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Parco Costa teatina: ecco finalmente la bozza De Dominicis, «rischio "colata di cemento"»

De Sanctis: «allentate le norme già esistenti, serve cambio di rotta per una vera tutela»

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Parco Costa teatina: ecco finalmente la bozza De Dominicis, «rischio "colata di cemento"»

ABRUZZO. Il Decreto del parco della Costa teatina rischia di essere una beffa per chi si aspetta una maggiore tutela del territorio costiero dall'aggressione di cemento e infrastrutture invasive.

Ne è convinto Augusto De Sanctis: la Stazione Ornitologica Abruzzese è riuscita infatti finalmente ad esaminare la bozza di Decreto di istituzione del parco predisposta dal commissario De Dominicis, scovata per caso consultando il sito della Conferenza Unificata.

In questi mesi si è molto discusso sulle mappe della perimetrazione ma è il Decreto con le norme di salvaguardia il cuore del provvedimento istitutivo visto che conterrà le regole per la vita quotidiana dell'area protetta per i prossimi anni. Lo sanno bene al Parco Nazionale del Gran Sasso dove le cosiddette Norme di salvaguardia transitorie ormai sono vigenti da 20 anni visto che manca il Piano del Parco, come in tante altre aree protette nazionali.

9 PUNTI DI CRITICITA’

Almeno 9 i punti di criticità rilevati in una nota inviata agli enti competenti. Praticamente, sostiene la Stazione Ornitologica, si rischia un caso clamoroso di eterogenesi dei fini, visto che per alcune aree estremamente importanti si rischia di allentare i vincoli già esistenti aggravando l'assalto del cemento.

Si chiede perciò di rendere pubblici tutti i documenti attinenti la procedura di istituzione del Parco Nazionale della Costa teatina, da tutti quelli predisposti dal Commissario alle proposte di modifica giunte in questi giorni. Basta depositarle sui siti WEB degli enti coinvolti.

 LA VIA VERDE IN MEZZO AGLI  EDIFICI?

Il caso della Via Verde avrebbe del clamoroso secondo le contestazioni mosse. Attualmente la Legge regionale 5/2007 ha imposto un vincolo per 150 metri a monte e a valle dell'ex tracciato ferroviario. Secondo la proposta di perimetrazione molte delle aree a monte ricadrebbero in zona 2, dove, in base alla bozza di Decreto, sarà permessa la nuova edificazione in aree agricole.

Si rischia, quindi, di costruire una bella ciclabile chiamata "via verde" con a fianco un susseguirsi di nuove case. Basterebbe far salvo il vincolo della Legge 5/2007 per evitare tutto ciò ma il Decreto dimentica di richiamare questa legge.

STRADE E PORTI IN ZONA 1 A MASSIMA TUTELA?

L'articolo 4 comma 1 impone il divieto di realizzazione di nuove strade facendo salva, ovviamente, la possibilità di realizzare la pista ciclopedonale “via Verde Costa dei Trabocchi”.

«Alla fine del comma», spiega De Sanctis, «è aggiunta un'ulteriore esenzione dal divieto per le opere necessarie per "la mobilità della popolazione" aprendo alla possibilità di realizzare, volendo, anche autostrade. Una frase di questo genere è assente nei Decreti istitutivi degli altri parchi. Ipotesi remote? Ricordiamo che la proposta di Piano regionale dei trasporti che giace nei cassetti della regione prevede, ad esempio, la costruzione di un tunnel sotto l'attuale Riserva della Lecceta di Torino di Sangro che ricadrebbe nel Parco». Si chiede di escludere questa deroga.

RESORT SAN VITO CHIETINO E ALTRE EDIFICAZIONI SULLA COSTA: «SERVE STOP»

 Lo scorso 28 maggio 2015 il Comune di S. Vito chietino ha approvato una variante puntuale al proprio PRG destinando un'enorme superficie, oltre 12 ettari, precedentemente avente destinazione agricola e posta a pochi metri dal SIC "Fosso delle Farfalle", all'attività turistico-ricettiva.

Poche settimane fa è stato presentato il relativo piano di lottizzazione che prevede oltre 100.000 mc di nuovo edificato per un insediamento per circa 1.200 abitanti. Ebbene, il Decreto, facendo salve dappertutto le previsione dei PRG, non pone alcun freno a tale intervento «che è in evidente contrasto», contesta la stazione ornitologica, «con le finalità di salvaguardia di un'area individuata come Parco Nazionale fin dal 2001».

Le attività di costruzione di nuovi edifici proseguono senza sosta anche in altre aree «continuando a svuotare il territorio dei valori naturalistici e paesaggistici che il parco dovrebbe tutelare».

Si chiede, quindi, di introdurre immediatamente, anche in un'ottica di consumo di suolo zero una fascia di inedificabilità da 1 km dalla linea di costa e una fascia di inedificabilità in un'area buffer attorno ai SIC/Riserve di almeno 300 metri.

SI COSTRUISCE NELLE AREE AGRICOLE DELLA ZONA 2

Nella zona 2 si potrà continuare a costruire ex novo nelle aree agricole senza neanche l'autorizzazione dell'Ente Parco. «In maniera del tutto illogica i cittadini che vogliono ristrutturare dovranno ottenere l'autorizzazione dell'Ente Parco; chi vuole costruire ex novo no».

 Si propone, dunque, di introdurre l'autorizzazione dell'Ente Parco anche per gli interventi di edificazione in aree agricole o, meglio ancora, di vietarle tout court nelle zone 2.

LE RISERVE DI PUNTA ADERCI E LECCETA DI TORINO DI SANGRO INGLOBATE NEL PARCO

Con l'arrivo del Parco nazionale le riserve esistenti decadono per venir inglobate nel parco. I vincoli delle riserve attualmente vigenti sono stati definiti nei rispettivi Piani di assetto dopo un lungo processo di pianificazione e partecipazione. Quello della Lecceta è stato approvato solo 5 mesi fa dal Consiglio regionale. I Piani in parte decadranno perché il Decreto non li fa salvi se non indirettamente richiamando i Piani regolatori vigenti, dove i Piani dovrebbero essere stati recepiti.

Ciò varrà esclusivamente per le norme urbanistiche e non per gli altri vincoli posti a tutela di fauna e flora. A quel punto, però, anche le norme urbanistiche, come quelle sul Demanio marittimo comunale, potranno essere modificate dai comuni con l'assenso del parco. Ipotesi remote? «Se si guarda a cosa sta accadendo sulla seggiovia di Campo Imperatore con il Consiglio del Parco che sconfessa i suoi stessi funzionari pur di far fare una nuova seggiovia...non vorremmo che tra qualche tempo a Punta Aderci iniziassero a sorgere stabilimenti balneari, sempre ecocompatibili per carità! Serve assolutamente far salvi nel Decreto questi due piani di assetto e prevedere una norma di transizione anche per salvaguardare i servizi finora assicurati grazie ai fondi regionali», spiega De Sanctis.

I PIANI DEI SITI DI INTERESSE COMUNITARIO

Il decreto non accenna in alcun modo ai siti S.I.C. presenti nel perimetro proposto. «La questione è assai rilevante», chiarisce De Sanctis, «perché per diverse aree S.I.C. (Osento, Lecceta, Fosso delle Farfalle, Marina di Vasto) questi piani sono stati elaborati recentemente con un grosso esborso economico da parte della Regione Abruzzo. Bisognerebbe introdurre nel Decreto una norma di raccordo che possa salvare il grosso lavoro svolto in questi tre anni».

QUESTIONE FITOFARMACI

La bozza di Decreto in zona 1 e 2 pare introdurre dei divieti sull'uso dei fitofarmaci. Poi, però, fa salvo quanto prevede il Piano nazionale sui fitofarmaci che sostanzialmente non pone alcun vincolo sull'uso dei prodotti fitosanitari. «Quindi, così com'è scritta, è una norma del tutto inutile ai fini di una maggiore tutela e pleonastica, visto che il Piano vale già ora su tutto il territorio nazionale. A nostro avviso è auspicabile una norma precisa e maggiormente vincolante almeno nelle aree 1».

EDIFICAZIONE ED EFFETTO "LEGGE PONTE"

La decisione di far salvi gli strumenti urbanistici vigenti per un tot di anni senza prevedere adeguate contromisure rischia, secondo la stazione ornitologica,  di far scatenare una vera e propria corsa all'edificazione. «E' assolutamente necessario introdurre nel Decreto vincoli più stringenti rispetto all'edificabilità almeno nelle zone 1 e 2, visto che in quest'ultima, tra l'altro, si potranno costruire nelle aree agricole nuovi edifici secondo le pessime norme regionali (con il famigerato lotto minimo)».

Decreto parco costa teatina -De Dominicis