presto con una serie di proposte che pure sono state giudicate rischiose come quella di acquisire alcune aree dopo la bonifica.

Lo scontro tra Comune e Regione è diventato critico dopo che all’ultimo momento la Regione si è tirata indietro e l’emendamento del Pd è la risposta proprio della maggioranza alla Regione.

  Resta da capire in questo scenario troppo fosco e nebbioso quali equilibri si siano rotti, quali accordi saltati e perché. La cosa certa è che qualcosa nel retrobottega del potere sia successo e ai poveri cittadini comuni non resta che andare per tentativi, se vogliono capirci qualcosa.

Nel frattempo, per esempio, c’è stata una commissione parlamentare che sta indagando sulla gestione Bussi e su quanto successo fino ad ora nel campo della futuribile bonifica.

C’è poi un contenzioso aperto proprio da Goio contro Montedison dal quale emergono una serie di informazioni allarmanti anche dal punto di vista ambientale e c’è poi almeno un’altra inchiesta sull’operato del commissario, inchiesta svelata dallo stesso pm alla commissione parlamentare, di cui nulla si sa ma che presumibilmente avrebbe potuto far accendere un faro proprio su Goio “bruciandolo”.

Nel frattempo i lavori effettuati dal commissario sono stati affidati direttamente ad una società che negli ultimi decenni ha svolto le più importanti opere pubbliche e che fa capo ad un ingegnere in contatto con Buzzi, arrestato in Maia Capitale.

E ci sono poi le dichiarazioni dello stesso Goio alla commissione parlamentare che ammette che l’appalto per la bonifica è già pronto ed ha caratteristiche definite tanto da fargli dire che la ditta Toto spa potrebbe risultare la migliore, frase incomprensibile per i più che ha scatenato la risposta della società la quale si è detta non interessata all’appalto ma solo alla proposta già presentata anni fa di costruire un cementificio ed una cava ed un deposito ferroviario.

Ci sarebbe molto da capire su quanto sta succedendo davvero ma per questo non potremmo sperare in un aiuto della politica.