LA SENTENZA

Diritto oblio, nessun risarcimento se «per cortesia» vengono rimossi i dati personali

Un uomo ha chiesto al Parlamento di togliere le informazioni… che lui stesso aveva autorizzato

Redazione Pdn

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Diritto oblio, nessun risarcimento se «per cortesia» vengono rimossi i dati personali

BRUXELLES. Dati personali on line: un cittadino ha chiesto un risarcimento economico a causa della pubblicazione dei suoi dati sensibili che però lui stesso aveva autorizzato a pubblicare, forse non accorgendosene, e il tribunale gli ha dato torto.

E’ di qualche giorno fa la sentenza del Tribunale dell'Unione europea che ha rigettato la richiesta avanzata da un uomo che aveva richiesto risarcimento del danno in quanto sul sito del Parlamento europeo erano comparsi i suoi dati personali a corredo di una petizione da lui firmata. Tra i dati anche informazioni relative al suo stato di salute e alla presenza in famiglia di un soggetto disabile.

Ma la sua domanda è stata rigettata in quanto era stato proprio l’uomo ad inserire quei dati sensibile accettandone tutta la pubblicazione. Dunque sconfitta su tutta la linea.

 Prima dell’inizio della causa, C.N., queste le iniziali dell’uomo, aveva chiesto al Parlamento la cancellazione dei dati sensibili. Il Parlamento aveva risposto che la pubblicazione della comunicazione era lecita ma che i dati in questione sarebbero stati comunque cancellati da Internet.

In effetti, i dati erano poi stati cancellati, ma con tempistiche che, secondo il signore non avrebbero comunque impedito il verificarsi del danno. Anzi, l’avvenuta cancellazione dei dati, secondo il ricorrente, dimostrerebbe l’illegittimità della divulgazione degli stessi.

Ma il Tribunale ha respinto la domanda risarcitoria, rilevando che l’uomo, inviando la petizione via Internet, aveva accettato le condizioni sulla pubblicità dei dati. Nei moduli che i richiedenti dichiarano di avere letto, infatti, è scritto che, ove essi non intendano far divulgare i propri dati personali, devono manifestarlo espressamente e chiaramente. In caso contrario, tutti i dati vengono resi disponibili su banche dati accessibili via internet.

 Pertanto le petizioni sono, in linea di principio, documenti pubblici, sebbene alla regola della pubblicità si possa derogare a specifica domanda dell’interessato.

 Con la propria dichiarazione di avere preso visione delle condizioni sulla privacy, il signor C.N., spiegano i giudici, ha realizzato una manifestazione di volontà libera e informata rivolta specificamente al consenso del trattamento dei dati personali e alla loro divulgazione sul sito del Parlamento nel contesto della trattazione della petizione.

 Il Parlamento, pertanto, non ha commesso, in tal senso, alcun illecito. Il fatto che, quale «mera cortesia», esso abbia acconsentito alla cancellazione dei dati da Internet «non implica un riconoscimento dell’illegalità della precedente pubblicazione». Per contro, avendo il signor CN acconsentito alla pubblicazione dei propri dati personali, egli non aveva alcun diritto alla successiva cancellazione.

Il Tribunale rileva che un illecito potrebbe in astratto sussistere in relazione alla pubblicazione dei dati sulla salute del figlio dal momento che sul sito del Parlamento era stato diffuso il fatto che egli, benché non nominativamente indicato, era affetto da un grave handicap fisico o mentale. Tuttavia il figlio non ha proposto alcuna domanda né risulta che fosse rappresentato in giudizio dal padre.