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«Rapina di Stato»: valanga di ricorsi e denunce contro l’operazione “Salva Banche”

Ecco i titoli azzerati della Carichieti

Redazione Pdn

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«Rapina di Stato»: valanga di ricorsi e denunce contro l’operazione “Salva Banche”

ABRUZZO. Quello che poteva accadere nel peggiore incubo è diventato da un giorno all’altro realtà. Così centinaia di migliaia di risparmiatori lunedì 23 novembre 2015 si sono visti azzerare i loro conti senza preavviso né informazioni preventive e solo perchè detenevano azioni e obbligazioni che la Banca d’Italia ed il Governo hanno ritenuto dovessero servire per finanziare l’operazione “salva Banche”.

Qualcosa di davvero inedito, di drammaticamente autoritario e violento che finora non si era mai visto e che potrebbe violare una manciata di norme che regolano l’attività bancaria ed il risparmio , una manciata di norme costituzionali fino ad arrivare all’inviolabilità della proprietà privata.

Ci sarà da discutere molto e lo si farà probabilmente prevalentemente nelle aule giudiziarie visto che arrivano da più fronti le denunce penali presentate a diverse procure della Repubblica che mirano a tutelare i vari risparmiatori colpiti dalle norme.

Ma non si tratta di ricorsi facili pur in presenza di un fatto abnorme perché il sistema giudiziario lento e farraginoso non conta precedenti in tema di bail-in (cioè del prelievo forzoso) e nemmeno di questo tipo particolare denominato “bail-over” attuato con il salva banche. Si giocherà probabilmente tuto sul filo dei cavilli giuridici e dei tecnicismi che potrebbero infliggere una ulteriore coltellata ai risparmiatori traditi.

 E forse per questo è stato fin troppo facile parlare di “rapina di Stato” che di fatto anticipa l’introduzione del bail–in dal primo gennaio 2016 per tutti i correntisti che possiedono somme sopra i 100mila euro . Ma in questo caso la magra consolazione sarà che almeno tutti i risparmiatori sono avvertiti e si adegueranno di conseguenza. Non i 130mila azionisti e i quasi 10mila obbligazionisti colpiti con il ”salva banche” che si calcola abbiano perso tutto da un giorno all’altro.

E vedersi azzerate le rendite è stato un colpo per tutti.

 ECCO I TITOLI AZZERATI DELLA CARICHIETI

Fa davvero impressione leggere il provvedimento che, per esempio si riferisce alla Carichieti e dispone la «riduzione integrale delle riserve e del capitale rappresentata da azioni (100milioni di azioni per un controvalore di 80mln di euro ) con conseguente estinzione dei relativi diritti amministrativi e patrimoniali». E’ bastato un tratto di penna per azzerare risparmi di una vita.

TITOLI OGGETTO DI RIDUZIONE
IT0004659477
IT0004659717
IT0004659725
TITOLI SUBORDINATI ESCLUSI DALLA CESSIONE
IT0004556327
IT0004923659
IT0004811573
IT0004824873

IL RISPARMIO E L’AZZARDO

L’Adusbef e la Federconsumatori però mettono in rilievo le gravi responsabilità delle banche di aver venduto forme di risparmio particolarmente rischiose e spesso senza le dovute informazioni.

Un investimento rischioso quantificato in 800 mln di euro.

«Come ci sono finiti i titoli subordinati nelle tasche degli investitori individuali?», si domandano Elio Lannutti e Rosario Trefiletti, «i titoli subordinati sono strumenti complessi ad elevatissimo rischio, spesso difficili da inquadrare, le cui caratteristiche tecniche esplicitate nei  prospetti di emissione o in altri documenti, spesso scritti in inglese e con una terminologia che fa riferimento al diritto civile ed alla normativa bancaria, con  l’esercizio delle clausole di rimborso anticipato e, nel caso dei soli bond Tier 3, il rimborso del capitale alla scadenza finale specificamente approvati dalla banca centrale da cui dipende l’emittente, non consente neanche ai più avveduti di valutare, perfino dalla documentazione, il reale rischio a cui ci si espone e le effettive caratteristiche dell’obbligazione, che possono essere diverse da quelle ipotizzate sulla base di informazioni sommarie. In particolare, il rischio di credito è elevatissimo per le obbligazioni di tipo Tier 1 e per alcuni Upper Tier 2, che possono prevedere la cancellazione delle cedole e di parte del capitale, senza che si debba giungere ad una vera e propria insolvenza dell’emittente,  mentre è cresciuto a dismisura il cosiddetto “extension risk”, l’incertezza sull’effettiva scadenza dell’investimento, specialmente per gli strumenti  emessi senza una vera e propria scadenza (molti UT2 e tutti i T1), senza poter stimare così il rendimento dell’investimento, dal momento che non si conosce con certezza la sua scadenza, mentre l’investitore in un titolo Tier 1, deve essere consapevole di fare un investimento di lungo termine, molto simile ad un investimento azionario azzardato».

LA LISTA DEI RISCHI: TUTTI MENO UNO

Nei titoli venduti dalla Carichieti i rischi erano spiegati in oltre 10 pagine del prospetto base e già alla quarta riga in grassetto si leggeva

«L’investimento nelle obbligazioni subordinate comporta per l’investitore il rischio che, in caso di liquidazione dell’Emittente, la massa fallimentare riesca a soddisfare soltanto i crediti privilegiati rispetto alle obbligazioni e che, pertanto, lo stesso possa conseguire a scadenza perdite in conto capitale di entità più elevate rispetto ai titoli di debito antergati alle obbligazioni. Queste ultime, in caso di default, presentano infatti rendimenti più negativi di un titolo obbligazionario senior dello stesso Emittente avente pari durata».

Seguivano poi tutte le tipologie di rischio economico, finanziario, di mercato, di liquidità, operativo, legate al fallimento o a cause giudiziarie.

Una lettura che non mette affatto voglia di acquistare titoli del genere se non si ha un cuore forte ed una gran voglia speculativa.

Sta di fatto che il problema principale potrebbe risiedere proprio nel fatto che nel lunghissimo elenco dei rischi mancava proprio quello che è stato causa del problema: un provvedimento governativo improvviso e “d’urgenza”.

ALLA CARICA: DOPO LA CARTA STRACCIA QUELLA BOLLATA

E Come detto sono molte le associazioni che si stanno mobilitando perché secondo diversi giuristi ci sarebbero buoni margini di vittoria proprio per l’abnormità del provvedimento i violazione delle principali norme di salvaguardia del credito e del consumatore.

«Sia azionisti che possessori di obbligazioni non ordinarie potrebbero trovare tutela, - chiarisce Antonio Artese, Presidente Provinciale di Confconsumatori - facendo valere i mezzi utilizzati dai risparmiatori contro le banche, con l’unica precisazione che gli azionisti devono essere non meri sottoscrittori, ma acquirenti di un titolo già emesso. L’art. 1 del decreto “Salva Banche” (d.l. n. 183/14) prevede che alle c.d. nuove banche possano essere trasferiti azioni, partecipazioni, diritti, nonché attività e passività delle vecchie banche ai sensi dell’art. 43 d.lgs. n. 180/15. Essendo ciò stato fatto dal Ministero del Tesoro per tutte le quattro banche, anche azionisti e obbligazionisti potranno trovare tutela».

Occorre per valutare caso per caso la modalità di vendita adottata dalla Banca; spesso si tratta di strumenti finanziari complessi che non avrebbero dovuto essere venduti a piccoli risparmiatori. Oltretutto il “piazzamento” di tali titoli doveva essere preceduto da uno specifica informativa sull’elevato rischio dell’investimento, in assenza della quale è possibile contestare la validità dell’acquisto.

Ora sta alle procure e alla loro “potenza di fuoco” regolarsi di conseguenza e valutare se davvero non ci si trovi di fronte ad una vera azione di governo illegale.

 IL PD FIERO PER AVER SALVATO I POSTI DI LAVORO

 Della vicenda ormai se ne parla sempre meno ed il Pd, il partito di Matteo Renzi, cerca di arginare come può l’ondata di pesante malumore spiegando che il provvedimento era dovuto e non più rinviabile e che alla fine si sono salvati posti di lavoro. Bisognerebbe aggiungere che è anche vero che le banche commissariate sono state male amministrate da amministratori che invece non pagheranno un euro per i loro errori.

«Comprendiamo perfettamente – dice Francesco Comi, segretario del Pd Marche, Dario Parrini (Toscana), Paolo Calvano (E-R), e Marco Rapino (Abruzzo) - lo sconcerto delle famiglie che hanno perso risparmi accumulati con anni di lavoro e di sacrifici e che oggi vivono un vero e proprio dramma. Non possiamo invece né comprendere né accettare il capovolgimento sistematico della realtà portato avanti da più parti a fini di lotta politica o di pura disinformazione da chi ha unicamente interesse ad alzare polveroni per nascondere la verità. Non è al Governo infatti che si può imputare il fatto che tanti risparmiatori hanno acquistato titoli oggettivamente rischiosi, in buona fede, convinti che rischiosi non fossero. Ciò doverosamente chiarito, crediamo che quella di un'azione giudiziaria, anche tramite le associazioni dei consumatori, sia una strada che deve essere percorsa. I nostri rappresentanti in Parlamento - conclude il Pd -sono già al lavoro allo scopo di verificare se esistano, in sede di conversione parlamentare del decreto, margini giuridicamente sostenibili per fare dei cambiamenti positivi».