LA SENTENZA

Parco del Cerrano, il Tar rigetta il ricorso di D’Orazio

Ma l’ex presidente la prende comunque come una vittoria a metà

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Tore del Cerrano

TERAMO. E' stato pubblicato oggi il pronunciamento del T.A.R. Abruzzo, emesso sulla seconda istanza cautelare formulata dall'ex-presidente Benigno D'Orazio contro la nomina del Consiglio di Amministrazione dell'Area Marina Protetta Torre del Cerrano avvenuta lo scorso settembre.

Tale pronunciamento è anche esso di rigetto del ricorso, quindi, favorevole per le sorti di Consorzio, dando ragione all'AMP alla Regione ed ai due Comuni resistenti.

Le spese sono state compensate.

«Ad un primo e sommario esame», scrivono i giudici, «proprio l’eventuale mancata integrazione di efficacia della delibera impugnata – prospettata da parte ricorrente – non consente di configurare il pregiudizio grave e irreparabile in danno del ricorrente, che peraltro si limita a prospettare un generico pregiudizio a carico dell’azione amministrazione svolta dal Consorzio resistente».

«La decisione è assolutamente conforme a quanto mi aspettavo e rende giustizia del fatto che non da oggi sostengo l’irregolarità delle procedure seguite per le nomine del Parco», ha commentato D’Orazio scatenando la reazione del cda che parla di «inconsueta interpretazione» da parte di D’Orazio stesso.

«Sebbene ancora in fase cautelare», spiega Pietro Palozzo del cda, «nessuno dei giudici finora chiamato a pronunciarsi sulle varie argomentazioni di volta in volta da questi sollevate, ha ritenuto che quelle fossero degne di tutela. Ed è ben precisare che ben tre sono state le pronunce dei Giudici Amministrativi che hanno rigettato le richieste dell’ex-Commissario Straordinario, nonché ex -Presidente del CdA ed ex-Amministratore della società Cerrano Trade S.r.l. Non è certamente intenzione del Consiglio di Amministrazione dare sfogo mediatico a questioni che dovrebbero essere trattate con l’adeguata cautela. Ma poiché sfugge all’avvocato D’Orazio che è in ballo non solo e non tanto il proprio interesse personale al corretto funzionamento di un organismo pubblico, o il proprio interesse personale ad essere preferito rispetto ad altri in virtù delle proprie competenze (secondo quanto dallo stesso sostenuto nei vari atti processuali), quanto soprattutto la legittimità di un organo che è stato insediato nel rispetto delle norme di legge, allora si rende necessaria una presa di posizione volta a fare chiarezza su tutto ciò.

Paventare, così come si è fatto, addirittura l’illegittimità degli atti compiuti fino a questo momento dal CdA rimane una semplice considerazione personale dell’avvocato D’Orazio, ci si augura non semplicemente basata su di un certo livore personale, e certamente sfornita, allo stato, di qualsivoglia supporto da parte dei Giudici che si sono pronunciati sulla vicenda».

Non vi è, infatti, alcun passaggio in cui il TAR avrebbe, anche solo ipoteticamente, sostenuto l’illegittimità in questione ed anzi, mentre nella più recente ordinanza del 2 dicembre scorso è stata rilavata la genericità dei pregiudizi che secondo il ricorrente potrebbero riverberarsi sull’azione amministrativa del CdA, nel primo pronunciamento del 21 ottobre scorso i Giudici Amministrativi si erano  ulteriormente spinti in avanti, ritenendo i motivi del ricorso addirittura infondati nel merito.

Tanto si doveva per opportuna chiarezza.

Intanto la questione approderà  al Consiglio di Stato  che «potrà rivalutare», commenta D’Orazio, «la legittimità delle nomine in relazione allo Statuto, ai titoli previsti dalla legge ed alle cause di inconferibilità previste dalla Severino. Il mio auspicio è che la vicenda si concluda al più presto e che comunque quest’ultima decisione induca ad un’adeguata ponderazione della situazione da parte delle amministrazioni coinvolte».