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Palazzi sul mare, grillini tentano di bloccare il progetto

«Area classificata a rischio esondazione»

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Palazzi sul mare, grillini tentano di bloccare il progetto

PESCARA. Dopo il via libera del Consiglio di Stato che ha sbloccato l’opera, congelata da 2 anni, di fianco all’ex Cofa c’è chi si frega le mani e chi se ne frega del via libera dei giudici e tenterà, ancora una volta, lo stop ai lavori.

Oggi che Rifondazione Comunista (grande oppositore del progetto) non è più in Consiglio comunale l’unico gruppo politico che dice no ai tre palazzi di 20 metri sul mare è quello del Movimento 5 Stelle e pare che non perderanno l’occasione di farsi sentire. Come già successo ieri quando però hanno rimediato un pugno di mosche a causa della mancanza del numero legale.

I pentastellati, infatti, hanno presentato  un ordine del giorno per bloccare il permesso di costruire concesso alla Pescaraporto costituita dalle società Viana degli imprenditori Andrea e Luca Mammarella e la società Uropa di Ugo, Roberto e Paola Milia, figli di Giuliano Milia avvocato del presidente della Regione Luciano D’Alfonso ma anche del predecessore Ottaviano Del Turco. 

Ma ieri l’aula del Consiglio si è svuotata e, della maggioranza, sono rimasti solo 4 consiglieri (Blasioli, Scurti, Zuccarini e Gaspari) che hanno votato a favore dell'odg pentastellato. La votazione è stata comunque infruttuosa poichè in aula erano presenti 9 consiglieri, quindi il M5s riproporrà il documento nella prossima seduta.

 L'odg punta l'attenzione sul fatto che le aree su cui la Pescaraporto s.r.l. ha intenzione di costruire i 3 palazzoni da 21 metri, sono aree classificate come a rischio di esondazione molto elevato (P4), in base al nuovo Piano Stralcio Difesa dalle Alluvioni deliberato dalla Regione Abruzzo pochi mesi fa.

«La Giunta D'Alfonso», fanno notare i5 Stelle, «esplicitamente scrive che devono essere sospesi in queste aree (e quindi anche in quelle della Pescaraporto s.r.l.) tutti gli interventi di trasformazione urbanistica per motivi di pubblica incolumità. Criticità queste che, negli anni passati, anche con il vecchio Piano Stralcio, hanno impedito l'approvazione del P.P.2 e che oggi, grazie a D'Alfonso impediscono a chiunque altro di poter costruire in quell'area. Quindi per questioni di sicurezza l'amministrazione pubblica non può approvare e realizzare un proprio Piano e i privati non possono costruire. La Pescaraporto s.r.l. invece potrà farlo?».

 Contro il progetto ci sono anche le associazioni Fai, Italia Nostra Pescara, Legambiente, Wwf Chieti-Pescara che ricordano che per l’intera area retrostante il porto turistico era stato redatto un Piano Particolareggiato che non ha mai concluso il suo iter approvativo e neppure la subentrata amministrazione comunale ha ritenuto di apportare allo strumento urbanistico le necessarie modifiche per la definitiva approvazione.

«Si assiste, di fatto, ad un atteggiamento supino delle amministrazioni che si susseguono», dicono le associazioni, «come già per altri episodi che hanno compromesso parti importanti della città. Colpisce, in questo caso, che le stesse amministrazioni abbiano sostenuto addirittura il ricorso privato in giudizio invece di seguire la via maestra della difesa dell’interesse pubblico».

Secondo le associazioni, inoltre, mentre permane un grave ritardo nel ripristino della normativa di salvaguardia degli edifici storico - testimoniali della città, si assiste alla contemporanea proposta di insediamento o di modifica di importanti attrezzature urbane come i recenti, «discutibili», programmi di trasformazione dello Stadio Adriatico (bocciato però dalla Soprintendenza, «o la prospettata localizzazione della nuova sede degli uffici regionali in strutture private, al di fuori di ogni disegno urbanistico».

«E’ necessario che la Regione, - ed il Comune di Pescara se ne faccia carico come sollecitatore -, modifichi la L.R. 49/12 che intralcia la potestà pianificatoria dei Comuni», insistono le associazioni; «questa Legge deve essere volta invece ad effettivi processi di rigenerazione urbana, consentendo incentivi e tutele sulla base di un disegno programmatico fondato sulla conoscenza del territorio e sulla promozione di non formali processi partecipativi. E’ necessario che l’Amministrazione comunale dia corso ai provvedimenti di tutela delle aree pregiate della Città e si opponga all’attuale tendenza all’occupazione delle uniche posizioni suscettibili di creazione di rendita fondiaria, intesa come essenziale parametro dello sviluppo e si riappropri del suo irrinunciabile ruolo nel governo del territorio».