LA DENUNCIA

«Diffamò il fidanzato di Pezzopane». A processo il ‘nemico’ di Renzi

L’accusa è diffamazione aggravata

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«Diffamò il fidanzato di Pezzopane». A precesso il ‘nemico’ di Renzi

L’AQUILA. Alessandro Maiorano, cittadino fiorentino noto per aver firmato diverse denunce nei confronti del premier Matteo Renzi e difeso dall’avvocato Carlo Taormina, il prossimo 5 luglio dovrà presentarsi come imputato in tribunale a L’Aquila.

La parte offesa è Simone Coccia Colaiuta, ex spogliarellista fidanzato con la senatrice aquilana del Partito democratico Stefania Pezzopane. La coppia proprio domenica scorsa in diretta tv da Barbara D’Urso ha annunciato il matrimonio.

Il pm David Mancini nei giorni scorsi ha disposto per Maiorano la citazione diretta in giudizio per diffamazione aggravata attraverso stampa e web: niente udienza preliminare, dunque, ma si va direttamente a processo. Il pm può scegliere questa strada quando il presunto reato commesso prevede una pena non superiore a quattro anni o con una multa.

Maiorano, come scrive il pm, avrebbe «offeso l'onore e la reputazione di Coccia Colaiuta», pubblicando espressioni gravi e volgari nei confronti del giovane, attinenti sia alle sue capacità artistiche che personali.

«Finalmente una buona notizia», commenta Colaiuta. «Da oltre un anno Maiorano è particolarmente attivo,  pubblica su web ed anche su  testate giornalistiche compiacenti, nel tentativo di calunniare e diffamarmi.  Ma ora è arrivata finalmente una buona notizia. Lo querelai a causa delle sue continue incursioni nella mia vita privata e professionale. Tutte le sue denunce sono successive alle mie e chiaramente utilizzate per nascondere la verità dei fatti, cioè per il vano tentativo di coprire la vera notizia che è il rinvio a giudizio per diffamazione aggravata».

Proprio a seguito di una denuncia di Maiorano anche Coccia Colaiuta è stato indagato, sempre dalla procura dell’Aquila per tentata estorsione in concorso insieme con il suo manager Ivan Giampietro.

 Ignari del fatto che i loro telefoni fossero controllati dalla Digos che stava indagando nell'inchiesta sui ricatti in Abruzzo, Coccia e il suo agente parlarono liberamente della denuncia che sarebbe arrivata da Maiorano per alcuni messaggi comparsi sui social network. L'agente e Coccia, secondo le intercettazioni, inventarono a quel punto un compenso di ventimila euro, che Coccia avrebbe dovuto percepire per fare il testimonial del sito della sua agenzia. I due concordano di sostenere che quel contratto sarebbe andato in fumo a causa della vicenda con Maiorana, così da poterlo querelare per violazione della privacy e anche per danno d'immagine.