QUANTI FANTASMI...

L’Arta ammette: «sui depuratori pubblicati dati incompleti»

La causa: il software di Abruzzo Engineering non è mai stato consegnato

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L’Arta ammette: «sui depuratori pubblicati dati incompleti»

ABRUZZO. Quei ‘rompiscatole’ degli ambientalisti almeno un merito ce l’hanno: aver fatto scoprire all’Arta che i dati pubblicati sulla depurazione sono incompleti e di fatto sballati.

E pensare che si attendeva la pubblicazione di questi dati dal 2010 quando una legge regionale ne “imponeva” l’obbligo, sempre disatteso per incomprensioni istituzionali e scaricabarili vari fino a qualche settimana fa.

Tutto merito del dossier pubblicato da Forum H2O e di Confcommercio che ha messo nero su bianco i dati dal 2011 al 2015 sull’inquinamento e la depurazione, numeri da capogiro che sono stati definiti «sconvolgenti» e «inaccettabili». Un corposo dossier preciso e puntuale frutto di giorni di studio dei dati che Arta aveva finalmente messo on line, peccato fossero incompleti all’insaputa di tutti.

Poi un po’ in sordina la stessa Arta ha pubblicato una nota di risposta e precisazione sul proprio sito definendo il dossier degli ambientalisti «impreciso» ma solo perché la stessa agenzia del territorio si è accorta che i suoi dati sono imprecisi, e imprecisamente pubblicati senza che nessuno prima avesse sentito il bisogno di comunicarlo e questo fa propendere verso l’ipotesi che nessuno si sia mai accorto di tali imprecisioni.

Deduzione confermata dal presidente di Arta Mario Amicone che ha spiegato che solo dopo il dossier ci si è accorti dei dati «che non potevano essere» e si è capito che qualcosa non andava. Problemi per lo più dovuti alla «compilazione a mano» dei dati e così alcuni «sono scappati». 

Ma perché questi problemi che generano una informazione pubblica  non corretta?

«La Regione Abruzzo, con la legge regionale  31/2010, ha espressamente previsto, all’articolo 22, la pubblicazione dei dati relativi ai controlli degli impianti di depurazione e alle sanzioni amministrative comminate in caso di superamento dei limiti», esordisce la nota dell’Arta, «a seguito di accordi intervenuti con Arta e Province, la Regione aveva avviato la realizzazione di un software dedicato allo scopo da realizzarsi a cura di Abruzzo Engineering. Tale strumento informatico, tuttavia, non è stato reso disponibile. L'Arta, anche per dare corso alle numerose richieste pervenute, ha pertanto deciso d'iniziativa di pubblicare i dati grezzi prodotti nel corso delle attività di controllo in modalità provvisoria e, quindi, non esaustiva».

Avvertenze che non sono state apposte come dicitura obbligatoria per la corretta comprensione dei dati “grezzi”.

IL SOFTWARE FANTASMA DI ABRUZZO ENGINEERING

L’Agenzia presieduta da Mario Amicone poi fornisce un ulteriore dato -forse non secondario - e cioè che l’ennesima opera che Abruzzo Engineering avrebbe dovuto predisporre non ha trovato la luce e non si sa dove si sia persa e da quale buco nero sia stata risucchiata.

Amicone spiega che nel 2009 venne sottoscritto un accordo al quale Arta aderì che prevedeva una collaborazione di Abruzzo Engineering che avrebbe dovuto creare il software ed una banca dati (catasto) per l’elaborazione ma di fatto non è stato mai consegnato.

In realtà la stessa Arta si è disinteressata per prima se è vero che l’ultima riunione sul punto risale al 2011, poi si è disinteressata al Regione ed il settore competente che ha fatto finta di nulla ed infine Abruzzo Engineering a quell’epoca messa nel congelatore dall’ex presidente Chiodi e falcidiata dalla fase di liquidazione e dalla cassa integrazione di molti dipendenti.  Insomma la pubblicazione dei dati non è mai stata una priorità.

E quella commessa ad Abruzzo Engineering che fine ha fatto?

Quando l’Arta ha sollecitato la consegna di questo software, quali sono state le risposte di Regione e Abruzzo Engineering?

Nessun sollecito e nessuna risposta, solo oblio e superficialità. 

Chi e quando doveva approntare il software? Non è per caso che tale lavoro è anche già stato pagato magari all’ex socio Selex oggi liquidato con quasi 6mln di euro da parte della Regione per acquistare le quote della società?

Era il 2009 quando nacque l’idea di questo “catasto”: erano i tempi in cui stavano per finire le commesse  girate direttamente ad Abruzzo Engineering e poi direttamente al socio privato Selex sema che di fatto svolgeva gran parte delle lavorazioni.

Dietro il pasticcio dei dati dunque c’è almeno un altro pasticcio che fa pensare a qualche inerzia di troppo e a qualche superficialità eccessiva.

Va bene che l’Arta si sta dando da fare per risolvere il problema e mettere on line il «40% di dati mancanti» però non basta un comunicato per spiegare per quale ragione dal 2010 ad oggi si sia platealmente disattesa la pubblicazione di dati che dovevano essere pubblicati da 5 anni.

Anche in questo caso sono saltati tutti i livelli di controllo amministrativo e a la “distrazione” è stata massima.

«In ogni caso, è utile ribadire che in tutte le occasioni in cui i limiti di legge sono stati superati, l’Agenzia», spiega l’Arta, «ha provveduto alla dovuta segnalazione agli organi competenti per le necessarie misure da adottare, non ultime l’applicazione delle sanzioni previste, come da documentazione agli atti. L’Arta, nello scusarsi per l’inconveniente, informa che i lavori di integrazione saranno terminati nel più breve tempo possibile e si rende disponibile per ogni utile confronto con le Associazioni e con gli altri “attori” interessati in sede di “Consulta Regionale”, come previsto dalla Delibera di Giunta Regionale n. 301 del 21 aprile 2015, per una serena discussione sulla migliore e comune strategia utile ad affrontare gli annosi problemi degli impianti di depurazione».